Theosophical University Press Online Edition

Selected articles from Studies in Occult Philosophy by G. de Purucker


Studi sulla Filosofia Occulta 

di G. de Purucker 


Prima Edizione copyright © 1945 by Theosophical University Press; copyright rinnovasto 1973 dalla Theosophical University Press. Traduzione italiana © Nicola Fiore 2017. Quest'edizione può essere scaricata gratuitamente per uso personale. Nessuna parte può essere riprodotta senza chiedere il permesso alla Theosophical University Press.


CONTENUTI

Indice: Studi sulla "Dottrina Segreta"

Gli Insuccessi delle Ronde Precedenti
L'Incarnazione dei Sette Supremi
La Nascita dei Figli della Saggezza
Il Grande Sacrificio
Sfere d'Attesa
Asura e Sura
Le Sette Umanità Embrionali
Mānasaputra, Pitṛi Lunari, Monadi Animali . . .
Le Forze dell'Universo


Indice: Studi sulle "Lettere dei Mahatma"

Tsong-Kha-Pa e gli Spiriti Planetari
Cenni sulla Storia delle Razze Radice
Insuccessi Spirituali
Corrispondenze nelle Ronde
L'Uno Diventa i Molti
Sedimentazione sulla Nostra Terra
I Globi Portatori di Uomini
Tutte le Cose Contribuiscono a Tutte le Cose

I Processi dopo la Morte
"La Torre del Pensiero Infinito"
È Necessario Sperimentare il Male?
Avalokiteśvara — La Presenza Divina
Elementali ed Elementari . . .

I Kāma-Rūpa — Il Loro Futuro
La Morte di un Sole
Caldo e Freddo su Giove . . .
Comete e Meteore

Chi sono i Śisṭha?
Differenze nella Seconda Ronda
I 777 Incorporamenti
La Costruzione dei Globi
Il Devachan e I Sette Principi

 La Luce dall'Oriente
Gli Ultimi Momenti Prima e Dopo la Morte
I Manvantara, I Kalpa. . .
La Natura del Principio Buddhico


Studi sulla "Dottrina Segreta"

Dissertazioni della Loggia del Quartier Generale

[le pagine citate si riferiscono all'edizione originale in Inglese della D.S.]

Gli Insuccessi delle Ronde Precedenti
(Failures of Previous Rounds)

Abbiamo un brano da una lettera di un Maestro che si riferisce direttamente a questi Angeli incarnati, dove si dice: "Ora, esistono, e devono esistere, insuccessi nelle Razze eteree delle molte classi di Dhyāni-Chohan, o Deva (entità progredite di un periodo planetario precedente), così come tra gli uomini. Tuttavia, questi insuccessi, essendo troppo progrediti e spirituali perché si possa rigettarli dallo stato Dhyāni-Chohanico nel vortice di una nuova evoluzione primordiale attraverso tutti i regni inferiori, ecco che cosa succede. Dove si deve evolvere un nuovo Sistema Solare, questi Dhyāni-Chohan si portano "alla testa" degli Elementali (Entità . . . che devono svilupparsi in umanità in un tempo futuro) e rimangono come forze spirituali latenti o inattive nell'Aura di un mondo nascente . . . finché è raggiunto lo stadio dell'evoluzione umana. . . . Allora essi diventano una forza attiva e si mescolano con gli Elementali, sviluppare a poco a poco il tipo completo di umanità." Il che significa svilupparsi nell'uomo, e dotarlo della sua mente autocosciente o Manas. — La Dottrina Segreta, II, 232-3, nota a piè di pagina.

Parecchi dei nostri studenti sono rimasti perplessi per questa nota a piè di pagina scritta da H. P. Blavatsky nel Volume II della Dottrina Segreta, che cita una lettera del Maestro pubblicata a proposito nelle Lettere dei Mahatma ad A. P. Sinnett, p. 87. Non ho La Dottrina Segreta davanti a me, ma il Maestro afferma che nei periodi primordiali dell'evoluzione planetaria e umana, dell'evoluzione dei globi di una catena planetaria, le entità spirituali superiori vennero sulla nostra terra prima o contemporaneamente ai regni elementali, e rimasero nell' "atmosfera" del centro laya dal quale allora si stava formando la catena terrestre, costituendo un'aura di guida passiva spirituale e intellettuale; secondo quel piano, quando in seguito gli elementali vennero, costruirono le fondamenta della terra, delle sue parti inferiori. E quando poi ritornarono, in un periodo molto successivo, questi esseri spirituali che i Maestri chiamano "insuccessi" per una ragione molto valida, quando venne il loro tempo e i veicoli "umani" si erano abbastanza evoluti, allora essi entrarono in questi veicoli umani già pronti, s'incarnarono, e li dotarono della mente.

Domanda: Chi e quali sono questi insuccessi di cui parla il Maestro?

La mia spiegazione ne ha già data la chiave, credo. Sono entità provenienti da un precedente reincorporamento della catena, cioè quella che ora chiameremmo la catena lunare, entità che molto prima che la catena lunare fosse pervenuta al suo termine, alla sua conclusione evolutiva, avevano raggiunto le condizioni, lo stato di Nirvāṇici, Jīvanmukta inferiori, se capite questi termini tecnici.

Ma poiché questi esseri umani nella catena lunare, molto prima che la catena lunare avesse raggiunto il suo termine evolutivo, avevano ottenuto il potere di entrare nel nirvāṇa, essi entrarono nel nirvāṇa quando la catena lunare aveva concluso il suo manvantara, e vi rimasero fino a quando il loro nirvāṇa ebbe fine; e allora, proprio perché non erano abbastanza forti nello spirito e nell'intelletto per ottenere un nirvāṇa superiore a quello che avevano raggiunto, in altre parole, poiché non erano "pukka," cioè Jīvanmukta perfetti, monadi spirituali liberate che vagavano negli spazi, e non avevano quindi ottenuto quello stato superiore o relativamente superiore — il karma li obbligò ad assumere il ruolo di architetti del mondo. Quindi, erano "insuccessi" perché non avevano raggiunto quel piano superiore nel nirvāṇa. Per noi, sarebbero grandi geni spirituali. Ma furono insuccessi, nel senso superiore che non erano diventati dèi pienamente sbocciati. Avevano terminato il loro nirvāṇa prima che la catena terrestre, figlia della catena lunare, venisse in esistenza; rimasero nelle solitudini ākāśiche, se vogliamo chiamarle così, nei regni della luce astrale superiore, o meglio, nell'anima mundi, come nature spirituali passive, prima che la catena terrestre si riformasse, prima che la monade della terra discendesse su questi piani e raccogliesse intorno a sé la polvere cosmica formando la nostra catena. Rimasero lì come un'influenza spirituale e intellettuale passiva, un'atmosfera che dirigeva il lavoro degli altri costruttori inferiori, affinché potesse essere fatto e perfezionato il lavoro dei Costruttori sotto la guida di questi "Architetti" — gli Architetti che dirigevano i Costruttori, ingegneri che supervisionavano il lavoro degli operai.

Chi sono, quindi? Jīvanmukta di un grado inferiore? Si. Mānasaputra? Se vogliamo, si. E rimasero in quello stato passivo perché non era ancora venuto il tempo di lavorare definitivamente sui piani inferiori. Il divario tra il loro stato relativamente elevato e le gamme della materia grossolana era troppo grande. Dovevano essere costruiti i gradini intermedi. Così rimasero come un gruppo mentale che adombrava, schiere di grande potere spirituale e intellettuale, passivi per quanto li riguardava; ma poiché la loro natura era conoscenza spirituale e intellettuale, diffondevano luce, intelletto e vita intorno a loro, come fa il sole su tutto ciò che è qui in basso.

Vennero per primi. Poi, quasi contemporaneamente, vennero gli elementali, tutti i regni degli elementali, e questi ultimi iniziarono a costruire nell'"atmosfera" menzionata prima, che guidava il lavoro di questi elementali, proprio come l'atmosfera di un leader esperto sarà percepita e sarà di guida agli altri uomini, anche se loro non sentono mai il peso della sua mano, leggera e tuttavia più forte dell'acciaio nel tenere insieme, nell'unificare. Chiamatela volontà, volontà spirituale se volete. È così che gli dèi e i semidèi lavorano. I creatori, i produttori di quest' "atmosfera" erano Mānasaputra.

Venne poi il tempo in cui gli elementali e i regni inferiori, o classi di monadi, avevano costruito nei limiti del loro potere, e di conseguenza il veicolo umano, a metà della Terza Razza Radice, era relativamente pronto. Il sistema nervoso e la struttura fisica com'erano allora, anche se meno raffinati e perfezionati rispetto a oggi, nondimeno erano già pronti a diventare veicoli efficienti della luce intellettuale interiore. Allora queste entità spirituali e intellettuali che erano in attesa videro la loro possibilità. Alcune di esse s'incarnarono in quei corpi umani, che allora furono dotati di mente da queste entità incarnate. Coloro che s'incarnarono erano quella classe di Mānasaputra che per primi entrarono nei corpi e diedero loro la luce. Allora ebbero origine gli uomini pensanti, che furono i più grandi della razza umana e che si sono reincarnati fin da allora, di era in era, come i grandi geni della storia umana, quei nomi grandi e gloriosi come i Buddha, i Cristi, i geni meravigliosi che fecero la storia delle epoche passate.

Il tempo passò, e altri Mānasaputra in attesa che non s'erano incarnati, che dapprima avevano realmente rifiutato perché non erano abbastanza forti — questo secondo gruppo di Mānasaputra donatori della mente s'incarnò nei corpi umani. E successivamente s'incarnò l'ultima classe dei Mānasaputra. La seconda classe di queste Menti incarnate divenne la maggioranza dell'umanità, noi stessi. La terza classe attese a lungo prima d'incarnarsi, e comprendeva quella che oggi è la parte più bassa dell'umanità, i selvaggi e i barbari come gli abitanti delle Isole Andamane, i Boscimani e qualcuna delle tribù montane degenerate in diverse zone della terra.

Allora la porta del regno umano si chiuse perché il fondo, il punto evolutivo più basso della Quarta Razza era stato raggiunto e oltrepassato. Gli animali non erano ancora pronti a ricevere le Monadi incarnanti della Mente, e non sono pronti nemmeno oggi. Riceveranno la mente in questa maniera nel prossimo manvantara, cioè il prossimo incorporamento della nostra catena.

Ritornando al nostro precedente concetto che ci ha portato in questi affascinanti sentieri di studio, gli "insuccessi" menzionati dal Maestro sono ciò che abbiamo descritto, le varie classi di Kumāra, o meglio, di Agniswatta e Mānasaputra. Essi, questi "insuccessi," in epoche posteriori divennero quelli che ora sono i grandi Mahātma, incluse naturalmente le entità gloriose come i Buddha e i geni dello spirito e dell'intelletto che hanno illuminato la storia umana, i cui nomi sono familiari in ogni terra civile. Molti dei nomi di quelli vissuti nella preistoria sono andati perduti, ma ne conosciamo qualcuno.

E notate, questo dimostra quanto siamo ancora vicini al fondo dell'Arco Discendente, quanto abbiamo perduto di ciò che abbiamo imparato, conosciuto e sperimentato non solo in altre Razze Radice ma in altre Ronde. Noi umani siamo qui, con la nostra luce più nobile quasi oscurata, ricercatori della verità affamati di luce; e questi esseri sono ancora dentro di noi; essi sono noi, e cercano sempre di darci quello che hanno, che noi ribelli rifiutiamo, attratti dai piaceri carnali della materia, della terra; e tuttavia, benché attratti, siamo sdegnati per quest'attrazione, ci ribelliamo, ci sforziamo. Ci volgiamo verso l'alto, verso la luce, ogni volta che il cuore è dolente. Questa è la nostra vita. E in ogni essere umano dimorano un semidio e una semibestia; attraverso l'evoluzione, questo povero essere di carne s'innalza sempre più in alto, perché possa ricevere un giorno la luce, la luce benedetta, la luce gloriosa che abbiamo ricevuto e che abbiamo dimenticato.

Non c'è da meravigliarsi che il Maestro parli di questi esseri spirituali, che sono le nostre parti interiori, come di angeli caduti, dèi che sono caduti, che sono precipitati dalle loro azzurre dimore — e non è semplice poesia — le dimore dello splendore intellettuale, dai loro antichi troni, caduti dalla gloria aurea dei Figli della Luce.

Quando guardo i miei compagni umani non vedo più i loro volti spesso lacerati dal dolore, affamati di luce. Ma vedo la grande fiamma interiore, la divinità in ogni essere umano, dèi incarnati. È una tragedia che viviamo qui in questa nostra parte semi-animale, sciupando interi eoni perché non andiamo più in alto.

Solo un'ultima parola. Notate come la Natura modella meravigliosamente le sue opere. Anche se abbiamo perduto la memoria di quello che è il nostro bene innato, del dio-uomo in noi, dèi erranti immersi nella materia, e abbiamo dimenticato la nostra divinità interiore, tuttavia stiamo aiutando ad elevare la nostra parte inferiore, la nostra parte umana che abbiamo appena menzionato, la nostra parte semi-animale, che un giorno diventerà non più semi-animale ma realmente umana, realmente umana; e noi, la parte umana dentro di noi, allora saremo ridiventati gli dèi che già siamo intimamente. Ricordate il detto delle Scritture Cristiane: Non sapete che voi siete dèi, e che lo spirito dell'Altissimo dimora in voi?

 

L'Incarnazione dei Sette Supremi
(The Incarnation of the Highest Seven)

NeNell'antico Simbolismo si supponeva sempre che fosse il sole (inteso come Sole Spirituale, non quello visibile) ad inviare i principali Salvatori e Avatar, e questo spiega il legame tra i Buddha, gli Avatar, e tante altre incarnazioni dei SETTE Supremi. — La Dottrina Segreta;, I, 638

Quando H.P.B. parlava delle "incarnazioni dei SETTE supremi," non intendeva l'incorporamento di qualcuno dei Sette, ma le incarnazioni o incorporamenti dei raggi provenienti da loro, e questo è il sottofondo dell'insegnamento buddhista: che i veri e genuini Buddha viventi del Tibet erano incorporamenti di Avalokiteśvara o di Amitābha, due tra i più elevati dei Sette. Non significa che questi spiriti cosmici, divinità, dèi, discendessero nella loro pienezza in un essere umano; solo un raggio con questo o quello svabhāva, cioè l' individualità caratteristica, adombra, o meglio, illumina intensamente, e alla fine s'incorpora in uno di questi Buddha viventi o Avatāra; e in verità è proprio quello che fa il vero Avatāra.

Il "supremo dei Sette" si riferisce alla gerarchia più alta del nostro sistema solare, o meglio, per essere molto tecnici, del nostro Sistema Solare Universale — una frase piuttosto tecnica. Non significa tutti i sistemi solari nell'universo galattico. Ha completamente un altro significato, ma questa è un'altra storia in cui non mi posso intromettere ora.

Un altro modo per descrivere i Sette supremi sarebbe quello di definirli i sette Logos principali del nostro Sole; o anche i sette principali Reggenti o Governatori Planetari dei sette Pianeti sacri, che sono effettivamente Logoi solari o emanazioni del nostro Sole, essendo ognuna di queste catene planetarie, o pianeti, la sua dimora, la sua casa, la sua abitazione, il suo punto centrale — tutti termini che significano praticamente la stessa cosa. È da una o da un'altra di queste sette divinità principali nel nostro sistema solare che si è tramandata la lunga linea di Avatāra e, in verità, in un altro senso, di tutti i Buddha; e anche di ogni insolito grande uomo spirituale — notate che il termine "spirituale" che la razza umana ha creato tra i suoi figli è stato, in grado più o meno maggiore o minore, un incorporamento o un'incarnazione, una vera incarnazione, di un raggio di uno o di un altro di questi sette principali Logoi Solari. Gesù era uno di essi, ed è per questo che disse: Io e mio Padre [cioè la Sorgente, il Logos, o il Logos del Sole stesso] siamo uno.

I nomi di questi Logoi li troverete negli scritti hindu. Se conoscere semplicemente i nomi vi aiuterà, Sushumṇa è uno; Samnatta è un altro.

Riguardo al Sole, i sette raggi, si è visto abbastanza chiaramente che l'energia solare è sottostante a tutte quelle iniziazioni e alla grandezza quando appare negli uomini. Da qui deriva il vecchio detto occulto da me citato così spesso, che uno degli appellativi dell'adepto quando egli è stato appena iniziato era ed è: "rivestito di Sole"! Ora capite il significato. In quel momento l'anima del sole, il potere solare, brilla intorno a lui e lo riveste di splendore solare, cosicché il corpo è effettivamente splendente. È pieno di gloria. L'uomo è così glorificato: 'Eli 'eli, lamah shabaḥtani: O mio Dio, come mi hai glorificato!

In un'antica opera astronomica hindu, chiamata il Sūrya-Siddhānta, che citiamo spesso, nell'introduzione iniziale a questo lavoro notevolmente profondo e interessante, è affermato che il Sūrya-Siddhānta fu dettato dal Sole al grande astronomo Atlantideo Asuramaya. Ora, vediamone il senso: non significa che il Sole venisse dal cielo in una stanza e dettasse con una mente apparentemente umana, ma che la gloria solare in quell'adepto guidò, illuminò il cervello dell'uomo, cosicché questa magnifica opera astronomica fu uno dei prodotti della mente di Asuramaya. Ricorderete che nella Dottrina Segreta H.P.B. definisce spesso Asuramaya come un Atlantideo, e tale egli era; ma era anche Ariano, perché è vissuto proprio quando la razza Atlantidea stava terminando il suo Kali-yuga e la razza Ariana stava appena iniziando il suo Kṛita-yuga, e questo colloca la data del Sūrya-Siddhānta a un determinato numero di anni: 1.200.000 più 864.000, più — poiché ora siamo all'inizio del Kali-yuga — 5000. Quindi, il Sūrya-Siddhānta è vecchio di 2.069.000 anni. Ma il mio punto principale è che nel Sūrya-Siddhānta si afferma che Asuramaya, adorando il Sole — nel senso che egli innalzava la sua natura spiritualmente e intellettualmente al raggio solare di cui era un'incarnazione — di conseguenza era erudito dal Sole, dalla divinità solare in lui, su alcuni dei segreti astronomici del nostro universo solare. Il Sūrya-Siddhānta ne fu il risultato.

 

La Nascita dei Figli della Saggezza
(The Birth of the Sons of Wisdom)

Questa Terza Razza a volte è chiamata collettivamente "I Figli dello Yoga Passivo," cioè che fu prodotta inconsciamente dalla Seconda Razza che, essendo intellettualmente inattiva, si suppone sia stata costantemente immersa in un tipo di contemplazione vuota o astratta, com'è richiesto dallo stato dello Yoga. Nella parte primordiale dell'esistenza di questa terza razza, mentre era ancora in una condizione di purezza, i "Figli della Saggezza" che, come vedremo, s'incarnarono in questa terza razza, produssero mediante Kriyāśakti una progenie chiamata i "Figli di Ad" o "della Bruma di Fuoco," i "Figli della Volontà e dello Yoga," ecc. Erano una creazione cosciente, perché una parte della razza era già animata dalla scintilla divina dell'intelligenza spirituale superiore. Non era una Razza, questa progenie. All'inizio era un Essere meraviglioso chiamato l' "Iniziatore," e dopo di lui un gruppo di esseri semidivini e semiumani. "Messi da parte" nella genesi arcaica per determinati scopi, sono coloro in cui si dice che si siano incarnati i Dhyāni più elevati, "Muni e Rishi da Manvantara precedenti" — per formare il vivaio dei futuri adepti umani su questa terra e durante l'attuale ciclo. Questi "Figli della Volontà e dello Yoga" nati, per così dire, in modo immacolato, rimasero, è spiegato, completamente appartati dal resto dell'umanità.
L' "Essere" al quale ho appena fatto riferimento, che deve rimanere senza nome, è l'Albero da cui, nelle ere successive, si sono diramati tutti i grandi Saggi e Ierofanti storicamente conosciuti, come il Rishi Kapila, Hermes, Enoch, Orfeo, ecc. Come uomo oggettivo, egli è il misterioso (per il profano — il sempre invisibile) e tuttavia onnipresente Personaggio sul quale in Occidente abbondano le leggende, specialmente tra gli occultisti e gli studiosi della Sacra Scienza. È colui che cambia forma, e tuttavia rimane sempre lo stesso. Ed è ancora lui che influenza gli Adepti iniziati inin tutto il mondo. Come abbiamo detto, è "L' Essere Senza Nome," che ha tanti nomi, e i cui nomi e la cui natura sono ancora sconosciuti. Egli è "l'Iniziatore," chiamato il "grande sacrificio." Sedendo sulla soglia della Luce, guarda in essa dall'interno del cerchio delle Tenebre che non attraverserà; né abbandonerà il suo posto fino all'ultimo giorno di questo ciclo di vita. Perché il Guardiano Solitario rimane al posto che lui stesso ha scelto? Perché è seduto alla fontana della Saggezza primordiale, dalla quale non beve più perché non ha più nulla da imparare che sappia già — né su questa Terra né in cielo? Perché i pellegrini solitari, dai piedi laceri, sulla via del ritorno alla loro casa non sono mai sicuri fino all'ultimo momento di non perdere la loro strada in questo deserto illimitato d'illusione e materia chiamato la vita terrestre. Perché egli mostrerebbe volentieri la via per quella regione di libertà e luce, dalla quale egli stesso è un esule volontario, a ogni prigioniero che sia riuscito a liberarsi dai legami della carne e dell'illusione. Perché, in breve, egli si è sacrificato per il bene dell'umanità, sebbene solo pochi Eletti possano avvantaggiarsi del grande sacrificio.
Fu sotto la guida diretta e silenziosa di questo Maha — grande — Guru, che tutti gli altri Insegnanti e istruttori meno divini dell'umanità diventarono, dal primo risveglio della coscienza umana, le guide dell'Umanità primitiva. È attraverso questi "Figli di Dio" che l'umanità infante apprese le prime nozioni di tutte le arti e scienze, come pure della conoscenza spirituale; e sono loro che hanno posto la prima pietra di quelle antiche civiltà che rendono molto perplessa la nostra moderna generazione di studenti e allievi. — La Dottrina Segreta, I, 207-8

Il sublime passaggio nel Vol, I, p. 207, della Dottrina Segreta, che si riferisce alla nascita dei Figli della Saggezza e al Meraviglioso Essere, il Guardiano Silenzioso, è stato soggetto a molte speculazioni, dibattiti, e anche a cattive interpretazioni. In questo fatto è coinvolto uno dei concetti occulti più sottili: l'unità nella molteplicità. Cercherò di darne una spiegazione.

Un singolo umano semidivino è il capo, il Gerarca; e quelli dietro di lui gli sono così strettamente legati karmicamente, spiritualmente, ecc., che per lui sono come degli alter ego, sono come gli organi o gli arti per un uomo. Ecco perché a volte si parla del Guardiano Silenzioso, o anche della Scuola Suprema o Corpo Occulto, lo stadio umano più elevato sul pianeta; e rimarrà così finché l'onda di vita avrà lasciato questo pianeta per il Globo E. I Śishṭa saranno lasciati indietro, naturalmente; e furono i Śishṭa della Terza Ronda che divennero questo Guardiano Silenzioso, uomo semidivino, e la Scuola, quando la nostra Ronda si aprì su questo Globo. È a questo complesso d'idee che allude H.P.B. nel passaggio riportato.

Da questa meravigliosa Gerarchia del Gerarca originale, in seguito, in un'era successiva durante la Terza Razza Radice, sorsero, nacquero le prime Scuole Occulte regolarmente formate per insegnare e allenare, addestrare gli individui pronti all'adeptato. L'Essere Meraviglioso è un Gerarca della Gerarchia, ed è la Gerarchia stessa, la cui simbiosi spirituale e intellettuale è così stretta tra questi due, che spesso sono definiti come uno — H.P.B. lo dice in questo passaggio della D. S. — una tale Gerarchia del Gerarca venne effettivamente in esistenza come una struttura cooperante o un'unità multiforme nella prima vera Razza di questa Ronda sul nostro Globo; e il suo seme, com'è affermato sopra, furono i sistha dei componenti più altamente umanizzati nella nostra onda di vita, lasciati su questo globo quando l'onda di vita durante la Terza Ronda passò oltre . Quando questi Śishṭa percepirono il nuovo arrivo dell'onda di vita che s'avvicinava al Globo D durante questa Quarta Ronda, allora, per così dire, si radunarono, si prepararono in un'unità e formarono la Gerarchia preparatoria per i nuovi incrementi in arrivo per loro con l'onda di vita umana.  

Tutto il soggetto è molto complicato, molto mistico, ed è completamente all'opposto dei concetti occidentali, e all'inizio sembra difficile da comprendere. Ma una volta compreso, ci si chiede com'è potuto essere stato frainteso, e ci si chiede anche com'è potuto passare inosservato.

Non dovremmo dimenticare che quando si parla di esseri di questo tipo intendo coloro che compongono la Gerarchia del Gerarca, uno negli altri, e gli altri in uno, e il nome generico solo a titolo descrittivo di tutti tali esseri è i Dhyāni, o Dhyāni-Chohan. Dhyāni forse è più generico, e Dhyāni-Chohan dovrebbe essere usato più per i capi tra i Chohan. Chohan significa capo o signore, o guida. Effettivamente questa Gerarchia del Gerarca è formata dagli esseri umani più spirituali, più elevati e più evoluti, che appartengono alla nostra onda di vita, costituiti in un'unità, e, in verità, in procinto di un permanente stato di Dhyāni, di Dhyāni-Chohan; ma, sul principio dei Buddha di Compassione, rifiutano di avanzare finché quelli che sono dietro di loro, in altre parole tutti quegli ego umani meno evoluti, abbiano ricevuto ogni aiuto possibile da questi esseri avanzati. Di conseguenza, la Gerarchia visualizzata come un Gerarca, cioè la Gerarchia vista, in questo caso, come un'unità attraverso il suo Gerarca, è chiamata il Guardiano Silenzioso, l'Essere Meraviglioso, ecc.

È molto simile al Logos Cosmico. Molti studenti si sono confusi perché il Logos Cosmico è definito a volte come un individuo o un'unità, e altre volte come un vasto corpo di monadi raggruppate insieme in un'unità, una Gerarchia. Il principio è lo stesso. Nel caso dei Manu sorge una questione simile. Considerati come unità essi sono uno, come il Logos e l'Essere Meraviglioso sono, in questi casi, considerati uno. Ma considerati distributivamente o, in altre parole, guardando le unità unificate o raggruppate constatiamo che è come una gerarchia in tutti i tre casi.

L'idea forse può diventare più chiara pensando al corpo umano. Possiamo guardarlo come un'unità, e definirlo come tale. Ma poi, riflettendo, vediamo che il corpo fisico è costruito da incalcolabili moltitudini di atomi di vita, anche di comuni molecole e cellule fisiche; e quando esaminiamo il corpo così distributivamente e riconosciamo la sua unità e coesione come una sola unità possiamo chiamarlo una gerarchia.

 

Il Grande Sacrificio
(The Great Sacrifice)

Ricordate? Nel primo volume [I, 207] della Dottrina Segreta di H.P.B., c'è un mirabile passaggio che ha per soggetto il Grande Sacrificio, come lei lo chiama, l'Iniziatore, colui che attraverso l'evoluzione, molto tempo dopo che è stata pienamente realizzata, ha raggiunto quasi il limite estremo della conoscenza nei riguardi della nostra Gerarchia, la nostra sfera di vita; ma non solo siede al cuore ma, per così dire, al margine della luce più grande, della vita più grande e della saggezza più grande, di una gerarchia ancora più completa, e rifiuta di oltrepassare la luce, perché attende di servire, come ispiratore e guida, quei molti milioni di pellegrini meno avanzati che gli stanno dietro. Lì il Grande Sacrificio si ferma nel suo compito che egli stesso si è imposto, non avanza oltre. L'amore divino nel cuore di questo essere prodigioso non gli permetterà di andare oltre, nell'infinita pace, finché quei pellegrini dai piedi laceri saranno stati portati nella sua pace e nella sua saggezza.

Chi è quest'Iniziatore? Chi è questo Grande Sacrificio? Chi è questo Guardiano Silenzioso? Per favore, ascoltate con riverenza. Ere fa, quando la razza umana su questo pianeta durante l'attuale Quarta Ronda era ancora giovane, la mente non si era ancora incorporata nella prima parte della Terza Razza Radice, che allora era intellettualmente priva di senso, per cui l'uomo era scarsamente psichico, totalmente istintivo, ma non ancora intellettuale né autocosciente come noi intendiamo questi termini. Tuttavia c'erano pochi in cui i bagliori della mente lampeggiavano luminosi, i più progrediti della razza umana, che erano stati intellettualmente illuminati prima della maggior parte della razza dalle discese dei Mānasaputra. Anche nella prima parte della Terza Razza Radice erano esseri umani intellettuali e spirituali pienamente autocoscienti; e tutto il resto dell'umanità era immersa nella terra del sogno, per così dire, senza alcuna attività intellettuale; proprio come la mente di un bambino piccolo è nella terra del sogno, diventando man mano intellettualizzata quando egli si avvia all'età adulta, ma non ancora. Come un bambino piccolo non è intellettuale, vive nella terra del sogno, pieno d'attività psichica, pieno di una certa sensibilità psichica, completamente istintivo. La mente non si è ancora manifestata, sta appena cominciando a farlo. E così era la maggioranza dell'umanità nella prima parte della Terza Razza Radice. Naturalmente, erano cresciuti, diventati adulti. Quando uso il paragone con un bambino piccolo non intendo che fossero bambini piccoli. Erano adulti completamente cresciuti; ma per quello che riguardava la mente, erano spiritualmente e intellettualmente come sono i bambini piccoli. Non pensavano ancora. Ad esempio, i problemi della scienza, della filosofia, della religione, e anche della politica, della letteratura, tutte le grandi cose, tutti i grandi pensieri che riempiono la mente degli uomini pensanti di oggi, per i bambini piccoli non esistono ancora.

Così era in questa prima parte della Terza Razza; ma quei pochi, in cui i bagliori dell'intelletto avevano già cominciare a lampeggiare luminosi, si unirono e formarono un gruppo, una fratellanza di guide umane. Ma era necessario ancora un qualcosa, era necessario un qualcosa da una sfera ancora più elevata per la salvezza completa di tutta l'umanità, per la salvezza completa di quelle poche anime, come pure della grande moltitudine degli esseri umani non ancora dotati d'intelletto. Così questi pochi tennero concilio, guardarono in se stessi e cercarono la luce interiore. Come può essere espresso questo mistero? Unendo il loro potere di volontà e la loro immaginazione, questi esseri eterei, mediante Kriyāśakti, mediante il loro potere spirituale e la loro immaginazione, stabilirono un contatto con la divinità che attendeva, che attendeva karmicamente, la divinità destinata a questo globo, e fornirono il veicolo fisico per l'incorporamento di questa divinità in attesa, un vero Avatāra di tipo particolare. Mediante Kriyāśakti questo gruppo relativamente piccolo di uomini in cui la fiamma e la luce della mente già ardevano luminosamente, si unì, ed essi crearono, se volete, produssero con la loro vitalità, la loro volontà e la loro immaginazione, il veicolo. Ed ecco che fu creato il legame con il Dhyāni-Chohan in attesa, e che era davanti ai loro occhi!

All'inizio era un Essere Meraviglioso, un vero dio che divenne il loro capo e leader, il loro ispiratore e guida; e, con l'insegnamento, l'ispirazione e, se preferite, con la magia, prepararono la via per la discesa generale dei Mānasaputra incorporati nei veicoli umani senza senso delle masse di uomini evolutivamente arretrati. E dopo di lui, e in un periodo relativamente breve, quest'Essere Meraviglioso che era diventato così l'Iniziatore, aiutato da quegli altri in cui la fiamma della mente ardeva luminosamente, portarono in esistenza altre discese simili, e per i loro grandi poteri spirituali furono chiamati i Figli della Volontà e dello Yoga. Pensate che cosa significa: i Figli del potere della Volontà e dell'Immaginazione, corpi forniti mediante Kriyāśakti per manifestare l'influsso celeste; e questo fu il germe di tutte le successive rivelazioni agli uomini. Questo gruppo diventò la prima Scuola dei Misteri. Esiste ancora, compagni; e questo Essere, l'Iniziatore, è il Capo Supremo di tutti gli occultisti in ogni epoca. Egli è stato conosciuto in tutti i paesi. È stato invocato e cercato in ogni paese della terra e in ogni epoca. Gli sono stati dati diversi nomi, egli cambia forma di volta in volta, come richiede l'evoluzione. Questo Essere Meraviglioso rimane ancora il Capo Supremo.

Penso di aver detto abbastanza, compagni. I punti principali sono questi: l'Essere Meraviglioso fu portato in oggettività su questo Globo D, la nostra Terra, mediante Kriyāśakti, dai primi individui della Terza Razza Radice che furono mānasaputrizzati per il loro karma positivo, in altre parole, individui in cui la luce dell'intelletto e della mente apparve per prima. Il corpo, il veicolo, fu creato per questo Essere da Kriyāśakti, Prima apparve questo Essere, in seguito vennero altri Figli della Volontà e dello Yoga; e per quello che concerne la nostra Terra, questo gruppo esiste ancora e continuerà ad esistere fino alla dissoluzione del tempo. Rimarrà quando l'onda di vita passa sul globo successivo, guidando e ispirando i Śishṭa, cioè gli eletti dell'umanità lasciati indietro su questo globo quando l'onda di vita generale dell'umanità passa sul globo successivo. E quindi, lasciati indietro e guidati da questa Loggia di Luce, dei Figli della Luce e dei Figli della Volontà e dello Yoga, questi sistha saranno il vivaio per produrre nuovamente la futura umanità su questo globo quando l'onda di vita è circolata intorno ai globi, e ancora una volta discende sul nostro globo. Questi Śishṭa, guidati dai Figli della Volontà e dello Yoga, all'inizio forniranno i corpi; e una volta che il flusso comincia a manifestarsi, saranno guidati, e l'opera della volontà magica cesserà.

L'intero soggetto è così bello, conosciuto in ogni grande sistema religioso e filosofico in tutto il mondo e in ogni epoca sotto vari aspetti, accennato e tuttavia mai completamente spiegato fino alla fondazione della Società Teosofica.

Un concetto finale: dove ha luogo il Grande Sacrificio, questo Sacrificio di se stesso in se stesso è per l'umanità e, in verità, per tutto ciò che vive. L'intera storia del sacrificio di Gesù nel Nuovo Testamento Cristiano è un'allegoria distorta copiata da questo dato di fatto. La razza umana, se riconoscerà questa realtà, se metterà da parte il suo piccolo orgoglio del cervello e riconoscerà i fatti della natura e i fatti della coscienza umana, riceverà la guida in proporzione alla natura ricettiva dell'individuo. Ovviamente, qualsiasi uomo che nella sua stupida cecità chiuderà gli occhi e deriderà e si allontanerà, raccoglierà ciò che sta seminando. Come la pioggia inviata sul giusto e sull'ingiusto, o come la splendente luce solare che cade sul buono e sul cattivo, non sono né la pioggia né il raggio solare che s'impongono in luoghi dove non sono voluti. Ricevere queste benedizioni è per coloro che sanno cosa siano la pioggia e il raggio solare. Ricordate il vecchio detto cristiano: Quelli di voi che hanno orecchie per intendere ascoltino, e quelli di voi che hanno occhi per vedere vedano. Quelli che non ascoltano e non vedono hanno da biasimare solo se stessi.

 

Sfere d'Attesa
(Spheres of Expectation)

Dice il Catechismo (Commentari):
. . . "Nelle forme proiettate dai Lha (i Pitṛi) le due lettere (la Monade, chiamata anche 'il Doppio Dragone') discendono dalle sfere d'attesa.[1] Ma sono come un tetto senza muri né pilastri su cui poggiare." — La Dottrina Segreta, II, 57

Queste Sfere d'Attesa, all'inizio del pralaya, il grande periodo di riposo cosmico, quando ogni cosa è ritornata agli elementi ultimi, sono — come H.P.B. spiega — quelle sfere in cui arrivano, in cui s'immergono le monadi evolventi che nel manvantara, il periodo di manifestazione cosmica appena finito, non hanno ancora raggiunto il nirvāṇa, la condizione dell'auto-identificazione completa con lo Spirito Cosmico. Mi è stato chiesto di spiegare cosa siano queste Sfere d'Attesa. Trovo che la nota a piè di pagina di H.P.B. sia perfettamente chiara, e ne deduco che la domanda voglia qualche chiarimento sulla nota stessa.

Le entità evolventi, le monadi evolventi, sono divisibili in almeno dieci e anche dodici classi. In realtà, queste differenze di classe significano differenze di sviluppo, di emanazione. La classe più bassa è quella in cui le monadi si sono sviluppate al minimo. Alla classe superiore appartengono le monadi che si sono evolute, che si sono sviluppate o che si sono autonomamente espresse al massimo. E poi vi sono tutte le monadi intermedie. Sulla scala della vita, i diversi gradini, i diversi passi o stadi su una scala ascendente, ogni gradino è occupato, per così dire, da una classe, da un gruppo di monadi, che è uno stadio cosmico più elevato di quello sotto, una scala cosmica inferiore rispetto alla classe che sta sopra.

Di queste dieci o dodici famiglie di monadi evolventi, alla fine di un manvantara cosmico, un periodo cioè di manifestazione cosmica, alcune hanno raggiunto lo stadio avanzato della crescita, dello sviluppo, dell'emanazione interiore di ciò che è racchiuso interiormente, dove sono pronte a entrare nel nirvāṇa. Tutte le altre che non hanno raggiunto quello stadio nirvāṇico, che in un altro senso è chiamato il dharmakaya, non entrano nel nirvāṇa, ma si differenziano tra di loro secondo i diversi gradi di monadi evolventi di cui abbiamo parlato, e tutti questi ultimi stadi o fasi sono chiamati Sfere d'Attesa, Sfere d'Aspettativa, perché le monadi in questi stadi inferiori al nirvāṇa sono, per così dire, in attesa del prossimo grande manvantara cosmico per avere la possibilità di ascendere dove quelle altre superiori a loro sono già andate, l'hanno cioè raggiunto. Questi stadi sono quindi le Sfere d'Attesa. In verità, la frase può essere usata su una scala inferiore, su una scala più bassa. Prendiamo il caso di noi esseri umani che non abbiamo alcuna possibilità, perché non siamo ancora abbastanza evoluti spiritualmente e intellettualmente, di raggiungere il nirvāṇa dopo la nostra morte; però entriamo in devachan, lo stato appropriato alle nostre rispettive menti o condizioni di coscienza; e nel devachan siamo in una sfera, cioè in una condizione o stato d'Attesa, d'Aspettativa, Nella prossima vita evolveremo un po' di più. Infine, raggiungeremo il Nirvāṇa.

Queste sono le Sfere d'Attesa: condizioni di coscienza. Non importa dove siano localizzate; possono essere in qualsiasi luogo della galassia. Il punto importante è la condizione della coscienza in una tale sfera. Qualsiasi entità che è in una sfera o condizione d'attesa appartiene alla classe di cui parla H.P.B.

Ancora, trasferite questa raffigurazione a un grado inferiore a quello umano. Le monadi che ora lavorano attraverso i corpi animali, sono nelle Sfere d'Attesa aspettando d'entrare nel regno umano, in attesa d'entrare nel regno umano. Per quanto ci riguarda, la maggior parte di queste monadi animali più evolute, più emanate, più sviluppate, autonomamente più manifestate — poiché parliamo di loro, perché sono semplicemente monadi in quella condizione — si trovano in queste Sfere d'Attesa. Ugualmente così è per il mondo vegetale: le diverse monadi che ora passano attraverso il mondo vegetale sono nelle Sfere d'Attesa, e lo stesso vale per quanto riguarda le bestie, ecc.

 

Asura e Sura
(Asuras and Suras)

Qui sono coinvolti due punti importanti: (a) Originariamente, nel Rig-Veda, gli "Asura" sono mostrati come esseri divini spirituali; la loro etimologia deriva da asu (respiro), il "Respiro di Dio," e hanno lo stesso significato dello Spirito Supremo, l'Ahura Zoorastriano. In seguito, sono mostrati, per scopi teologici e dogmatici, che nascono dalla coscia di Brahma, e il loro nome cominciò a derivare da a, privativo, e sura, dio (deità solari) o non-un-dio, e divennero i nemici degli dèi. . . . — La Dottrina Segreta, II, 59

Nella Dottrina Segreta di H.P.B. troverete che i riferimenti ai nomi, o meglio, alle classi di certi esseri, entità come i Sura, gli Asura, i Marut, ecc., hanno confuso enormemente tanti, molte centinaia di studenti devoti, e mi è stato chiesto spesso se qualche sera, parlando qui nella Loggia, potessi cercare di chiarire chi siano questi esseri, questi Sura e Asura, questi Marut.

Non vi è mai venuto in mente — penso di si, perché è dimostrato in quasi ogni pagina della sua opera maggiore, La Dottrina Segreta — che H.P.B. abbia raggruppato un'abbondanza di materiale illustrativo da tutte le diverse religioni e filosofie del mondo per provare l'universalità della Saggezza di Dio? Per farlo, lei doveva usare i nomi tecnici impiegati in quelle diverse filosofie e religioni. Così dal Brahmānesimo furono presi Sura, Asura, Marut. Dal Buddhismo, parlò di Dhyāni-Chohan, che sono esattamente la stessa cosa; o dal Brahmānesimo, i Kumāra, gli Agnishvātta. Tutti questi nomi in realtà si riferiscono alle stesse entità; ma quali sono le distinzioni tra Sura e Asura e Marut, e tra Kumāra e Agnishvātta?  Sono queste: quando una monade è appena all'inizio del suo corso evolutivo nel manvantara cosmico, il nome tecnico dato ad essa è Kumāra, un termine sanscrito che significa il vergine. È verginale nel nuovo manvantara. Lì non è incorso in alcun peccato; è immacolato, una pura essenza monadica. Quando un tale Kumāra, alla fine di un manvantara cosmico o di due o tre, secondo la sua capacità di evolvere, ha emanato ciò che era dentro di lui, ha raggiunto la parte inferiore della grande onda di vita che evolve, ed è risalito sull'arco ascendente fino alla sua cima, allora lo stesso Kumāra è un Agnishvātta, perché ha evoluto completamente da se stesso mente e intelletto, ed ha usufruito dell'esperienza. Tuttavia i Kumāra sono monadi, o meglio, che è la stessa cosa: una monade che comincia come un Kumāra o, come ho spesso puntualizzato, una scintilla divina incosciente, e termina come un Agniswatta, "purificato dal fuoco," ciò che significa Agniswatta: il fuoco dello spirito e dell'esperienza.

Un Sura è un Kumāra — un dio. Per la loro grande purezza, verginale in ogni senso del termine, la mitologia hindu li chiama dèi. In effetti, sono monadi in uno stato così puro, non ancora evoluto, uno stato così sottosviluppato, che sono travolti, per così dire, nei Fiumi evolutivi della Vita. Quando questo Sura o Kumāra è diventato un Agnishvātta, allora è un Asura. E la mitologia hindu, o meglio, la teologia Brahmānica, con lo stesso spirito sottostante a quello che troverete nella teologia cristiana, dice — e ora userò il linguaggio cristiano — "Ha mangiato dall'Albero della Vita, dall'Albero della Conoscenza del Bene e del Male, e non è più vergine e puro." Questo è il modo teologico dei cristiani di spiegarlo. Ma tralasciando queste teologie dogmatiche, quali sono praticamente i fatti? Da una scintilla divina incosciente, un Kumāra — il Sura, la monade, che è la stessa cosa — attraverso la sofferenza e l'esperienza nei regni inferiori della materia, sui diversi piani, è diventato un Agnishvātta. Ha assaporato il fuoco ed è diventato un dio auto-cosciente, un Asura.

In effetti, Asura deriva da Asu, il cui significato essenziale in Sanscrito è "respirare." Lo troverete anche in altri linguaggi. La radice verbale as, che in Sanscrito significa "essere," rende la stessa idea di base. Così gli Asura non sono semplicemente dèi incoscienti travolti inconsciamente attraverso le ere nei Fiumi della Vita. Sono coloro che hanno ottenuto l'autocoscienza; o, per usare un equivalente termine buddhista, sono diventati Dhyāni celesti, Bodhisattva celesti, Buddha celesti.

Chi sono i Marut? Sono una classe degli Agniswatta, Asura. Così, nella Dottrina Segreta, che frequentemente cita dalla teologia Brahmānica, quando leggiamo che spesso i Sura e gli Asura combattevano insieme, qui abbiamo un resoconto molto interessante non solo dell'evoluzione della storia umana, ma della storia cosmica. È lo stesso concetto che ritorna nelle prime leggende cristiane riguardo alla battaglia combattuta in Cielo tra gli spiriti della Luce e gli spiriti delle Tenebre. E naturalmente, nella teologia medievale qualsiasi cosa che pensa di per sé, un Asura è uno spirito delle Tenebre. Afferrate l'idea? Questo è il motivo per cui sono chiamati i demoni o gli spiriti delle Tenebre. Qui è l'essenza delle leggende cristiane della cosiddetta "Caduta degli Angeli"; una discesa di tutte le monadi che hanno conquistato coscientemente la libertà nella crescita intellettuale e spirituale e sono diventate simili a noi, Elohīm.

Conoscete, nella Bibbia ebraica: "Tu non mangerai dall'Albero della Conoscenza del Bene e del Male, perché se tu ne mangerai diventerai simile a noi." Ma, in verità, è questo l'intero scopo dell'evoluzione: che le monadi possono passare dallo stato di scintille divine incoscienti allo stato cosciente, dèi pienamente evoluti, che sono consapevoli della loro divinità e che prendono parte al lavoro cosmico. Questi sono gli Asura, i Marut, gli Agnishvātta. Ma è ovvio che ciò rende contenti i preti dogmatici — non intendo gli iniziati ma i preti dogmatici della teologia — nello sminuire la facoltà del pensiero; ed è tuttavia la salvezza dell'uomo. La facoltà del pensiero, è vero, spesso porta l'uomo a sbagliare e a fare errori gravi per i quali egli deve pagare con il sangue del suo cuore — raccogliamo quello che seminiamo — ma lo scopo finale è l'illuminazione, l'esperienza, la misericordia, la compassione. Il cuore di nessun uomo ha mai pulsato di compassione per le sofferenze di un altro se egli stesso non ha mai sofferto. La sofferenza ci rende misericordiosi verso gli altri che soffrono i fuochi purificatori del dolore e delle pene, che vengono attraverso l'evoluzione avanzante della mente dell'uomo, parte della quale è il suo istinto etico, morale. Se fosse possibile per noi umani, come possono gli dèi, vedere un Sura, un Kumāra, vedremmo un essere brillante, circonfuso di gloria, perfettamente puro, radioso della luce dell'eternità, senza colore, assolutamente bello — ma guardate nei suoi occhi, vi manca un'anima! Qui è l'essenza della vecchia leggenda europea che le ondine, le salamandre, ecc., devono ottenere un'anima prima di poter essere salvate. Quant'è vero tutto questo! Ottenere l'anima è la storia del Kumāra che passa attraverso l'esperienza di vite, costruendo l'anima umana per comprendere cosa significano vita e natura, facendo emergere nell'anima un dio.

D'altra parte, l'Agnishvātta voi lo vedreste veramente bello, circonfuso di gloria, risplendente della gloria dell'eternità, ma nei suoi occhi c'è la profonda ricchezza dell' esperienza maturata e una compassione infinita, cose che sono solo latenti nel Kumāra. Il Kumāra è una scintilla divina incosciente. Per l'Agnishvātta è la stessa cosa: diventare un dio auto-cosciente.

 

Le Sette Umanità Embrionali
(The Seven Embryonic Humanities)

. . . La Dottrina Segreta postula . . . l'evoluzione simultanea di sette gruppi umani su sette diverse zone del nostro globo. . . .   — La Dottrina Segreta, II, 1

Questa sera mi è stato chiesto di dire qualcosa a proposito dell'affermazione di H.P.B. nel secondo volume della Dottrina Segreta: che i "Padri" o Pitṛi, all'inizio dell'evoluzione umana su questo Globo D in questa Quarta Ronda, cominciarono quest'evoluzione simultaneamente in sette zone geografiche diverse.

L'affermazione si riferisce al fatto che l'evoluzione umana cominciò su questo Globo D in questa Quarta Ronda con l'apparizione simultanea, su sette diverse parti della terra che circondano il Polo Nord, di sette "umanità" embrionali, e queste sette "umanità" sono l'apparizione, o la comparsa, delle sette classi di Barhishad o Pitṛi Lunari. La Dottrina Esoterica, e questo risulta subito ovvio, insegna che l'umanità ebbe un'origine poligenetica, e non monogenetica.

È da queste sette embrionali umanità astrali che formarono gli inizi della Prima Razza Radice su questo Globo D in questa Ronda, che derivarono tutte le successive razze umane. Queste sette origini primordiali dell'umanità astrale avvennero, cioè ebbero le loro zone geografiche, su quella che H.P.B. chiama la Sacra Terra Imperitura, il primo continente, che circonda e include il Polo Nord e si estende, come le foglie di un loto, alquanto verso il Polo Sud in sette estensioni geografiche diverse, o "zone," come le chiama H.P.B.

La Dottrina Segreta non insegna la discesa dell'umanità da una singola coppia, Adamo ed Eva, per usare il linguaggio del Libro ebraico del Genesi, Questo stesso racconto ebraico non si riferisce realmente a un solo uomo chiamato "Adamo" e a una sola donna chiamata "Eva," originariamente una "costola: del corpo di Adamo, ma è un modo generico di definire l'umanità primordiale; e precisamente non si riferisce a quella che chiamiamo la Prima Razza Radice, ma alla metà della Terza Razza Radice su questo Globo in questa Ronda. Il riferimento alla "costola" significa la separazione dell'umanità androgina di quel periodo nell'umanità sessuata; e il termine "costola" è una traduzione imprecisa della parola ebraica, che in realtà significa un "lato" o una "parte." Questo racconto ricorda una narrazione di Platone nel suo Simposio, dove il grande filosofo greco parlava dell'umanità del periodo al quale si riferiva, come di una forma globulare, forte e possente, malvagia di temperamento e ambizione, a un punto tale che Zeus, per frenare le sue malefatte e diminuirne la forza, tagliò in due queste forme globulari, proprio come se dividessimo un uovo con un capello.

Ritornando alla domanda, lo studente deve ricordare che vi sono, rigorosamente parlando, dieci classi di Pitṛi, tre arūpa o relativamente senza forma, chiamate la classe degli Agnishvātta o Kumāra, che potremmo definire spiriti o esseri solari; le altre sette, le rūpa o quelle con la forma, erano realmente i Pitṛi Lunari. Le tre più elevate di queste classi erano anche relativamente arūpa, e quattro erano distintamente rūpa. Sono questi ultimi, i Pitṛi Lunari, che venendo su questo Globo dal precedente Globo C della nostra catena planetaria, apparvero — quando cominciò il tempo per l'evoluzione umana su questo Globo — al Polo Nord nei loro sette tipi o classi, risvegliando i Śishṭa delle umanità lasciate su questo Globo D quando la Ronda precedente, ere ed ere prima, era finita.

Non vorrei parlare, come fa il richiedente, di queste sette umanità astrali come di sette "razze," perché il termine "razze" in questo esempio è un po' confusionario. Vorrei parlare volentieri di loro come di sette embrionali umanità astrali, ciascuna di queste sette essendo la creazione di una delle sette classi dei Pitṛi Lunari. Furono in particolare le quattro classi inferiori dei Pitṛi Lunari che diedero la loro forma fisica a queste umanità originali.

Tale fu allora l'apertura del dramma dell'evoluzione della presente umanità su questo Quarto Globo D in questa Quarta Ronda. Da allora in poi, le sette embrionali umanità astrali iniziarono il loro sviluppo come Prima Razza Radice, e lo continuarono, ciascuna sulla propria zona, finché venne il tempo in cui apparì la Seconda Razza Radice. Quando venne il tempo per l'apparizione della Seconda Razza Radice, le sette originali umanità astrali embrionali si erano mescolate ed erano scomparse come "umanità" individuali. La Prima Razza Radice allora si fuse nella Seconda Razza Radice — diventando la Seconda Razza Radice. Anche in questo primo periodo, cioè della Prima Razza Radice, e fra le sette embrionali "umanità" astrali di quel tempo molto lontano, c'erano sette gradi — o sette differenze manifestate — nello sviluppo evolutivo dall' "umanità" più bassa fino alla più elevata "umanità," la settima; e questa settima più elevata già allora mostrava gli inizi dell'autocoscienza e dell'Uomo pensante.

Bisogna ricordare che queste sette embrionali "umanità" astrali erano molto più eteree, quando vennero per prime, su questo Globo D sul quale apparvero, anche se, in verità, il Globo stesso allora era considerevolmente più etereo di quanto lo sia ora. Ricordate anche che, ad eccezione dei relativamente pochi di cui ho parlato prima, che avevano raggiunto un certo grado di autocoscienza perché appartenevano alla classe superiore dei Pitṛi Lunari, la maggior parte di queste primordiali sette umanità astrali erano incoscienti, e quindi sono quelle che H.P.B. chiama "senza mente." Erano veramente le "ombre" astrali, cioè i corpi astrali concretizzati proiettati dai Pitṛi Lunari: uomini embrionali, ma "senza mente," proprio come un bambino è senza mente appena nato, anche se, è ovvio, l'analogia qui non è molto pertinente, ma è indicativa. Il bambino è "senza mente"; la sua carne è molto tenera e soffice; le sue ossa non sono ben indurite; e poiché è senza mente, egli vive in un mondo di sogni, mentalmente e psichicamente. Proprio così erano queste sette embrionali umanità astrali.

Infine, le sette embrionali umanità astrali erano effettivamente i corpi astrali delle sette classi dei tṛi Lunari, ciascuna classe delle quali apparve, o ne fu karmicamente attratta, nella propria zona geografica. Vi erano i senza mente, i senza ossa, i senza pelle, e quelli che non avevano organi interni come li intendiamo oggi, ed erano in uno stato di coscienza che può essere paragonato solo ai sogni ad occhi aperti; quindi, allo stesso modo, non avevano senso morale, e di conseguenza tra di loro non esisteva il peccato, perché non era commesso alcun peccato: non c'era la mente a immaginare il peccato e a farlo. Moralmente, erano irresponsabili proprio come lo è un bambino appena nato. Ricordate attentamente, comunque, che furono le quattro classi inferiori dei Pitṛi Lunari a formare e modellare, proiettando le loro "Ombre" o Corpi Astrali, i śarīra allora fisici di queste umanità primordiali.

 

Mānasaputra, Pitṛi Lunari, Monadi Lunari . . .
(Mānasaputras, Lunar Pitṛis, Animal Monads, etc.)

Compagni, mi è stata fatta una domanda che, come sento, sarà un eccellente stimolo per i nuovi studenti di Teosofia, ma che i vecchi studenti capiranno. La domanda è: chi sono i Mānasaputra, chi sono gli Agnishvātta, chi sono i Pitṛi Lunari o Barhishad, come a volte vengono chiamati, e qual è la differenza tra l'anima animale nell'essere umano e l'anima animale nell'animale, nella bestia. Pensavo di aver trattato queste cose un paio di volte, ma evidentemente no! Allora, mentre stavo riflettendo su come avrei potuto rendere più chiare ai miei fratelli le mie idee, le cose che ho imparato, qualcuno mi mostrò un paragrafo della meravigliosa opera di H.P.B., La Dottrina Segreta, vol. II, e pensai tra me e me: Prima di parlare stasera alla Loggia, lo voglio leggere facendolo precedere da una frase (a p. 79).

L'Ego umano non è né Ātman né Buddhi, ma il Manas superiore . . . Quindi, poiché i "Pitṛi o Dhyāni" superiori non ebbero un ruolo nella sua creazione fisica, troviamo l'uomo primitivo, nato dai corpi dei suoi progenitori, spiritualmente privo di fuoco, , descritto come aeriforme, senza compattezza, e Senza Mente. Non aveva il principio intermedio che gli servisse da mezzo tra il superiore e l'inferiore, , l'uomo spirituale e il cervello fisico, poiché gli mancava il Manas. Le monadi che s'incarnarono in quei Gusci vuoti, rimasero incoscienti quando si separarono dalle loro precedenti forme e veicoli incompleti. Non c'è potenzialità per la creazione, o autocoscienza, in uno Spirito puro sul nostro piano, a meno che la sua natura troppo omogenea, perfetta in quanto divina, sia, per così dire, mescolata da un'essenza già differenziata che la rafforzi.

E, ancora, a pagina 81:

Tra l'uomo e l'animale — le cui Monadi (o Jīva) sono fondamentalmente identiche — vi è un incolmabile abisso di Mentalità e Autocoscienza. Che cos'è la mente umana nel suo aspetto superiore, da dove viene, se non è una porzione dell'essenza — e, in alcuni rari casi, d'incarnazione, la vera essenza — di un Essere superiore proveniente da un piano più elevato e divino?

I Pitṛi Lunari o Barhishad, per usare un termine hindu con cui a volte sono chiamati, erano quegli esseri che sulla luna, quando tutti noi eravamo lì e la luna era un pianeta vivente, erano le monadi animali degli uomini lunari; e i Pitṛi-Agnishvātta, i Pitṛi Solari, sotto la diretta ispirazione del sole che li guidava, e tuttavia anche lunari perché venivano dalla luna, erano gli uomini pensanti, intellettuali, nella catena lunare. Ma quando ebbero raggiunto il culmine della loro evoluzione spirituale e intellettuale sulla luna, alla fine della settima e ultima Ronda, non la lasciarono più come semplici uomini, ma come Mānasaputra, i Figli della Mente, puri Dhyāni intellettuali, spiriti dell'intelletto e spiriti del pensiero; e furono quelli che diventarono, che erano, i Mānasaputra che ispirarono l'umanità su questa catena, sulla nostra terra durante quella che chiamiamo la Terza Razza Radice. Ora noi siamo nella Quinta Razza Radice.

E chi erano gli esseri che essi ispirarono, chiamati variamente Barhishad o Pitṛi Lunari, essendo "Pitṛi" un termine sanscrito che significa padri o progenitori? Chi erano gli esseri che questi Mānasaputra, cioè gli uomini che erano uomini sulla luna, ispirarono — chi erano questi Pitṛi Lunari, questi senza mente, senza sensi nel significato intellettuale, ma che erano ancora puramente umani e non del tutto animali, che appartenevano al regno umano? Questi Pitṛi Lunari erano quelle monadi animali degli uomini sulla luna che avevano raggiunto lo stato umano quando l'ultima Ronda sulla luna ebbe fine. Il raggiungimento dello stato umano significa semplicemente che erano entrati nei ranghi molto bassi del regno umano. I Pitṛi Lunari, allora, quando apparvero sul nostro globo, erano le monadi animali nella costituzione umana di quelli che erano uomini sulla luna; e quegli uomini intellettuali e pensanti sulla luna alla fine della Settima Ronda lunare, il punto evolutivo più alto ottenibile allora, raggiunsero lo stato dei Dhyāni, i Mānasaputra, e diventarono i nostri Mānasaputra qui su questa terra.

Gli uomini sulla luna non avevano solo la monade divina e la monade spirituale, ma avevano una monade intellettuale, la monade umana, e poi avevano la natura animale, o la monade animale; e avevano corpi fisici. Erano uomini completi come noi siamo entità settenarie; ma ogni porzione della costituzione degli uomini sulla luna era in evoluzione, proprio come attualmente le nostre menti sono in evoluzione, così come anche le nostre intuizioni morali sono in evoluzione. Non c'è contraddizione. È naturale, è il modo in cui agisce la nostra Madre Natura, che non evolve solo una parte della costituzione dei suoi figli. Evolve contemporaneamente tutte le sue parti, che quindi si sviluppano contemporaneamente.

Ma, ripeto, i Pitṛi Lunari erano ciò che ora chiameremmo il nostro quaternario inferiore, cioè la nostra natura animale, la nostra natura umana animale. Quelli erano i Pitṛi Lunari, chiamati i Padri Lunari perché erano le monadi animali negli uomini lunari; e quegli uomini lunari che diventarono Mānasaputra — cioè Dhyāni — alla fine dell'evoluzione sulla luna, erano i nostri Mānasaputra, gli ego superiori.

Che cosa sono gli animali — gli animali sulla luna e gli animali sulla terra? Sono monadi evolventi nel regno animale, proprio come noi siamo monadi evolventi nel regno umano, proprio come le tre classi di Dhyāni sono monadi evolventi in quelle tre classi di Dhyāni. Quando la monade di una bestia, con lo sviluppo, con la crescita evolutiva, supera lentamente attraverso le ere tutti i diversi stadi o fasi del regno animale fino al vertice, alla fine raggiunge la punta massima del regno animale, e la monade animale allora è in procinto di diventare umanizzata, il che significa semplicemente che la monade animale allora si è interiormente liberata di tutta quella che è la parte animale, e l'inizio delle caratteristiche umane risiede in questo processo di disfare se stessa dall'interno, non dall'esterno; ogni monade è divina in essenza, e quindi contiene tutto dentro di sé. Così, quando parliamo di monade animale, non è altro che un modo di dire. Quello che intendiamo è una monade, una cosa di per sé divina, e poiché non si è ancora disfatta della parte animalesca, si evolve nel regno animale. Più semplice di così! Una monade di un fiore è in essenza una divinità, tanto divina quanto lo è la mia monade o la vostra, o la monade di un dio superiore. Ma la monade finora si è disfatta solo della sua parte floreale. Ha rigettato solo la sua parte floreale, parte della pianta. Quando la stessa monade avanza e cresce, e si libera di ciò che è in sé, lascerà il regno vegetale per entrare nel punto più basso del regno animale, e lentamente progredirà attraverso il regno animale fino a raggiungere il suo punto più alto; e solo quando raggiunge il vertice del regno animale è in procinto di manifestare la parte umana latente dentro di sé. Lascia il regno animale, che non può insegnarle niente di più, ed entra nel rango più basso del regno umano. Quindi, l'evoluzione, come vedete, è sui piani invisibili. È dall'interno all'esterno. Non c'è altra evoluzione. Lo dimostra proprio la parola, evolvere, un termine Latino che significa schiudere, disfarsi di ciò che dev'essere rivelato e scartato.

La monade, allora, si eleva dal regno animale quando non ha più nulla da imparare, ed entra nel regno umano più basso, non come animale, ma come monade, e s'innalza attraverso il regno umano, elevandosi, incorporamento dopo incorporamento, sempre più in alto, fino a raggiungere uno stadio umano più nobile; ed evolve ancora e si solleva attraverso il regno umano, passa dal regno umano animale inferiore a quello umano, e poi entra in quello umano spirituale, e quindi, dopo aver raggiunto il punto spirituale più alto nel regno umano entra nel rango più basso dei Dhyan.

Così la monade passa come un pellegrino attraverso ciascuno dei regni, ma quando viene nel regno umano non si sbarazza della monade animale degli umani. È la monade che entra nel regno umano, e costruisce la sua settuplice costituzione, proprio come facciamo noi, come siamo noi. Non vi è alcun spostamento.

Quando venne il tempo in cui questi Pitṛi Lunari — gli esseri astrali non ancora concretizzati, simili a un fascio di luce, se volete, la materia astrale attraverso le inerenti forze naturali della crescita — avevano sviluppato un veicolo che poteva sostenere il fuoco della mente, allora gli ego provenienti dalla luna, i Mānasaputra, gli Agnishvātta, discesero nelle parti lunari della nostra costituzione e accesero il fuoco con la fiamma divina, e l'uomo diventò pienamente uomo. Allora egli fu un'entità completa, non più una monade divina incapace di esprimersi nei corpi fisici.

Così noi umani siamo stati composti di una monade divina, una spirituale, una umana, e una monade animale, incorporate in un'unica monade. Quando la nostra terra avrà attraversato la sua Settima Ronda, allora gli uomini che ora sono qui su questa terra, quelli tra noi che ce l'avranno fatta, nella prossima catena diventeranno gli Agnishvātta, i Mānasaputra, per la progenie di questa nostra catena terrestre, cioè la prossima catena; e le nostre monadi animali, le nostre parti animali, i nostri quaternari inferiori, alla fine della Settima Ronda sulla terra si saranno innalzati allo stato e all'altezza dell'umanità adulta, la monade animale, ricordatelo. Ed è così che queste monadi animali diventano uomini appena fatti, con un rivestimento umano, che nella prossima catena, figlia di questa catena terrestre, saranno i Pitṛi Lunari di quella prossima catena, progenie di questa catena terrestre, e allora saranno infiammati dal fuoco intellettuale che sarà loro dato.

Ora, qui abbiamo un soggetto molto bello, che ho riscontrato quando ho letto l'estratto da H.P.B., ed è così bello che voglio riportare le sue stesse parole: "Tra l'uomo e l'animale — le cui Monadi (Jīva) sono fondamentalmente identiche — vi è l'insondabile abisso della Mentalità e dell'Autocoscienza. Che cos'è la mente umana nei suoi aspetti superiori, da dove viene, se non è una porzione dell'essenza [questo è ciò che intendo] e, in alcuni rari casi d'incarnazione, la vera essenza — di un Essere superiore."

Questo si riferisce a un meraviglioso prodigio nell'evoluzione umana: tra i Mānasaputra che vennero e che ci fornirono della mente — poiché loro erano noi stessi, i nostri sé intellettuali e spirituali — vi erano alcuni individui molto superiori, entità che sulla stessa luna, nell'ultima Ronda, la Settima, erano già Dhyāni. Essi guidarono, strano paradosso, il lavoro dei nostri Agnishvātta, guidarono il lavoro del nostro risveglio personale, perché essi, queste entità — quanti ne erano allora? Un migliaio, diecimila, centomila, non lo so — scelsero certi veicoli umani, quando noi avevamo ricevuto le nostre menti dai Mānasaputra. Entrarono nei corpi umani selezionati e li illuminarono permanentemente lungo tutte le loro vite. Fu reciproco. Era l'offerta di una risposta che aspettava l'incorporamento di una divinità. La divinità s'incarnò; e questi furono i grandi Insegnanti dell'umanità, dèi incorporati, uomini che offrirono se stessi per fornire, per essere, i veicoli, affinché questi grandi ego potessero usare questi uomini per lavorare tra l'umanità.

Allora furono fondate le Scuole Misteriche, composte da questi esseri riuniti insieme. Allora furono suonate le note fondamentali che avevano percorso le ere fin da quei tempi passati, note fondamentali che ora possiamo chiamare idee innate dello spirito umano, note fondamentali dello spirito umano, note fondamentali della luce, note fondamentali dell'ordine, note fondamentali dell'intuizione, note fondamentali della verità. Essi diedero agli uomini la luce, insegnarono a quei primi uomini le arti e le scienze — umani che avevano appena ricevuto il fuoco intellettuale dai propri ego provenienti dalla luna — insegnarono le arti e le scienze, li erudirono sulle stagioni, insegnarono loro a guardare all'universo intorno e a considerare con stupore e riverenza le sue meraviglie, insegnarono l'astronomia, insegnarono la chimica, insegnarono l'arte di governare; e quando il lavoro fu completato, forse in una sola vita del destinatario, forse in due o più vite, quando questo lavoro superno, grandioso, fu compiuto, essi ritornarono alle loro sublimi sfere. Ma ci aspettano ancora compassionevolmente, con comprensione. Sapete chi erano essi sulla luna? Erano i Mahātma sulla luna diventati dèi quando gli uomini della luna divennero Dhyānizzati.

 

Le Forze dell'Universo
(The Forces of the Universe)

Per comprendere appieno l'idea sottostante ad ogni antica cosmologia c'è bisogno dello studio, di un'analisi comparativa di tutte le grande religioni dell'umanità, perché è solo con questo metodo che sarà compresa l'idea di base. La scienza esatta — se potesse librarsi così in alto facendo risalire le operazioni della natura alle loro fonti ultime e originarie — chiamerebbe quest'idea la gerarchia delle Forze. Il concetto originario, trascendentale e filosofico era uno. Ma quando i sistemi cominciarono a riflettere sempre di più, ad ogni epoca, le idiosincrasie delle nazioni, e quando queste ultime, separandosi, si divisero in gruppi distinti, ciascuna evolvendo lungo i loro canali nazionali o tribali, l'idea principale gradualmente fu velata dalla crescita preponderante della fantasia umana. Mentre in alcuni paesi le forze, o meglio, i Poteri intelligenti della natura, ricevettero onori divini cui a mala pena avevano diritto, in altri paesi — come ora in Europa e nelle terre civilizzate — la vera idea che una qualsiasi di tali Forze sia dotata d'intelligenza sembra assurda ed è proclamata antiscientifica. . . . — La Dottrina Segreta, I, 424  

Mi chiedo quanti di noi sappiano realmente ciò che intendiamo quando parliamo delle "Forze dell'Universo." Sicuramente è un errore pensare che usando il termine "Forze dell'Universo" vogliamo significare le cosiddette energie scientifiche del mondo. Noi non lo facciamo. Perché? Perché le energie della scienza sono senz'anima, senza vita, senza intelligenza, lavorano per caso, fortuitamente, cioè sulla probabilità; e come sulla terra questi cervelloni possano riconciliare armonia, simmetria, perfezione matematica, nell'Universo, con la probabilità, è qualcosa che è completamente fuori di me tentare di spiegare! Io non credo che essi ci abbiano mai pensato.

Quando parliamo di "Forze dell'Universo" intendiamo esseri viventi, viventi come lo siamo noi umani. Proprio come ciascuno di noi è un essere vivente, un'entità composita, con una vita interiore, con uno spirito, un'anima, e con tutte le nostre facoltà che agiscono attraverso un veicolo o rivestimento fisico, esattamente così c'è una divinità suprema, una gerarchia, che è il principio che anima la nostra Galassia, il nostro Universo-Casa. Ma è solo una di un esercito di altre galassie simili che sono ugualmente formative nell'infinitudine illimitata. Gli dèi sono di numero incalcolabile, e noi siamo dèi embrionali. Se volete capire l'universo, cercate di capire voi stessi, perché voi copiate l'universo. L'universo si ripete in ciascuno dei suoi atomi, il che significa: in ognuno dei suoi elementi compositi, in ognuno dei suoi mattoni che costruiscono.

Proprio come l'uomo è animato dalla divinità dentro o sopra di lui, così l'universo è animato sia dalla divinità interiore, sia dalla divinità sopra di esso. E proprio come l'uomo è più di uno, poiché è un intero esercito di entità, che derivano la loro essenza e il loro essere dal più profondo del suo cuore, la sua monade divina, esattamente così sono tutte le forze dell'universo derivate dall'entità cosmica divina.

Prendete ad esempio il mio corpo. È vivo, come lo sono i vostri corpi. È vivo perché è formato da aggregati di atomi, cellule viventi. In primo luogo, queste cellule sono formate da aggregati di atomi che, se fossero morti, produrrebbero un aggregato morto; ma il fatto che producano un aggregato vivente è una prova che essi stessi vivono, sono viventi. Gli atomi, quindi, sono viventi, e sono viventi perché i mattoni che li compongono sono vivi: gli elettroni e i protoni.

Ora, che cos'è che intendiamo quando parliamo delle forze dell'universo? In ultima analisi, noi intendiamo gli dèi, dèi viventi che si esprimono nel modo in cui noi abbiamo qualche idea quando guardiamo il cielo stellato, o guardiamo il sole di giorno, o consideriamo il mondo intorno a noi, e tutte le azioni che vi hanno luogo, le piante che crescono e gli animali e le rocce. Sono tutti vivi.

Che cos'è un terremoto? Qualcosa che accade fortuitamente, per caso? Credere così è semplicemente sintomatico sia di pigrizia mentale, sia di mancanza di co0mprensione. Non credo che nell'Infinito ci sia una singola azione dovuta al caso. Non posso riconciliare il caso con la legge, perché il caso significa la negazione della legge, e la legge significa ordine, simmetria, armonia, rapporti matematici. L'universo è vivo perché è riempito dalle cose viventi, dagli dèi. L'universo fisico è il corpo del dio, come il mio corpo è il corpo di me stesso. L'idea non ha nulla a che fare, in alcun modo, con la teoria scientifica delle energie. Gli scienziati oggi stanno abbandonando il termine "forze." È troppo misterioso, troppo superstizioso.

Il modo per occuparci di questi pensatori scientifici è di metterli di fronte ai fatti. Non lasciate che le vostre menti siano fuorviate dalle chiacchiere. Chiedetevi una spiegazione del perché siete un essere vivente. Non dovete appagarvi delle chiacchiere sull'azione e sulla reazione chimica. Non significano niente. Mostratemi qualche composto chimico che l'uomo può fare in laboratorio, che si muova e pensi e percepisca! E noi che siamo qui, vivendo, muovendoci e pensando, dimostriamo che qualsiasi cosa facciamo, ogni idea che pensiamo, ogni sentimento che abbiamo, è coscienza. È già tanto che oggi i migliori pensatori scientifici dicano che la coscienza è l'essenza fondamentale dell'universo, e alla fine arrivano ad ammetterla. Che significa? Che queste cosiddette energie che essi collocano in un compartimento dei loro cervelli sono semplicemente esempi di ciò che collocano negli altri compartimenti stagno dei loro cervelli — la coscienza, la coscienza.

Proprio il fatto che l'universo sia formato da aggregati di individui è una prova di politeismo, semplicemente nel senso che l'universo è riempito da dèi; e qualsiasi universo ha alla sua testa una Divinità suprema, come l'uomo, un microcosmo, un piccolo universo, ha alla sua testa il proprio gerarca divino, il suo Sé essenziale, fondamentale. Ma ognuno di tali universi è solo uno in un'infinità di altri universi. Ed è questo che intendiamo per le forze dell'universo. Io le chiamo dèi perché sono dèi. Quando il sole domattina sorgerà, guardate al Padre-Sole e ricordate che quella splendente divinità è un essere vivente, in un certo senso la sorgente di tutto il vostro essere, e che voi, in essenza, siete ugualmente grande, perché siete manifestazioni di una divinità inerente, lo spirito dell'infinito illimitato, l'essenza dell'infinito illimitato, che esprime una parte di sé in quel sole, in quelle stelle, nei pianeti, e in tutte le entità, elevate, inferiori, intermedie, che riempiono lo spazio.

L'unico motivo per cui la scienza in passato è stata fuorviata nel riconoscere la verità è stato il fatto che gli uomini furono diseducati dalla religione per centinaia di anni, non allenati alla verità — anche se la religione cristiana è fondata sulla verità — ma alle idee che gli uomini hanno sulla verità, alle idee teologiche per quanto riguarda la Realtà. Allora, quando gli uomini cominciarono a pensare, iniziarono a investigare l'universo che li circondava, e realizzarono che tali idee non potevano concordare con quelle che erano le realtà dell'universo. Così persero fiducia in tutti i concetti religiosi. Non conoscevano qualche altra filosofia religiosa da prendere in considerazione. E invece di pensare a se stessi, ogni uomo seguendo la propria intuizione, lo spirito del dio vivente nel suo cuore, dissero: "Questo porterà tutti i tipi d'anarchia nel pensiero scientifico. Aggrappiamoci solo alle cose che conosciamo come realtà, le realtà dell'universo." Poiché non potevano trovare un'anima nella carne vivente (e, di fatto, non sapevano che cosa stessero cercando), dissero: "L'uomo non è altro che un meccanismo animato." Ma che cos'è un meccanismo animato, una macchina vivente? Spiegatelo. Queste sono semplici parole.

Noi viviamo nella sfera della vita, la sfera fohatica, la sfera pranica, della divinità del nostro sistema solare, divinità che è la sorgente primordiale di tutti i Cristi e Buddha che la razza umana porta avanti di volta in volta. Tutti i movimenti del mondo che vediamo intorno a noi: i terremoti, i fenomeni meteorologici, le piogge, i fulmini, il movimento delle nubi, i tuoni delle tempeste, le grandinate, le giornate assolate e luminose, le giornate nuvolose — sono tutti movimenti dell'essenza vitale dello spirito planetario che agisce in cooperazione con lo spirito solare, la divinità, poiché lo spirito solare, la divinità, si muove nella sfera di vita di una divinità ancora più grande, la divinità galattica che, a sua volta, si muove nella sfera di vita di una divinità ancora più grande — esattamente come le cellule viventi animano il corpo di un uomo e si muovono e hanno la loro esistenza all'interno del suo corpo, che è il veicolo della santa presenza il cui spirito è il dio, il gerarca della sua costituzione. È un'idea meravigliosa, e riempie la mente umana di riverenza per la simmetria, l'armonia, la maestosità e la bellezza dell'universo. La rende riverente, le fa rispettare i suoi simili, perché quello che la razza umana ha portato avanti nella sostanza dei grandi uomini una volta, lo riprodurrà molte volte.

Ricordate che in ogni occasione in cui vedete l'azione di una forza naturale, state vedendo il lavoro automatico della vitalità del nostro particolare Planetario, o la vitalità della nostra divinità planetaria, o forse solare. La sola ragione per cui non possiamo connetterlo alle emozioni e ai pensieri umani che ci sono familiari, è perché la sua azione è su scala cosmica, oltre la nostra comprensione, per cui possiamo solo vedere, per così dire, una sua piccola porzione. La piccola porzione della trama o del modello delle nostre menti non può stare ferma, e quindi crediamo che ciò che pensiamo sia un'azione puramente meccanica.

Voglio darvi un esempio: un'entità vivente in un elettrone, aiutando a formare uno degli atomi del mio corpo, non potrebbe comprendere né concepire perché io alzo una mano, o faccio un movimento con le gambe, e nemmeno le mie intenzioni quando parlo; nondimeno, tutte le forze interrelate che danno vita al mio corpo influenzano ogni molecola, ogni atomo, ogni elettrone nel mio corpo, ne distruggono milioni e ne portano alla nascita altrettanti milioni. Esattamente nello stesso modo, gli dèi, le Forze della Natura, hanno un campo d'azione così vasto e un intelletto di così grande portata, e una vitalità la cui avanzata impetuosa abbraccia talmente tutto, e un periodo di tempo così immenso — questa è la chiave — che la nostra comprensione non può afferrare; e investighiamo, come hanno fatto gli scienziati, cercando la coscienza umana nei movimenti dei pianeti e dei soli, cercando le azioni o le cause umane, come funzioni umane, nei terremoti, nelle tempeste e nei fulmini. La scala è troppo vasta, proprio come la scala del mio linguaggio, la scala del mio camminare, del sollevare la mia mano, è troppo vasta da comprendere per un abitante in un elettrone di uno degli atomi del mio corpo. Lo percepisce, anche se molto vagamente, come un'affezione della materia.

Come il grande greco Pitagora disse della Musica delle Sfere, i pianeti, tutti insieme, sono simili a un coro musicale nell'armonia celeste quando girano intorno al sole: la marcia è troppo grande perché l'orecchio umano possa percepirla, perché l'orecchio umano è stato costruito dall'evoluzione per ascoltare solo una gamma molto breve del suono; e a sinistra e a destra di quella gamma c'è l'infinitudine virtuale. Le nostre orecchie sono completamente ignare delle vibrazioni su entrambi i lati; e lo stesso vale per il nostro organo della vista. Quanto poco siamo coscienti, attraverso l'occhio, di una frazione dei raggi che producono la visione nella nostra ottica, di una frazione dell'intera gamma della vibrazione!

Per illustrare ancora la vasta gamma che costituisce l'universo, diciamo che vi sono certe stelle in cui la materia, e quindi la susseguente azione di energie e forze, è così enormemente densa, che è un milione di volte più densa di qualsiasi cosa possiamo produrre o trovare nei nostri laboratori. E anche in entrambe le direzioni, nei campi dello spazio cosmico, vi sono nebulose così tenui ed eteree, che sono un milione di volte meno dense, in altre parole un milione di volte più tenui della materia più tenue che possiamo conoscere o produrre nei nostri laboratori fisici. Un milione di volte un milione fa un trilione — milioni di milioni; e abbiamo un miliardesimo di questa scala che possiamo investigare nei nostri laboratori chimici — materia fisica, gas, ecc. Pensate a uno in un trilione! Da un lato, un'enorme densità, dall'altro, una formidabile tenuità inafferrabile. E la materia così come la conosciamo su questa terra in tutte le sue forme occupa appena una minuta frazione, e quello è il nostro intero campo d'investigazione.

Quindi, è questo che intendo per una scala così vasta, che le nostre menti umane non possono contenerla. L'intelletto sa che questi estremi esistono. Molto bene. Allora lasciate che i vostri pensieri vadano a quegli estremi. Ricordate che essi sono altrettanto una stessa porzione dell'universo così come la possiamo provare appena in laboratorio. Ricordate che noi conosciamo solo una porzione in un trilione; e allora siate modesti! Al di fuori di qualsiasi altra cosa, mi è sempre sembrato sorprendente che solo recentemente sia stato riconosciuto che l'uomo è parte integrale dell'universo in cui vive e si muove ed ha il suo essere, e da cui deriva ogni cosa che egli è. Anche i teologi, gli scienziati e i filosofi, hanno sempre basato, in qualche modo inesplicabile, le loro ricerche intellettuali sul fondamento del tutto assurdo che l'uomo fosse essenzialmente diverso dall'universo; e questo falso concetto si dipana attraverso tutti i termini del nostro pensiero: soggetto, oggetto.

Questo è un esempio della Grande Eresia, perché ogni volta vi trae in inganno — separare o dividere voi stessi, nel vostro pensiero e nei sentimenti, dall'universo in cui vivete, del quale siete una parte componente, una parte inseparabile. L'uomo non può mai conoscere un oggetto se quell'oggetto è essenzialmente diverso da lui stesso. Non può sussistere alcuna unione. Egli può riconoscere solo ciò che è lui stesso o quello che sta per diventare. Quindi, la vera conoscenza, la vera saggezza, vengono quando, usando la ridicola frase della filosofia occidentale (anche se la deduzione che se ne ricava è vera): "il soggetto s'identifica con l'oggetto," e si ritrova ad essere non due ma uno.

 


 Studi sulle "Lettere dei Mahatma"
((Studies in "The Mahatma Letters")

 Prefazione

Personalmente credo che Trevor Barker avesse abbastanza ragione nel pubblicare queste Lettere. É vero che in un paio di comunicazioni i Maestri dissero che queste Lettere non erano da pubblicare. Ma in queste cose dobbiamo usare il nostro buon senso e realizzare che queste comunicazioni furono scritte a uomini e donne soprattutto tra il 1880 e il 1884. Molti di questi uomini e donne — tutti, forse — sono ora morti. L'imbarazzo personale che la loro pubblicazione avrebbe potuto creare quando i destinatari di queste Lettere erano vivi, ora non sussiste più né potrebbe sussistere. /p>

Penso che sia abbastanza ingiusto che alcuni dei critici del Dr. Barker, che non approvano la pubblicazione di questo meraviglioso libro, approfittino di ciò che il buon senso dimostrerebbe che non era essenzialmente sbagliato. Ci sono state troppe discussioni quid pro quo sulle prime comunicazioni dei Maestri — cosa dissero i Maestri e cosa non dissero. So anche di alcuni casi in cui certi individui affermarono di avere queste comunicazioni o di averle lette, e tentarono di usarle come martelli per abbattere o rompere le teste di alcuni oppositori. Penso che il Dr. Barker avesse ragione nel permettere che noi potessimo avere le parole dirette dei Maestri, perché non c'è un paragrafo in questo libro che possa offendere qualcuno, e molte cose sono estremamente giovevoli.

Oltretutto, io per primo sono molto felice che in queste Lettere dei Mahatma aabbiamo modo di verificare dalle parole dei Maestri se la Società Teosofica sia sul sentiero giusto, o quello . . . . . Di fatto, penso che una delle cose migliori nella storia del moderno Movimento Teosofico sia stata la pubblicazione di questo libro, e mi piacerebbe vederlo come testo di studio per ogni vero teosofo.

— Gli estratti dai commenti di G. de Purucker, sotto forma di domande e risposte, provengono dalla Convention della Società Teosofica ad Hague, Olanda, nel luglio del 1933.


Dissertazioni della Loggia del Quartier Generale

[i numeri di pagine relativi alle Lettere dei Mahatma
si riferiscono all'edizione originale in Inglese]

Tsong-Kha-Pa e gli Spiriti Planetari
(Tsong-Kha-Pa and Planetary Spirits)

RIFERIMENTO alla Lettera IX, pp. 43-5

Personalmente sono molto contento che abbiate scelto di cominciare lo studio di questo meraviglioso libro. Non penso che sia mai stato studiato appropriatamente prima d'ora. Non solo è fitto, pieno di deduzioni e osservazioni affascinanti, scritto da qualcuna delle più grandi menti ora incorporate su questo pianeta, ma è anche pieno, se avete lo spirito di scoprirli, dei fatti che nella nostra civiltà occidentale sarebbero classificati rispettivamente come Filosofia, Religione, Scienza. È stato affermato erroneamente che, fin dalla sua pubblicazione, La Dottrina Segreta di H.P.B. abbia soppiantato questo libro, e che sia stata venduta a tutti indistintamente. Questo è completamente sbagliato. Il massimo che si possa dire, credo, è che La Dottrina Segreta vi aiuterà molto se siete studenti seri e sinceri di questa raccolta di corrispondenza.

VVorrei richiamare nuovamente la vostra attenzione mettendo in rilievo che nel leggere Le Lettere dei Mahatma ad A. P. Sinnett potreste fraintendere e avere qualche difficoltà a capire attentamente queste Lettere nel significato con cui erano intese quando furono scritte, se non le collocate nel tempo in cui furono elaborate. Comprendetemi, ora. Se in queste vecchie Lettere cercate la scienza, la teologia e la filosofia del 1940, allora le fraintenderete. Esse furono scritte per uomini che non avevano le idee tipiche del 1940, uomini che vivevano nell'atmosfera del pensiero dell'ultima metà del diciannovesimo secolo. (Queste lettere furono scritte principalmente tra il 1878 e il 1886, forse uno o due anni dopo. Ce n'era anche qualcun'altra). Ora, questo non è un consiglio irrilevante che vi sto dando, perché queste Lettere furono scritte in risposta a domande che provenivano dalle menti che erano immerse nella scienza dell'ultima metà del diciannovesimo secolo, diciamo ottant'anni fa, e nella religione e nella filosofia di quel tempo. Di conseguenza, poiché furono scritte per i principianti più semplici di Teosofia, uomini che sapevano incomparabilmente meno di quanto sappiamo noi tutti oggi, anche il linguaggio scelto era il più semplice che potessero trovare. Voglio dire che il tentativo fu di cercare le parole più semplici, le espressioni più dirette. Ciò non significa che non vi fossero circonlocuzioni e accenni alla verità occulta, perché queste Lettere sono semplicemente elaborate proprio in base a questi accenni. È del tutto inutile parlare con un selvaggio di cose che egli non può affatto comprendere. Se un uomo non comprende i primi principi dell'aritmetica, glieli possiamo ribadire per quarant'anni ed egli non capirà di cosa stiamo parlando. Questo è quello che voglio dire.

Così, ricordatevi nei vostri studi futuri, quando incontrerete frasi che vi confondono e che sembrano in contraddizione con ciò che oggi sappiamo, di non pensare che vi sia qualcosa di contraddittorio, o che i Maestri vogliano dire qualcosa di eccezionale. Ricordate semplicemente che queste Lettere furono scritte nel linguaggio e nell'atmosfera di pensiero degli ultimi anni settanta e a metà degli anni ottanta del diciannovesimo secolo. /p>

Ad esempio, supponete che il Maestro avesse cercato di descrivere quella che familiarmente e semplicemente chiamiamo radio. Né Sinnett o Hume né qualsiasi altro uomo di allora aveva la più remota idea di cosa fosse la radio. Supponete che il Maestro avesse tentato di descrivere loro, o ad altre signore e gentiluomini di quel tempo, cosa fosse un'automobile. Sulle automobili allora si stava appena cominciando a ipotizzare. Non ne era stata inventata ancora una. Quindi, come avrebbe Egli potuto descrivere esaurientemente a uomini che non ne conoscevano i principali principi meccanici, i principi del motore a combustione interna? A chi descrivere l'elettricità e le sue meraviglie che erano ancora allo stato embrionale?

Questo vi illustrerà ciò che intendo sul Maestro che parla loro con il linguaggio scientifico di quel tempo, e potreste applicare una situazione simile al linguaggio religioso e al linguaggio filosofico di quel tempo.

Tsong-kha-pa fu il grande riformatore tibetano di un Buddhismo degenerato. Il Buddhismo fu introdotto in Tibet, non si sa con precisione quando, nella prima parte di quella che in Occidente chiamiamo l'Era Cristiana, probabilmente nel sesto o settimo secolo, da un Buddhista indiano di nome Padma Sambhava, che lavorò bene e a lungo tra i tibetani, e praticamente convertì l'intero paese con la magia delle sue parole, con il potere delle sue descrizioni e la persuasione della sua mente affascinante. Ma non passarono molti secoli prima che la naturale inerzia dell'intelletto umano e la sua avversione a pensare in senso più elevato cominciassero ad agire, sia pure con lentezza; e gradualmente, dopo la morte di Padma Sambhava, i buddhisti cominciarono a menomare la purezza dell'insegnamento di Buddha con la sua grande etica e il suo meraviglioso occultismo, e ricaddero al livello dal quale Padma Sambhava li aveva sollevati; e questo livello era conosciuto, e lo è ancora oggi, con il nome di Bhon, come lo chiamano gli stessi tibetani. È una sorta di filosofia religiosa naturale, particolare del Tibet, molto antica, veramente arcaica, e probabilmente trasmessa dagli Atlantidei negli ultimi periodi di Atlante. Comprende in larga parte il culto degli spiriti della natura, le pratiche superstiziose, e soprattutto la pratica della magia bianca e nera; c'è qualcosa di molto affine al Bhon in quelli che conosciamo come i Tantra dell'India, gli insegnamenti tantrici, e non c'è dubbio che abbiano un'identica origine.

Allora, nel quattordicesimo secolo apparve Tsong-kha-pa, l'Insegnante più grande di tutti che il Tibet avesse mai conosciuto. Egli riformò il falso Buddhismo degradato e degenerato, riportandolo alla sua grande purezza incontaminata; e quando morì, per la sua capacità e il suo meraviglioso genio nel diffondere le idee e renderle più affascinanti degli appelli fatti ai tibetani dal sistema Bhon — quando egli passò via, o svanì o morì, ditelo come vi pare, aveva riportato sul Sacro Sentiero, come i tibetani lo chiamano, praticamente tutto ciò che era proprio del Tibet, ed elevò il Tibet ad un piano superiore di pensiero che non aveva mai avuto prima nella sua storia conosciuta; e ancora oggi è la forma più potente ed ufficiale di Buddhismo in Tibet. Il pensiero Bhon e il Buddhismo degenerato di Padma Sambhava, che sono ancora in auge tra gente che Tsong-kha-pa non era riuscito a raggiungere, prevalgono oggi nei sobborghi del Tibet, tra gli indiani, i cinesi, il Turkestan, e la frontiera settentrionale; ed è principalmente lungo questa frontiera che si devono trovare i cosiddetti Berretti Rossi, non tutti, ma la maggior parte. All'interno del Tibet si trova una grande maggioranza dei Berretti Gialli, cioè coloro che hanno seguito Tsong-kha-pa. La distinzione, per quanto riguarda l'abbigliamento, è solo nel berretto o cappello, perché sia i Berretti Rossi che i Berretti Gialli di Tsong-kha-pa indossano praticamente lo stesso vestiario, di solito rosso e arancione scuro, l'antica tunica dell'India.

Ora, chi era Tsong-kha-pa? Era quello che chiamerei un tulku. Un tulku significa ciò che vi ho spiegato nel nostro incontro di due settimane fa. Come Gesù, ma in maniera diversa da lui, Tsong-kha-pa era sia un tulku che un Bodhisattva. Infatti, tulku significa Bodhisattva. Egli non era Buddha o un Buddha. Aveva rifiutato lo stato di Buddha. Oggi potremmo definirlo il più elevato dei Sambhogakaya o Nirmāṇakāya. Io stesso non sono sicuro su questo punto. Ma egli non è un Dharmakaya, perché significherebbe andare nel nirvāṇa e passare interminabili ere senza alcuna possibilità di aiutare gli innumerevoli milioni di quelli che gli stanno dietro. Andando in nirvāṇa assumendo il Dharmakaya significa semplicemente spezzare ogni legame con i piani inferiori e salire ai regni supremi dello spirito. Naturalmente, questa è una realizzazione indicibilmente grandiosa, gloriosa, meravigliosa. Ma i Buddha di Compassione e i Bodhisattva la rifiutano. Preferiscono rimanere indietro e aiutare quelli che conoscono la Legge meno di loro.

Tsong-kha-pa divenne un Planetario. Cos'è un Planetario? Un Planetario è uno spirito cosmico. I Planetari possono essere di molti gradi diversi sulla scala della vita di quel pianeta, in questo caso il nostro pianeta. Vi sono pianeti avanzati, Planetari avanzati, inferiori o intermedi, per il semplice motivo che, essendo un Bodhisattva, egli non si è isolato così in alto da escludere la possibilità di ridiscendere in questo manvantara.

I Planetari: anche questo è un soggetto molto interessante, e quando il tempo ce lo permetterà, dobbiamo svilupparlo più profondamente di quanto faremo questa sera. Come ho affermato, ci sono Planetari elevati, intermedi e inferiori. Questo perché ci sono Planetari appartenenti all'intera nostra catena planetaria. L'influenza del più elevato si estende su tutti i sette o dodici globi della nostra catena. Vi sono Planetari intermedi la cui influenza è molto alta su qualsiasi altro globo, come la nostra terra, il Globo D; e vi sono Planetari minori che lavorano sotto questi Planetari superiori, che potremmo definire quegli spiriti planetari più a contatto con la povera umanità. Il lavoro che fanno è nobile, compassionevole, veramente il più sublime di tutti i Planetari. p>

Tuttavia, dobbiamo ricordare che quando parliamo di Planetari non dobbiamo raffigurarci un qualcosa che si avvicini all'infallibilità, perché anche i Planetari minori non sono infallibili. Pensiamo a cosa può significare l'infallibilità. Significherebbe avere una mente coestensiva alla galassia, praticamente l'infinitudine illimitata. Significherebbe avere una volontà coestensiva all'immensa volontà della natura; in altre parole, la stessa Madre Natura dovrebbe essere infallibile, e nessun Planetario lo è. Ma, paragonati a noi uomini, anche i Planetari minori hanno un giudizio, un discernimento, una saggezza, un intuito e un potere, che sono virtualmente infallibili. Possiamo avere fiducia in loro. Questa potrebbe sembrare una discussione accademica, ma non è così. Oggi, in Occidente, ci sono certi individui che immaginano che un grande leader ecclesiastico sia infallibile. Sono attaccati alla loro opinione, ma la storia non li appoggia.

Ora, potrei ricevere questa domanda: Ci può dare un esempio di un Planetario del quale si parla in qualche altro sistema religioso o filosofico?

Molto facilmente. Quelli che gli hindu chiamano i Manu sono Planetari di un tipo. Quelli che chiamano i Prajāpati sono Planetari. Potremmo anche dire, e senza allontanarci dalla verità, che i Manu sono anche Prajāpati. Vi sono anche esempi di Planetari per quel che riguarda l'onda di vita umana. Altri esempi di Planetari sono i riferimenti in molte antiche religioni e filosofie religiose a quelli che i Cristiani, seguendo i greci, chiamano angeli e arcangeli. E la chiave è questa. Ciò che i logoi solari sono per il sole e dentro di lui, così sono i Planetari per un globo di una catena o per un'intera catena.

 

Cenni sulla Storia delle Razze Radice
(Hints on the History of the Root-Races)

Tutte le grandi religioni e filosofie del passato ci parlano di un tempo in cui la morte effettivamente non esisteva nelle razze umane primordiali. Venne nell'esistenza umana, nell'abitudine umana, solo quando il peccato, come lo chiamano i cristiani, entrò nel mondo, portando con sé la morte, non solo la morte fisica ma, come noi teosofi cerchiamo di evidenziare, anche la morte dell'anima. Ora, comunque, stiamo parlando della morte del corpo.

La Prima Razza e buona parte della Seconda non vissero per milioni di anni come individui, cosa che sarebbe del tutto assurda. Significherebbe che un'entità come l'anima, non importa quanto perfettamente vivificata, sia passata immutata attraverso milioni di anni d'esistenza vuota, e questo è un nonsenso. La natura non ci fornisce alcun esempio di una simile identità immutabile. Anche oggi nei corpi cellulari vi è un assiduo cambiamento e un disfarsi, un costante mutamento di giorno in giorno, un movimento.

Così, che cosa accadde relativamente alla morte durante la Prima Razza e parte della Seconda Razza? Allora gli individui non abbandonavano i loro corpi consumati per prendere corpi nuovi e giovani. Questa consuetudine della natura non era ancora venuta in esistenza per gli esseri umani, cioè per gli esseri di quel periodo. Allora i corpi erano come enormi sacchi di budino, come li chiama H.P.B., o cellule, e queste cellule vivevano e germogliavano in gran parte per osmosi, endosmosi ed esosmosi. In un determinato periodo queste cellule furono rigettate e da una cella ne derivarono due. Ciascuna di queste cellule, da quel momento in poi, visse per un certo tempo, il tempo della scissione per ciascuna, e poi ciascuna delle due si divise in due, e allora ne risultarono quattro cellule, quattro individui. Ma non c'era la morte. In seguito, il metodo di propagare le specie, come potremmo chiamarlo, cambiò. Ma ora stiamo parlando di queste prime razze. /p>

Le cellule, come individui, non vissero immutate per milioni di anni, cosa che sarebbe un'assurdità, ma continuarono a dividersi ripetutamente, ciascuna cellula divenne due, due divennero quattro, quattro divennero otto, otto divennero sedici, ecc. Che cosa accadde allora? Potremmo pensare che prima o poi tutte queste cellule coprirebbero la terra così fittamente, che nessuno potrebbe muoversi. Ma non fu così. La Natura non agisce in quel modo. Ancora oggi, come i biologi sanno, prevale un ordine perfetto. Quando sembra che una specie abbia raggiunto il suo massimo di propagazione, subentra la sterilità, sembra cioè che la fecondità sia morta. L'equilibrio è instaurato, perché c'è sempre un certo numero di monadi o entità viventi in questi corpi. Non può esserci un corpo se non c'è un'entità ad animarlo, per così dire.

Allora la Terza Razza Radice, da quel momento divenuta la razza umana, era passata attraverso le fasi di propagare le loro spore o semi o uova, proprio come fanno oggi, infatti, ma in maniera piuttosto diversa. La Natura non ha abbandonato tutti i suoi processi. Noi propaghiamo ancora le nostre specie mediante cellule o uova, e così via, solo che l'organizzazione è diversa. Ci siamo fermati alla Terza Razza Radice che era androgina. Il sesso non era ancora apparso, e c'erano creature enormi. I lineamenti della forma umana come li vediamo e conosciamo oggi erano già ben tratteggiati; la struttura umana c'era, diversa da com'è ora, meno raffinata di com'è oggi, in un certo senso meno proporzionata; ma lo schema della forma umana già c'era in quel periodo androgino.

Allora, a metà della Terza Razza Radice, l'androginia divenne i due sessi come li abbiamo oggi, cioè Adamo-Eva divenne Adamo ed Eva. E a proposito potrei dire per inciso che anche nel Libro del Genesi ebraico, nel capitolo terzo, penso, si afferma: "E il loro nome era Adamo," non il suo nome, ma il loro nome. "Ed erano Adamo ed Eva — e il loro nome era Adamo." Un'affermazione che implica molte cose di cui potremmo parlare. Comunque, a quel tempo, prima che la razza diventasse veramente sessuata come la conosciamo oggi, c'erano creature immense, non so quanto alte fossero, con piedi enormi lunghi più di due metri e mezzo. Ma notate, la loro carne era soffice, molto tenera, se paragonata alla carne dura che noi umani abbiamo. Vi potrei intrattenere con parecchi racconti stupendi rigorosamente ai limiti della storia occulta, della biologia arcaica occulta.

Allora, quando la razza continuò e divenne realmente sessuata e divenne la razza degli Atlantidei, anche questi, sebbene fossero diminuiti in dimensione rispetto alla Terza Razza Radice, i cosiddetti Lemuriani, erano essi stessi all'incirca sui sette metri e mezzo d'altezza. Lo sapete, è una tradizione in tutte le antiche razze e le antiche scritture religiose e filosofiche, che a quei tempi vi fossero i giganti sulla terra, e non sembra così strano se consideriamo che la biologia e l'archeologia odierne stanno cominciando a mostrarci le dimensioni degli esseri che vivevano in quei periodi primordiali. Bene, la carne dei giganti Atlantidei era ancora più grossolana della nostra, terribilmente grezza, dura come la roccia, brutta, e tuttavia carne indubbiamente umana. In qualche modo noi ci siamo raffinati rispetto a quei periodi; e poiché si avvicina la Sesta Razza Radice su questa terra, diciamo tra più o meno 4.000.000 di anni da oggi, la Sesta Razza Radice sarà composta da individui che avranno superato il sesso. Gli organi embrionali del sesso che la Natura ancora ci conserva sono la prova di ciò che la Natura intende portare avanti in futuro, e apparirà di nuovo l'androginia, ma in una forma più raffinata; e la carne degli uomini della Sesta Razza sarà tenera e soffice. Loro non se ne renderanno conto; ma se oggi potessimo avere tra noi un uomo della Sesta Razza Radice, forse più piccolo di me, più piccolo dell'uomo più piccolo che è qui, ci meraviglieremmo dell'effetto luminoso che vedremmo nella sua carne, tenera, soffice, come se contenesse luce; e con un intelletto potente e una grandezza spirituale. E la Settima Razza Radice comincerà ad avere corpi di luce, quasi di luce, e sarà appena l'inizio. È così difficile descrivere cose che accadranno tra milioni e milioni di anni. Ora appaiono solo come sogni. Non so se abbiamo qualcosa che possiamo paragonare a queste creature, tranne che una medusa, che naturalmente viene dal passato, ma è un'entità vivente la cui carne è veramente soffice e tenera.

Allora, nelle Ronde future, in quei gloriosi giorni lontani tra centinaia di milioni di anni futuri, gli uomini saranno come gli angeli di cui parlerebbero i cristiani. Infatti si avvicineranno allo stato Dhyāni-Chohanico, titani nella spiritualità, giganti nell'intelletto, non più uomini e donne, tuttavia magnifici esseri umani.

 

Insuccessi Spirituali
(Spiritual Failures)

RIFERIMENTO: "Ora vi sono — devono esserci degli 'insuccessi' nelle razze eteree delle molte classi di Dhyāni-Chohan o Deva, come pure tra gli uomini . . ."  — et seq. (Vedi Note Supplementari alla Lettera XIV)

Nell'incontro di stasera è stata fatta una citazione da Le Lettere dei Mahatma ad A. P. Sinnett in riferimento agli insuccessi, insuccessi spirituali; e sapendo che questo termine è stato molto frainteso, o perlomeno appreso in maniera errata, chiedo cortesemente la vostra attenzione su ciò che sto per dire.

Quello che potrebbe essere un insuccesso tra gli dèi, per un essere umano o un semidio sarebbe un magnifico successo. Gli "insuccessi" tra i Dhyāni-Chohan, o gli dèi, se preferite, è una frase che si riferisce semplicemente a quegli esseri elevati, anche tra i Dhyāni-Chohan, che hanno tentato più di quanto potessero realizzare con successo. Ma, in un certo senso, voi vedete quanto sia degno di stima questo sforzo. È una delle cose più divine nella coscienza, non solo degli esseri umani, ma dei Dhyāni-Chohan, cui essi aspirano per sempre oltre se stessi. Questi insuccessi sono vittorie nel lungo percorso, perché rappresentano uno sforzo sublime. Ed è più nobile cercare la compagnia degli dèi in questa vita e non riuscirci, perché noi stessi non siamo ancora dèi, piuttosto che essere per sempre semplicemente umani e non prendere in considerazione se gli dèi esistano oppure no. Perciò, questi insuccessi, tutti insuccessi rispettabili, che significano, molto logicamente, di non aver portato a termine ciò che era stato pensato di fare — questi insuccessi sono tra i più gloriosi anche tra gli eserciti dei Dhyāni-Chohan.

Ora, sono proprio questi insuccessi che non furono in grado di realizzare l'ascesa celeste e che dovevano attendere fino al anvantara successivo prima di poter attraversare con successo quella vetta — sono proprio questi fallimenti che guidarono gli eserciti di coloro che ritornarono e costruirono la nostra terra e insegnarono all'umanità primitiva, che tracciarono i progetti dell'opera su cui gli elementali e gli eserciti Dhyāni-Chohanici inferiori in seguito lavorarono per costruire il nostro mondo così com'è. Furono questi insuccessi che fornirono la visione e, guidati dal karma del nostro passato, resero quel karma un po' più elevato. Insuccessi che però furono i nostri salvatori.

Così, a dire il vero, ci sono insuccessi tra gli esseri umani; e se accettiamo il termine"insuccessi" senza conoscere l'insegnamento, saremmo ingiusti. Molto più nobile è l'uomo che si sforza per il chelaiato e fallisce a causa della debolezza passata, il karma del passato — è molto più nobile di chi che non ha quest'anelito divino di avanzare e diventare più nobile, superiore a quanto fosse prima.

Ci sono insuccessi anche nell'iniziazione, ma questo tipo d'insuccesso è degno di gloria, perché rappresenta uno sforzo nobile, una visione più ampia, una forza crescente e un desiderio positivo. Ci sono insuccessi tra i chela che in questa vita non sono in grado di ottenere lo stato di ahātma. Ma quant'è bello il loro insuccesso, perché essi ci hanno provato e quasi vinto. Sarebbe rimasta una velleità, se non avessero mai provato. Ci sono questi rari spiriti, sia tra gli dèi, sia tra gli uomini, che vedono e tentano, e hanno successo oppure falliscono; ma quel fallimento è di per sé un successo; ed è a insuccessi come questi che allude il Mahātma che scrive.

Ed è ciò che dice H. P. Blavatsky nella Voce del Silenzio:

"Ricordate, voi che avete lottato per la liberazione, che ogni insuccesso è un successo, e ogni sincero tentativo conquista nel tempo la sua ricompensa. I sacri germi spuntano e crescono invisibili nell'anima del discepolo, i loro gambi diventano forti a ogni nuovo tentativo, si piegano come canne ma non si spezzano mai, né possono mai essere perduti. Ma quand' è suonata l'ora, fioriscono."

 

Corrispondenze nelle Ronde
(Correspondences in the Rounds)

RIFERIMENTO alla Lettera XV, pp. 89-93

La Quarta Ronda è una copia di tipo più avanzato di tutto quello che ebbe luogo nella Terza Ronda, come la Terza Ronda lo era della Seconda. Ricordate che le forme, gli aspetti e i corpi, hanno tutti un'importanza relativa. /p>

Ci fu un tempo nella Terza Ronda corrispondente alla discesa dei Mānasaputra in questa Quarta. Ci fu un tempo nella Terza Ronda corrispondente all'arrivo del sesso su questa terra. Ci fu un tempo nella Terza Ronda corrispondente a ciò che accadrà in futuro, quando il sesso sparirà in questa Ronda. E così per tutti gli avvenimenti attraverso i quali siamo passati e che dobbiamo passare in questa Quarta Ronda.

In verità, anche durante la Prima Ronda, su questa terra c'era l'intelligenza organizzata, non solo entità senza mente. Se pensate che non ci fosse alcun tipo d'intelligenza nella Prima Ronda, dimostra che i vostri pensieri sono troppo limitati all'evoluzione umana. Ma ci sono le diverse evoluzioni dei Regni Dhyāni-Chohanici; e anche nella Prima Ronda c'erano esseri umani. Non importa quali fossero i corpi, non ha alcuna importanza. C'erano esseri dotati del potere della volontà, che pensavano e percepivano. Erano pochi, siatene certi, ma esistevano; ed erano i figli stellari, i Figli della Bruma di Fuoco di cui parla H.P.B., i primi grandi Adepti su questa terra e anche sugli altri globi della nostra catena. Ce n'erano pochi perché quella era la Prima Ronda. Ce ne furono di più nella Seconda; di più nella Terza; e ancora di più nella Quarta. Ce ne saranno ancora di più nella Quinta, e così via, perché ogni nuova Ronda innalza ciascun regno a un sotto-sotto-piano cosmico superiore sulla scala evolutiva. Giusto per fare un commento.

 

L'Uno Diventa I Molti
(The One Becomes The Many)

Sono d'accordo con quelli che proprio non possono capire come l'Uno possa fare diversamente se non diventare la moltitudine. Considerate l'Universo intorno a noi in ogni parte. Rappresenta i molti. La ragione ci dice che, obbedendo a un'unica legge comune formata essenzialmente da una sostanza comune, originariamente tutte le moltitudini di esseri ed entità in quest'Universo devono essere derivate da una sola sorgente cosmica di essere e di vita. È l'insegnamento dell'Occultismo di ogni era che riporta a quella divinità tutte le cose che ora stanno avanzando: emanate dalla divinità come scintille divine incoscienti per eoni ed eoni di pellegrinaggio cosmico, si sottopongono a tutte le meravigliose avventure che la vita offre in ogni sua fase; allora risalgono sul sentiero e rientrano in seno al Divino, per poi riuscirne al prossimo manvantara. Mi è incomprensibile che possa aver luogo qualcosa di diverso; e vi sono così tanti notevoli esempi che possiamo dare di questo processo senza fine.

 

La Sedimentazione della Nostra Terra
(Sedimentation of our Earth)

Quando i Maestri o H.P.B. parlano dei 320 milioni di anni da quando cominciò la sedimentazione sulla nostra terra, si riferiscono all'inizio di questa Ronda sul Globo A; e quando l'impulso dei tre regni elementali, seguiti dal regno minerale, raggiunse la nostra terra, allora ebbero inizio non solo la sedimentazione ma anche le eruzioni vulcaniche. Questo è tutto. Se leggerete cosa ho detto in Fundamentals of the Esoteric Philosophy (e in quel libro ho lavorato duramente per rendere chiaro il processo evolutivo sui diversi globi durante una Ronda), se volete dare un'occhiata a quel libro, spero che vi sarà abbastanza comprensibile.

Infatti, abbiamo così tanti insegnamenti, che il nostro caro pubblico se ne dimentica! Questa è la semplice verità. I nostri libri sono veramente pieni di informazioni; e uno dei migliori aiuti possibili per noi studenti è imparare a confrontare e costruire un'idea da quel confronto, collegando tutti i fatti e non sentirci mai abbastanza soddisfatti finché abbiamo realizzato una posizione appropriata per ogni fatto. Allora ve ne siete fatta un'idea, e non la dimenticherete. /p>

 

I Globi Portatori di Uomini
(Man-Bearing Globes)

È vero che i globi in un sistema solare e anche una catena planetaria sono veramente la stessa cosa — possono avanzare così in alto nel loro sviluppo evolutivo o emanativo, da oltrepassare lo stadio raggiunto dagli esseri umani o dal regno umano su questi globi di una catena, perché sono arrivati in alto, sopra il regno umano. Ma questa è solo una raffigurazione a metà.

L'altro motivo per cui vi sono globi non portatori di uomini, che sono le catene nel nostro sistema solare prive di uomini, è che queste ultime, costituendo l'altra parte di questa raffigurazione, non hanno ancora raggiunto il punto in cui le loro onde di vita sono salite al regno umano. Capite? /p>

Quindi, l'idea è che ogni globo in una catena planetaria è stato, è, o sarà qualche volta portatore di uomini, qualche volta.. Quelli che ancora non hanno raggiunto lo stadio di globi portatori di uomini producono i regni inferiori, o qualcuno di essi. Quelli che sono evoluti oltre, al di sopra della possibilità di portare il regno umano sui loro globi, producono esclusivamente le razze dei Dhyāni-Chohan, ed esseri anche al di sopra di questi ultimi.

Così vi sono catene o globi portatori di uomini nel nostro sistema solare, e vi sono quelli che non sono portatori di uomini. Infatti, possiamo dire la stessa cosa su qualsiasi altro regno. Vi sono globi nella nostra catena che producono i Dhyāni-Chohan, ad esempio, e altri che non producono i Dhyāni-Chohan.

 

Tutte Le Cose Contribuiscono a Tutte le Cose
(All Things Contribute to All Things)

RIFERIMENTO alle Lettere XXIIIA e XXIIIB
Domanda a p. 146, e Risposta n. 8, pp. 160-62

L'insegnamento della Saggezza di Dio è che ogni membro del sistema solare è un'entità vivente, un dio incorporato. Così è il sole, così è ogni pianeta, così è ogni cometa. Inoltre, lo stesso sistema solare, nel suo insieme è un'entità, esattamente come il nostro corpo umano è un'entità nel suo insieme, un'unità che tuttavia contiene in sé diversi organi, e ciascuno di questi organi è un individuo, un'unità, un'entità vivente con una coscienza del proprio tipo.

Capite cosa significa questo? Che proprio come il nostro corpo, esso stesso un'entità organica, è aiutato nel suo essere da diversi organi, il cuore, il cervello, i reni, il fegato, lo stomaco, e via di questo passo, così il sistema solare, esso stesso un'entità organica, è aiutato nel suo essere da tutte le unità organiche in sé: il sole, i pianeti, le comete, e così via. Cooperano tutti a produrre una grande cosa, cioè il Regno Solare, con il sole come suo re o capo. /p>

Che deduzione dobbiamo ricavarne? Che, cooperando come fanno tutte queste unità verso una meta comune, nel sistema solare non può essere fatto proprio niente se uno solo di questi corpi rifiuta d'agire cooperativamente e di unirsi nello sforzo; e l'unione qui non significa due o tre organi che si congiungono per opporsi a due o tre altri organi. Significa che tutte le unità organiche, senza eccezione alcuna, cooperano per il bene comune universale. Se non ci fosse questa cooperazione, se, ad esempio, un singolo organo dovesse morire, allora morirebbe l'intero organismo, perché l'armonia e la simmetria dell'unità globale è interrotta, annientata, fermata. E la stessa cosa accade al corpo umano. Supponiamo che il mio cuore cessi di battere, che muoia — il mio corpo morirebbe. Se il mio stomaco è disintegrato, il mio corpo morirebbe; ed è così per qualsiasi altro organo — anche per la pelle o i tessuti o la carne o le ossa: abbiamo bisogno di tutte queste diverse cose per rendere completamente e giustamente funzionante il corpo umano. Così è per il sistema solare.

Perciò, quando diciamo che tutte le cose cooperano per produrre tutte le cose, possiamo riferirci a tutte le cose su questa terra; ma potrebbe anche significare che questa terra, a sua volta, coopera con qualsiasi altro corpo nel sistema solare per produrre gli effetti appropriati su ogni altro pianeta e sul sole. Che dire, ad esempio, della pioggia e degli altri fenomeni metereologici di questa terra? Che dire delle tempeste di ogni tipo: tempeste di neve, tempeste di grandine, tempeste di pioggia, tempeste elettriche? Diremo che nel sistema solare le produce una sola cosa, che possano essere le macchie solari o forse un pianeta, come alcuni astrologi affermano in maniera del tutto sbagliata? No. Tutte le cose lavorano insieme per produrre tutte le cose dappertutto.

Così, quando ci troviamo a rispondere alla domanda: Sono le macchie solari la causa dei fenomeni metereologici su questa terra? — la risposta dev'essere no, perché escluderebbe tutte le altre cause che vi contribuiscono e i loro artefici. Le macchie solari giocano la loro giusta parte; così fa ogni pianeta. Ma qual è il fattore preminente, la causa maggiore, nella produzione di queste cose sulla nostra terra? È la terra stessa. Ma la terra stessa non le potrebbe produrre se non avesse l'aiuto di tutti gli altri dèi cooperanti e consenzienti, come lo parafrasavano greci e romani; in altre parole, l'aiuto del sole, dei pianeti, delle comete.

Che cosa crea il calore? Che cosa crea la pioggia? Che cosa crea il freddo su questa terra? Il magnetismo, indubbiamente. Ma queste sono le forze. Che cosa rende fondamentali queste cose? La vitalità della terra che coopera con la vitalità ricevuta dagli altri pianeti, dal sole e dalle comete. Tutte cose cooperano per creare tutte le cose. Una chiave, una chiave maestra.

In effetti, se vogliamo la causa meccanica, la causa immediata, cioè la causa che precede l'effetto — non la causa prima — è la dilatazione dell'atmosfera della terra e la sua contrazione. L'atmosfera terrestre è uno degli organi più meravigliosi della nostra Madre Terra. Dovete considerare la terra come un essere vivente o, come direbbero i Latini, un animale (dal termine Latino anima, , che significa vita). In Latino, animale significa un essere vivente, umano o animale, ad esempio. In questo senso, anche una pianta è un "animale," solo in maniera molto flebile; Per anima s'intendeva particolarmente quella che in Teosofia è chiamata l'anima animale — il nefesh della Qabbālāh.

La terra è costantemente sovraccarica di potere vitale. Ci sono volte in cui quasi si spacca, e il potere interno deve trovare una via d'uscita: deve scaricarsi, perché la pressione dell'intero sistema solare è sottostante allo stesso potere. Prendiamo il caso dei terremoti: terrorizzano il mio animale domestico, mi raggelano il sangue perché penso sempre ai danni che fanno agli esseri umani e alla miseria che provocano; tuttavia, sono una delle più grandi benedizioni, perché la terra sta rilasciando l'energia che altrimenti potrebbe diventare esplosivamente devastante. La nostra terra allora si spaccherebbe e si disintegrerebbe, se non ci fossero queste fuoruscite periodiche.

È come la vitalità che un essere umano esaurisce continuamente — passeggiando, parlando, muovendosi, con la circolazione del suo sangue. Ogni volta che egli alza un dito, sta facendo uscire la sua energia. Supponiamo che tutta l'energia prodotta dal corpo potesse, per qualche magia, essere repressa e trattenuta nel corpo, il corpo esploderebbe, semplicemente si disintegrerebbe; i tessuti sarebbero fatti a pezzi.

Naturalmente, c'è l'altra faccia della medaglia: se il dispendio d'energia è troppo grande, allora avremmo l'altro estremo, e andremmo incontro alla malattia o alla morte. Ma perché il corpo umano lo fa? Nella sua piccola sfera, nella sua piccola direttiva, fa ciò che i pianeti fanno, contribuendo con la sua quota alla vitalità della terra; e questa vitalità viene nel corpo umano dall'alto, e da ciò che passa dentro e fuori nello scambio degli atomi di vita tra tutti noi. Tutte le cose contribuiscono a tutte le cose; ricevono e danno continuamente.[2]

Vi rendete conto che in vecchiaia nel corpo c'è più vitalità rispetto alla gioventù? La vecchiaia non è un problema di privazione della vitalità; è un problema di vitalità eccessiva. Il corpo non può costruire abbastanza velocemente. La vita intensa dell'essere umano adulto rovina lentamente il corpo, causandogli la vecchiaia. Il corpo non è in grado di costruire abbastanza velocemente. Le pulsazioni della vita sono più rapide del potere di costruire. Di conseguenza, i capelli diventano grigi, la vista cala, l'udito s'indebolisce, e tutti i fenomeni che l'età comporta. La salute è semplicemente equilibrio, e più ci teniamo in salute, più viviamo — se lo vogliamo! Se è consigliabile! Alcune persone sembrano pensare che una vita lunga sia un distintivo di santità. Molto spesso non è così. A volte le persone più grossolane sono le più longeve. C'è un antico proverbio latino che dice: "Gli dèi amano coloro che muoiono giovani," nel senso che gli dèi prendono quelli che amano quando sono giovani — non quando gli dèi sono giovani, ma quando quelli che essi prendono sono giovani. Gli stessi dèi sono perennemente giovani.

Torniamo ora al soggetto dell'atmosfera della terra, che si dilata e si espande incessantemente. Sappiamo che quando avviene quest'espansione abbiamo il calo del barometro, quello strumento sensibile che abbiamo imparato a costruire e che registra la pressione dell'aria. È un segnale di pioggia. E tutti conosciamo il freddo nell'aria dopo una tempesta di pioggia, anche in estate. Diciamo: "Si è freddata l'aria." L'effetto opposto, il caldo, è prodotto quando l'atmosfera si condensa o contrae, e la pressione aumentata sul barometro lo fa salire. "Bel tempo," diciamo, "e bel caldo," caldo relativo a seconda della stagione, naturalmente. /p>

Che cos'è che causa queste contrazioni e dilatazioni dell'atmosfera terrestre? Principalmente, le pulsazioni vitali periodiche nella terra stessa. Ma queste pulsazioni sono intimamente connesse a ogni istante del tempo, senza interrompersi un secondo, con tutti gli altri corpi del sistema solare. Tutte le cose contribuiscono a tutte le cose. Questa è la chiave maestra.

Queste contrazioni o pressioni dell'atmosfera, come le chiama la fraseologia moderna, e queste dilatazioni dell'atmosfera, sono causate principalmente dall'effettivo continente meteorico che circonda il nostro globo come un guscio spesso. Voi direte: "Come può essere come un guscio spesso quando possiamo vedere attraverso di esso e possiamo vedere il sole e le stelle e le nuvole?" Supponete che, invece della mia attuale vista dell'occhio, io avessi un occhio elettrico. Allora potrei vedere attraverso un filo di rame. Cose come il rame e il ferro per me sarebbero trasparenti. Ma con la mia attuale vista dell'occhio non posso vedere attraverso un filo di rame o un tratto di filo di rame lungo 5000 miglia, perché non ho l'occhio elettrico. D'altra parte, con l'occhio elettrico non potrei vedere cose che ora vedo. Il fatto è che la nostra vista oculare è stata evoluta dalla Natura o, se preferite, evoluta dal Karma, per cui tutti noi possiamo vedere quello che chiamiamo il blu del cielo. Questa è la vera spiegazione del blu del cielo. La teoria scientifica che è la polvere molto sottile per la maggior parte proveniente dalla terra a intercettare i raggi blu dello spettro solare, potrebbe essere definita una spiegazione debole, parziale. Non oso omettere anche questa teoria, perché altrimenti la mia spiegazione sarebbe molto imperfetta. In quella teoria c'è della verità, ma dire che è la causa del blu del cielo non è vero, perché questo escluderebbe ogni altra cosa.

Tutti gli altri pianeti, tranne Marte, sono ugualmente circondati dal proprio continente meteorico. La scienza lo sa e le chiama le nubi dei diversi pianeti. Chiamatele nubi, se volete. Dite pure che sono nubi di polvere cosmica e polvere proveniente dai rispettivi pianeti. Tutto giusto: ma esse sono effettivamente per la maggior parte polvere interstellare e interplanetaria. Ciascuno dei pianeti nel nostro sistema solare, tranne Marte, come ho detto, è circondato da un simile continente di polvere meteorica; e anche Marte ha un tenue velo sottile di materia meteorica che lo circonda. Marte è diverso dagli altri perché attualmente è in oscuramento; e sul Globo D della Catena Marziana le forze d'attrazione che tengono insieme il continente meteorico si sono allentate, per così dire. Queste forze magnetiche ed elettriche che circondano Marte sono deboli perché il continente meteorico intorno al Globo D di Marte si è dissipato più o meno attraverso tutto lo spazio — non completamente, ma quasi. Questo è il motivo per cui possiamo afferrare appena una visione parziale del Globo Marziano; ma anche queste visioni parziali sono ancora incerte. I nostri astronomi non sono sicuri che quello che vedono alcuni sia visto anche da altri. Conoscete l'interminabile disputa sorta dalla scoperta dei cosiddetti canali di Marte, che il Professor Lowell di Flagstaff, Arizona, e altri, hanno completamente creduti così estesi, mentre altri lo negano. Schiaparelli, l'astronomo italiano, anni e anni fa, è stato il primo a parlare di queste linee, e poiché gli ricordavano dei canali, le chiamò canali, il termine italiano per canali o canali di qualsiasi altro tipo; e allora la gente accettò l'idea, perché presero questo termine nel senso Inglese di corsi d'acqua, e quindi dovevano essere corsi d'acqua. Ciò ancora non è stato provato; potrebbero esserlo oppure no. Non mi permetto dire qualcosa in più sull'argomento.

Per favore, compagni, ricordate che il sistema solare è un essere vivente, di cui il sole è sia il cervello, sia il cuore. I diversi pianeti sono gli organi di quest'entità organica. La nostra terra ne è uno. Lavorano tutti insieme per creare il sistema solare come un organismo, o un gruppo di organi. Tutte le cose contribuiscono a tutte le cose. Su questa terra niente accade se non per l'azione cosmica cooperante, dall'ondeggiare di una foglia di felce nel vento al più terribile terremoto che il mondo abbia mai conosciuto. Sono tutti prodotti principalmente dalla terra, con la cooperazione del sole e della luna, dei pianeti e delle comete, perché quest'entità organica si muove secondo i provvedimenti del destino. Tutte le cose contribuiscono a tutte le cose. La nascita di ogni bambino è prodotta dal sistema solare, dalla terra, specialmente dalla madre; ma tutte le cose contribuiscono a creare quel bambino. Le stelle hanno la loro influenza su di noi, senza dubbio è così; e anche il sole e i pianeti e le comete, perché il sistema solare è un essere organico vivente, e quindi ogni cosa al suo interno, dappertutto, è influenzata da ogni cosa al suo interno, dappertutto. Questa è sicuramente la verità, ed è una descrizione splendida.

I Processi dopo la Morte
(The Processes After Death)

RIFERIMENTO alle Lettere XXIIIA e XXIIIB
Domande 15-20 p. 147, Risposte 15-20, pp. 170-4

Innanzitutto vorrei mettere in evidenza una cosa. Noi parliamo di incidenti. Mi chiedo se la gente comprenda quello che implica quando usa questo termine. Se delle cose come gli incidenti in realtà avvengono nel modo in cui gli uomini occidentali intendono questo termine, allora l'universo è senza leggi, caotico, non vi è ordine, non ha nessuna sequenza di avvenimenti. Se qualsiasi cosa nell'universo può accadere per caso, fortuitamente, senza una causa precedente, allora l'intero universo è sbagliato, perché la possibilità non può farne parte, e tutto il resto di esso è contro la possibilità. È come dire che una parte di una mela è mela e tutto il resto non è mela, un'assurdità. La mela è tutta una mela e l'universo è tutta una legge. L'incidente è semplicemente un termine che in Occidente è usato per nascondere l'ignoranza. Gli incidenti di solito sono eventi imprevisti, e poiché non ne vediamo le cause precedenti, diciamo: è un incidente. In questo senso, non esiste una cosa come un incidente. Ogni cosa è il frutto di una causa antecedente, e questa causa antecedente non può toccare alcun individuo che non sia il produttore di quella causa, originariamente o intimamente connesso con la produzione di quella causa.

Come, ad esempio, due o più persone possono lavorare insieme. Per il fatto che lavorano insieme, sono karmicamente legati. Il karma governa tutte le cose con giustizia infinita, perché ripristina la legge dell'armonia; e noi, con il nostro debole intelletto umano, non possiamo facilmente renderci conto di come, quando una cosa è passata, diciamo dieci milioni di anni fa, l'armonia possa essere ristabilita dieci milioni di anni dopo. Ma io chiedo: Perché no? Dobbiamo ricordare che i nostri concetti del tempo sono pertinenti alla sfera del tempo in cui viviamo. Le nostre idee del tempo sarebbero eccessivamente lunghe rispetto alle idee del tempo di un individuo che vive su una parte infinitesimale della materia, diciamo un elettrone, dove un intero universo cosmico potrebbe apparire e fare il suo corso e svanire durante il periodo di tempo di ciò che chiamiamo il battito di un orologio. Per tali individui il tempo è enormemente velocizzato e il nostro tempo sarebbe come un'eternità. Ma che cos'è il nostro tempo se lo paragoniamo alle vaste sequenze cronologiche del cosmo, che possiamo contare nei nostri anni umani come miliardi, migliaia di miliardi, quadrilioni, e anche con le cifre superiori degli anni solari o, come diciamo, anni umani? Per un individuo che vive in quella sfera del tempo ampiamente estesa, o la sfera spazio-tempo, per usare il gergo moderno, il nostro tempo sarebbe molto veloce. Dieci milioni di anni non sono nulla dal punto di vista di una legge autenticamente cosmica, e potrebbe sembrare che sia trascorsa solo un'ora o, come potremmo dire, un momento nel passato. Potremmo dire, con le Scritture ebraiche, che dieci miliardi, trilioni, quadrilioni di anni, alla nostra vista non sono che un secondo del super tempo divino. E così è.

Così è per gli incidenti. C'è una tale giustizia assoluta in quest'universo, che non può essere fatta un'azione, né un pensiero meditato, né un'emozione sperimentata, senza le sue dovute e ordinarie conseguenze. Il perché lo sappiamo tutti. Applichiamo giustamente la legge cosmica a queste cose. Quando vediamo accadere qualcosa che non siamo in grado di comprendere, diciamo: è un incidente. Questo esprime semplicemente la nostra ignoranza di quello che era il passato. Ma non avrebbe potuto accadere a quell'uomo se quell'uomo, in passato, sia in questa vita o in qualche altra vita, non fosse stato connesso in qualche modo a cause che oggi hanno prodotto il frutto di quelle cause. Accade proprio ora. Sia che viviamo in questo mondo o in un mondo folle senza legge e ordine, e dove la possibilità, il caso e gli incidenti, possono accadere. Dove ne vediamo i segni? /p>

Ad esempio, dieci uomini sono su un'imbarcazione, nove annegano e uno si salva. Oppure, uno annega e nove si salvano. Perché? Per caso? Un uomo è travolto da un'automobile, o qualcosa cade dall'alto e gli schiaccia il cranio. Per caso? È facile dire così. Se potessimo risolvere i problemi della vita con il caso, gli incidenti, nessuno di noi avrebbe mai dei problemi. Voglio una spiegazione, non passando la patata bollente al Dio o al diavolo, o a qualcosa che chiamiamo caso. Non sulla nostra amabile vita!

Distinguete: mentre questo corpo sa di avere un incidente, l'ego incorporante sa che è stato il risultato della giustizia karmica; e poiché questo corpo non è che il veicolo, e poiché la coscienza e il senso morale dimorano nell'ego incorporante, quello che conta è l'entità cognitiva.

Il pensiero di un uomo al momento della morte e le conseguenze che ha quel breve periodo di concentrazione del pensiero, sono come una causa nella prossima vita e nelle vite successive. La nostra filosofia teosofica è così rigorosamente logica, per cui potete subito vedere che una simile cosa non può accadere, tranne che gli ultimi brevi momenti del pensiero siano essi stessi l'effetto di cause precedenti. Allora, che cosa dobbiamo intendere per l'insegnamento dato dal Maestro? Il suo significato è semplicemente questo. Ciò che un uomo pensa durante gli ultimi istanti vegetativi di questa vita sono le abitudini di pensiero — c'è una parola chiave, abitudine — le abitudini del pensiero della vita che si sta appena chiudendo; e quello che un uomo pensa quando la coscienza egoica è temporaneamente stordita dall'impatto della morte, quello che allora il cervello pensa è l'automatismo di quell'abitudine. Non è semplice? Tutte le abitudini del pensiero in tutte le vite precedenti all'ultimo momento s'immergono in quelle abitudini automatiche; l'abitudine incontra i pensieri abitudinari del pensare abitudinario. É il carattere dell'uomo che si esprime nel pensare automatico dei suoi ultimi momenti, e che sarà il suo carattere che egli ha meritato per il futuro. E basta applicarlo su scala più grande ai pensieri che l'uomo ha, diciamo alla fine di una Ronda o delle sette Ronde. È esattamente la stessa regola.

Qualsiasi cosa siano state le vostre abitudini di pensiero durante la vita, saranno quelle che all'istante della morte, non solo nella perdita della coscienza, ma nella morte effettiva, si esprimeranno come correnti automatiche di pensiero che governano quel panorama mentale che comincia dal primo istante della memoria dell'infanzia, percorrendo rapidamente ogni singolo evento e sentimento che voi abbiate mai avuto, fino al momento del passaggio. Allora subentra l'incoscienza, immediata, rapida. Questa è l'idea. /p>

Non c'è alcuna sofferenza su questo, a meno che un uomo ora vecchio e gentile possa guardare quel panorama con disgusto e dire: Perché non l'ho fatto quando ne avevo la possibilità? Perché non sono stato forte nel fare ciò che stavo facendo, mettendoci più forza e potere? Sono i riflessi della mente superiore quando vede quel panorama. Ma essenzialmente quei pensieri fanno parte dell'automatismo del pensare passato, i pensieri abitudinari del passato. Ogni cosa è infinitamente giusta, il vostro meglio e il vostro peggio, e lo sarà sempre.

E adesso un altro punto connesso ai pensieri. Diciamo che l'uomo con i suoi sette principi è composto, per gli scopi di questa descrizione, di due parti: una triade superiore e un quaternario inferiore. Chiamiamo la triade superiore X. Questa è la parte superiore, psichica, spirituale ed intellettuale, dell'uomo. Chiamiamo Y il quaternario più basso: le emozioni, i pensieri inferiori, i sentimenti buoni, cattivi, indifferenti, che ci formano di giorno in giorno così come siamo, quando non siamo ispirati dalle parti superiori. Li chiameremo quindi Y. E mettendoli in forma di un'equazione algebrica: Y più Y equivale a Z. Z è l'uomo come lo conosciamo, come siamo, come percepiamo, pensiamo, agiamo e facciamo. X è la nostra parte più elevata, la triade superiore. Y è la parte inferiore, il quaternario. Z è l'intero uomo che agisce attraverso il cervello e i nervi, attraverso il corpo.

Allora, quando la morte insorge, il corpo è abbandonato perché è solo un veicolo, un rivestimento. Effettivamente, non è niente di più, anche se la sede vitale di Y è adombrata da X. Ma è abbandonato come l'unghia di un dito. L'unghia fa parte di noi, del nostro corpo, è un prodotto della nostra vitalità; ma quando le unghie si spezzano, rimangono ancora in congiunzione X più Y, equivalenti a Z. E quando insorge la morte, avremo X + Y = Z, meno V. Chiameremo V il corpo fisico.

Ora, cosa accade nel passare del tempo? X si separa lentamente da Y finché lo sforzo della separazione non può andare oltre e ha luogo un'interruzione. X ascende, Y discende. Questa è la seconda morte. Finché non avviene la seconda morte, praticamente l'uomo è l'uomo che è sulla terra nel corpo fisico, in forma di un Nirmāṇakāya, anche se, è ovvio, non è un Nirmāṇakāya. Egli è un uomo completo, meno il corpo fisico. Allora, quando sopravviene la seconda morte, X ascende, entra in devachan. Cosa accade a Y? Y discende, non più sostenuto da X, non più ispirato da X, scende al proprio livello nella luce astrale, in qualsiasi posto possa trovarsi quel livello. Ogni caso individuale ha il suo percorso.

Che tipo di pensieri ha Y? Ora lo chiamiamo il āma-rūpa, il fantasma. Che tipo di pensieri potrebbe avere, se non i pensieri automatici che aveva quando X più Y equivalevano a Z nel corpo fisico? Il suo pensare ora è flebile e debole. Ripete semplicemente, automaticamente, proprio come una macchina. Non sa cosa fare. Sempre più lentamente si riduce fino a dissolversi. Quando il pendolo vitale di un fantasma si ferma, in pratica è tempo in cui il fantasma è effettivamente disintegrato.

Così, è del tutto impossibile evocare X in una seduta spiritica. Non vi è richiamo per lui. X non può essere raggiunto se non dall'amore spirituale. Nemmeno il pensiero lo raggiunge, almeno i pensieri che hanno la maggior parte degli uomini. Y può essere raggiunto. Y è ancora pieno, appena dopo la morte, di vitalità animale, di magnetismo animale, che è una delle ragioni della separazione da X. X aveva l'obiettivo di salire in alto e tentava di trascinare Y dietro di sé; ma la tendenza di Y è verso il basso, e alla fine è avvenuta l'inevitabile separazione. È proprio semplice come può essere, e sto cercando di usare un linguaggio semplice, soprattutto per i nostri amici che non hanno studiato Teosofia come noi. /p>

QQuindi Y, il fantasma, il kāma-rūpa, riflette tutti i pensieri che sono nella sua natura. Non può pensare qualcosa che non sia nel suo pensiero, ed è ovvio. Se voi pensate alle mele, non state pensando alle pietre o agli spettri solari. E se succede che la mela sia il processo pensante automatico del fantasma Y, allora Y penserà ripetutamente alle mele. O, ancora, il fantasma potrebbe pensare alle sue ricchezze favorite, cosa che ha immaginato per la maggior parte della sua vita. Quella parte della natura è la parte inferiore. Il pensiero automatico di Y continua a diventare sempre meno forte, perché Y si sta disintegrando e decomponendo; e alla fine diventa — perdonatemi — un cadavere astrale sporco e sozzo, esattamente quello che è. Odora anche di putrido, di cimitero, di disfacimento.

Questo è quello che succede attraverso tutto il tempo, e quando quei cari spiritisti tentano, nella loro ignoranza, di stabilire una comunicazione con i defunti, con i loro cari defunti, la sola cosa che forse possono fare, nella legge della natura, semmai è di stabilire una comunicazione con Y, il fantasma. E cos'altro può essere Y se non se stesso? Se il suo nome era John Smith, dirà: "Si, io sono John Smith." Se è vissuto al 472 West Burlington Avenue, dirà: "Si, 472 Burlington Avenue." Si sta decomponendo, sta andando a pezzi.

Lo sapete, su queste cose c'è una tensione emotiva. Sembrerebbe che io le stia ridicolizzando, ma non è il mio cuore a fare così. Sto cercando di rendere molto grafica la situazione. Naturalmente, questo fantasma Y, questo kāma-rūpa, ricorderà il suo nome. Probabilmente ricorderà dove aveva vissuto, e ricorderà i nomi di qualcuno dei suoi amici, della sua famiglia. "Mia moglie Emma. Si, Emma. Quella è Ruth, Emma. Venite domani. Adesso mi chiamano. Ciao, cara." Voi entrate in contatto con il funzionamento automatico del fantasma, ma il procedimento mentale è svanito. Una domanda intelligente fatta da un medium che è in contatto astrale-psichico con un fantasma come quello, avvierà tutti i suoi processi automatici che seguono alla domanda: "Sei tu John Smith?" "Si, sono io John Smith." "Dove sei vissuto?" "Così e così." "Eri sposato?" "Si, ero sposato. No, io non ero sposato. No, Si, lo ero. Il suo nome era Emma." Questo non è un po' esagerato?

Così, quando chiedete quali fossero i processi del pensiero del fantasma qui avete degli esempi adatti, i processi del pensiero che si trascinano dalla vita appena conclusa; e poiché il fantasma è la nostra parte inferiore, potete capire quali processi di pensiero siano.

Ora, d'altra parte, non fraintendete il medium con un mediatore. Sono cose molto diverse. Un mediatore può ascendere e venire in un'effettiva comunicazione spirituale con X, la triade superiore, il vero ego in devachan; e se il mediatore è abbastanza sensitivo, con il suo amore può raggiungere, per così dire, la sincronia vibratoria dei sogni infinitamente belli e celestiali di X; e il mediatore può anche riportarlo indietro. La mente fisica è venuta in contatto, e quali sono i pensieri del devacianico? Dipende da quali erano i pensieri abitudinari automatici di quell'uomo. Se era un musicista, il devacianico penserà alla musica, comporrà le armonie più celestiali. Se, d'altro canto, l'uomo era un religioso convinto e profondamente serio, la religione darà colore al devachan. Se l'uomo era un Battista convinto e molto coscienzioso, sarà immerso nei pensieri dei Battisti. Se era un Avventista del Settimo Giorno, o un Maomettano o un Episcopale o un Buddhista — sarà la stessa cosa. Qui vedete perché chiamiamo il devachan un paradiso dei folli, perché sicuramente né il Battista né il Maomettano né l'Episcopale o il Cattolico Romano, o qualsiasi altro tipo di credo religioso, è la Verità, la Realtà Assoluta.

C'è qualcosa oltre il devachan, ed è quando la parte superiore di X viene in diretta e intima relazione, relazione spirituale, comunione, auto-identificazione, con la Mente Divina di cui è un figlio, la scintilla, la discendenza. Allora abbiamo la Realtà. Quello è il Nirvāṇa.

 

"La Torre del Pensiero Infinito"
("The Tower of Infinite Thought")

RIFERIMENTO: "Per innumerevoli generazioni gli adepti hanno eretto un tempio di roccia imperituro, una gigantesca Torre di pensiero infinito in cui i Titani hanno dimorato e, se sarà necessario, dimoreranno da soli, emergendone soltanto alla fine d'ogni ciclo per invitare gli eletti del genere umano a cooperare con loro e aiutarli a loro volta a illuminare gli uomini superstiziosi. Noi proseguiremo in questo nostro lavoro periodico, e non ci lasceremo ostacolare nei nostri sforzi filantropici fino al giorno in cui sorgerà un nuovo continente di pensiero, tanto stabile da sostenere gli attacchi dell'opposizione e dell'ignorante malvagità guidati dai Fratelli dell'Ombra." — Lettera IX, p. 51

Queste sono le parole di un Maestro di Saggezza, e voglio che le ascoltiate cercando di coglierne il significato interiore, perché sono veramente divine. Furono pronunciate da un grande intelletto. p>

CCos'è questa Torre del Pensiero Infinito? È l'Intelligenza Cosmica complessiva, qui particolarizzata come Gerarchie di Dhyāni-Chohan, gli Spiriti Cosmici, i Signori della Meditazione e della Saggezza Cosmica. Le chiamiamo le Gerarchie dei Figli della Luce, che rappresentano il lato della coscienza dell'universo. Sono innumerevoli, spaziano anche dagli esseri inferiori all'uomo, fino in alto, attraverso Gerarchie sterminate che, a dire il vero, si estendono nell'Infinità.

Questa è la Torre del Pensiero Infinito, in cui dimorano, pensano, vivono e pianificano i Titani cosmici. Questi Titani Cosmici sono l'aggregato dei logoi cosmici, gli spiriti cosmici, un esercito dei soli di luce e vita. E da quest'inesauribile sorgente di tutta la saggezza perfetta e dell'amore perfetto, di volta in volta provengono le grandi anime che s'incorporano tra gli uomini, e guidano, dirigono, aiutano e ispirano, ed elevano non solo noi uomini superstiziosi e fallibili, ma tutti gli esseri inferiori a loro, perché la Natura è un'unità organica. Ciò che in alto è supremo è adombrato nel più basso, perché c'è una sola legge cosmica, perché c'è una sola intelligenza cosmica e una sola vita cosmica; e quindi, quella legge, quella vita, quell'intelligenza, prevalgono dappertutto. Perciò, come vedete, ciò che è qui in basso, non è che un'ombra, la copia di un modello di ciò che è in alto; e tutto il segreto della vita, tutto il segreto del vivere, deve diventare uno in coscienza e sentimento, in spirito e anima, con il modello del Pensiero Infinito.

Credo che il nessun labbro umano abbia mai pronunciato parole più grandiose, né che siano mai stati scritti concetti sublimi come quelli contenuti nell'estratto che vi ho letto, preso dalla comunicazione del Maestro. Sono un nuovo vangelo del pensiero e dell'amore, una nuova dispensazione dello sforzo umano; ed è cieco l'uomo che non percepisce e non sente l'immensa importanza, i grandi concetti racchiusi in queste parole umane.

Quando i tempi non sono propizi, cioè quando i tempi non sono giusti, allora gli adepti, in verità, non abbandonano l'umanità al suo fato senza speranza; rimane sulla terra almeno la Fratellanza dei Mahātma o Maestri di Saggezza e Compassione. Ispirano e infondono accenni di meraviglia e grandiosità nelle anime umane ricettive e sensitive. Ma se i tempi non sono giusti per una maggiore diffusione della Saggezza degli Dèi, allora, per il tempo che dura, si ritirano in alto, all'interno di questa Torre del Pensiero Infinito, e attendono lì finché ancora una volta maturi il tempo, in modo che possano tornare a lavorare pubblicamente o quasi pubblicamente tra di noi.

Pure noi, anche ora nella nostra piccolezza e debolezza, abitiamo in questa Torre del Pensiero Infinito. E proprio come fanno i Maestri quando i tempi non sono giusti o immaturi per un ripristino della Saggezza Divina dell'Infinitudine, anche noi, sebbene la nostra mano sia sempre pronta a trasmettere quel poco del Regno del Cielo che noi stessi abbiamo preso con la forza, quando i tempi non sono maturi, proprio come i nostri Maestri, ci ritiriamo nella coscienza superiore, e apparentemente potrebbe sembrare che ci siamo ritirati nel silenzio e nella quiete. Ma è solo un'apparenza.

I Maestri di Saggezza, gli Adepti, si ritirano semplicemente quando i tempi non permettono che Essi compiano il loro lavoro maggiore tra gli uomini. Fanno quello che possono e ciò che il karma, il destino, permetterà loro di fare; ma, in una certa misura, ascendono, svaniscono dalla vista esteriore, per diventare solo più attivi e più efficienti nelle azioni benefiche sui piani interni. E quando i tempi diventano propizi, quando gli uomini, attraverso la sofferenza e il dolore, le pene e i tormenti, ancora una volta realizzano che i loro cuori aspirano a una luce più intensa, al conforto che non è mai ottenuto con l'egoismo, ma che è dato solo dallo spirito — quando gli uomini allora emettono il loro richiamo interiore, senza rumore, ma che risuona nelle vere sfere di luce, allora Essi, fino a quel momento silenziosi ma attenti e in attesa nella Torre del Pensiero Infinito, dai loro troni azzurri, per così dire, porgono l'orecchio; e se il richiamo è forte abbastanza, se è sufficientemente puro, abbastanza impersonale, Essi lasciano i portali degli invisibili regni interni per entrare nei portali del nostro universo, e appaiono tra noi e guidano, insegnano, confortano, consolano e portano pace.

Quanto grande è l'ispirazione che deriva da quest'insegnamento della Saggezza Divina che oggi chiamiamo Teosofia: l'universo non è caotico né squilibrato, ma è un organismo guidato e controllato dall'interno all'esterno, non solo dall'infinita e onnisciente intelligenza cosmica — o meglio, intelligenze — ma dall'amore cosmico, perché l'amore tiene unito l'universo ed è responsabile dell'ordine dell'universo, della sua armonia e unità, e ciascuno che abbia occhi per vedere può distinguerlo in tutto ciò che lo circonda. Gli scienziati parlano di questi ordini come di leggi della natura, manifestate nei corpi cosmici e nei loro abitanti, manifestate con regolarità nei loro tempi e luoghi.

Com'è ugualmente meraviglioso il sentimento dell'uomo che si allena per poter entrare in contatto, in comunione, con questi grandi Esseri in evoluzione al di sopra di lui, al di sopra di lui soltanto ora, perché il giorno in cui egli evolverà diventerà simile a loro, divino come lo sono loro; ed Essi stessi avranno superate con sempre maggior successo le divinità per noi ancora più lontane. C'è un sentiero che è rapido, spinoso, ma che porta proprio al cuore dell'universo. Chiunque, qualsiasi figlio della natura, può inerpicarsi su questo sentiero. Chi si avventura a trovarlo può farvi i primi passi; e a questi primi passi possono succederne altri. Che benedizione saperlo! Che ispirazione per il futuro, perché il nostro destino giace nelle nostre mani! Nulla può ritardare, nulla può prevenire, nemmeno un dio interiore o esterno, nulla può arginare l'ispirazione che sorge dai più profondi recessi dello spirito umano, perché quello spirito umano non è che una scintilla del divino spirito cosmico.

CCom'è bella questa frase, come ispira, com'è semplicemente piena di un significato non ancora rivelato: la Torre del Pensiero Infinito! È una frase divina, e solo un uomo semidio o un uomo-dio potrebbe avere formulato il suo sublime concetto. Che magiche visioni dei regni interni del mondo delle fate, le vere fate, queste meravigliose parole suggeriscono alle menti riverenti. Questa Torre del Pensiero Infinito è come la Torre dell'Amore Infinito, perché è piena d'amore, e i suoi abitanti sono gli interpreti dell'amore. Di volta in volta i suoi portali si aprono e i Maestri di questi regni interni vengono tra di noi. Così fu per il Signore Gautama, il Buddha; così fu per l'Avatara Gesù; così fu per Krishna; e così fu per una moltitudine di altri esseri i cui nomi sono conosciuti anche in Occidente da uomini sapienti. Nessuna meraviglia che un'umanità grata li abbia chiamati Figli di Dio, o figli degli dèi — una frase che preferisco; perché tali essi sono, proprio come anche noi umani siamo la progenie degli dèi, che sono i nostri antenati e precursori sul sentiero evolutivo che conduce in avanti, verso la divinità interiore.

Questi Maestri degli uomini sono stati venerati come dèi dagli uomini che hanno dimenticato le ingiunzioni di prendere il messaggio e venerarlo, ma non di adorare colui che lo porta. È nel messaggio che giace la grandiosità, perché, dopo tutto, è il pensiero di un uomo ad essere potente, non la bocca attraverso la quale il pensiero è espresso. È l'amore nel cuore di un uomo a renderlo sublime, non la bocca che lo pronuncia. Penso che una delle prove di questi Grandi Esseri che sono vissuti tra noi e che ritorneranno ripetutamente — penso che una delle prove della loro divinità sia esattamente il fatto che Essi non hanno accettato nulla per se stessi, ma hanno solo richiamato l'attenzione sui loro insegnamenti.

Come sono amabili per i cuori degli uomini coloro che vengono a portare l'annuncio di una grande gioia. Le loro facce sono soffuse dell'alba di un'era più nuova, più grande, più bella, perché Essi sono i suoi profeti, i suoi araldi, i precursori di un nuovo tempo futuro, quando, invece di estendere contese e guerre, gli uomini impareranno che le vie della pace sono le vie della forza e del potere, della visione e della saggezza, della pienezza e delle ricchezze. /p>

 

È Necessario Sperimentare il Male?
(It's Necessary to Experience Evil?)

RIFERIMENTO: Questi commenti seguivano un dibattito sulle Lettere dei Mahatma a pp. 74-78 durante il quale fu fatta una domanda: Gli individui scialbi e negativi che a volte incontriamo sono quelli che non sono stati risvegliati dall'esperienza del male nelle vite terrene?

Non è più necessario per gli esseri umani sprofondare nel fango intellettuale e morale e assimilarlo, per la semplice ragione che ora siamo sull'arco ascendente. Abbiamo passato il punto più grossolano nell'evoluzione umana. Fino a quel punto era necessario che le monadi umane avessero ogni esperienza, in modo che la coscienza, evolvendo lentamente, potesse assorbirla per completarsi pienamente, ricca d'esperienza e segnata da una sofferenza così grande da risvegliare nel cuore l'empatia, la misericordia e la compassione, quando quel cuore vede la sofferenza degli altri.

Quindi, gli individui grigi e insensibili che vediamo intorno a noi hanno già fatto l'esperienza di bere la dannosa coppa del lerciume. Ora noi siamo sull'arco ascendente. Questi individui grigi, scialbi, spesso deboli e con attributi che non destano ammirazione in qualsiasi eminente essere umano, sono casi sfortunati, o meglio, casi di esseri umani sfortunati che stanno attraversando un periodo di stasi, psicologicamente parlando, su questo piano. Qualcosa nel loro destino passato ha causato la loro attuale incarnazione, nella quale sono sonnolenti, statici, addormentati, che non lasciano alcun segno speciale nel mondo, "né caldo né freddo, solo indifferente."

Ma notate una cosa: nella storia passata spirituale, intellettuale e psicologica di queste entità, sa il cielo quante volte esse hanno scosso i cancelli del Cielo con le loro aspirazioni e le loro grida di trionfo. Sa il cielo quante volte sulla terra abbiano vinto in battaglie ben combattute. Non dimentichiamolo. Non condanniamo, noi che abbiamo un destino più felice in questa vita, alcuni dei nostri simili che sono meno forti di quanto lo siamo noi nel resistere alle tentazioni e nel rifiutare di essere travolti nelle facili correnti della vita del mondo.

Ma il mio punto è questo: non si dica mai che i teosofi insegnino che ora la razza umana ha bisogno di deliberare, entrare volontariamente nelle correnti del male per mitigare le passioni, affrontare il male e imparare da esso, per superarlo. Tutta quella parte del nostro destino è stata attraversata. Ora il nostro destino è di dominare i residui elementi Atlantidei dell'impulso e dei nostri appetiti, e non indulgere più su di essi ma superarli, e cominciare a risalire la scala della vita, sempre più in alto, perché oggi noi siamo sull'Arco Ascendente!

Fu molto diverso l'inizio della Quarta Ronda o, che è la stessa cosa, prima del punto mediano della Quarta Ronda, o della parte centrale della Quarta Razza. Allora le Monadi, discesero e caddero nella materia, attratte da essa; quest' esperienza era necessaria; ma lo fecero automaticamente, inconsciamente, senza l'esercizio propositivo del potere della volontà, senza la determinazione dell'auto-coscienza, ma è un qualcosa come fanno i bambini piccoli attraverso l'ignoranza, imparando che se mettono la mano sul fuoco si bruciano, imparando che se mettiamo il dito in una porta che si sta aprendo, sarà gravemente schiacciato o compresso. Le monadi dovevano imparare proprio come gli animali e i bambini piccoli che apprendono attraverso l'esperienza.

Ma noi siamo adulti, e fu proprio così per le monadi umane quando raggiunsero il punto centrale della Quarta Ronda. Allora la discesa si fermò. Dopo di ciò, ogni cosa, a causa delle leggi della natura, è sull'Arco Ascendente, e noi dovremmo lavorare con la natura ed essere all'unisono con lei, adempiere alle sue leggi elevandoci insieme a lei. Allora possiamo non solo diventare i difensori del bene, i precursori e gli araldi della giustizia, ma saremo noi stessi l'esempio della divinità che insegniamo.

NNon è più necessario per ogni essere umano pensare in ogni momento che egli deve sperimentare il male per avanzare in alto. Lo abbiamo già fatto in passato, e in maniera sufficiente. Troppo. Ora il nostro percorso è verso l'alto, ad astra, verso le stelle. Ora siamo sul sentiero ascendente; e quegli individui scialbi sono semplicemente quelli che, proprio come noi che a volte possiamo risvegliarci dopo una notte di sonno per affrontare una giornata negativa e apparentemente senza scopo, poiché ci sentiamo stanchi e spossati perché abbiamo mangiato troppo o perché la nostra salute non è al meglio, e non ce la sentiamo di affrontare le difficoltà, e non abbiamo voglia di parlare, vogliamo solo essere lasciati in pace — abbiamo una giornatascialba; così questi ego fanno una vita del genere. Rimangono inerti, addormentati. Ma forse nell'ultima vita, o forse due o tre vite fa, ebbero occasione di comportarsi come eroi; e forse nella vita futura l'eroismo risplenderà di nuovo nei loro cuori. Nessuno può stabilire dei termini automaticamente quantitativi in cose come queste, perché ogni caso individuale dipende dal destino individuale, dal karma dell'ego umano.

 

Avalokiteśvara — La Presenza Divina
(Avalokiteśvara — The Divine Presence)

RIFERIMENTO alla Lettera LIX, pp. 343-345

Il Buddhismo Mahāyāna, che è la principale forma studiata nel Tibet di oggi, come lo è stato anche per i secoli passati, riconosce tre entità distinte o Logoi gerarchici nella gerarchia dello spirito dei buddhisti: il Buddha Amitābha, cioè il Buddha della Luce Infinita, poi Alaya, poi Avalokiteśvara. Alaya significa la sorgente dello spirito di tutto, il rivestimento, l'involucro della luce illimitata; la materia cosmica o infinitesimale in natura. Da Alaya scaturiscono gli innumerevoli raggi, come i raggi di luce si distaccano dal sole, ad esempio, e ogni raggio è di per sé un essere.

Avalokiteśvara non significa il "Signore che guarda giù," come Rhys Davids lo traduce, violando direttamente le regole elementari della grammatica sanscrita. Ava ssignifica "giù," lokita è il participio passato passivo della radice verbale lok,, "vedere," per cui significa "visto." Iswara significa "Signore." Avalokiteśvara significa, alquanto parafrasato: "Il Signore che è visto dappertutto," la luce cosmica, lo spirito cosmico in cui viviamo, ci muoviamo e abbiamo il nostro essere, la cui vera essenza, la cui vera luce, vibra e arde in ogni anima umana, la scintilla in ogni essere umano. È l'immanenza della presenza costante della divinità intorno a noi, in ogni cosa vista quaggiù, in tutte le sue azioni, preminentemente nell'uomo umano, il veicolo più evoluto di questa presenza divina.

Confrontate questa meravigliosa triade buddhista del Tibet, che è anche come la nostra, con la trinità cristiana, degenerata e grossolanamente trasformata attraverso secoli di manomissioni teologiche e scolastiche a causa di cattive interpretazioni. Troviamo che mitābha, la Luce Infinita, corrisponde al Padre della Trinità cristiana, la Luce illimitata, il Padre Cosmico o Spirito Astratto, la monade delle monadi di Pitagora, la sorgente — per noi silenzio e tenebre — di tutte le monadi che da essa emanano, fluiscono e nascono attraverso il secondo logos. Alaya, lo Spirito, che nell'insegnamento cristiano originario era femminile, il potere produttivo e generatore in natura, nei fatti spirituali come pure materiali, la madre e la nutrice di tutto, il conservatore di tutto. E Avalokiteśvara corrisponde alla Terza Persona originale della Trinità cristiana, il Figlio, il Terzo Logos cosmico. Nel Brahmānesimo la triade è questa: Parabrahman o Brahman, Pradhāna o Mūlaprakṛiti, Mahat. Quando si manifesta in monadi individuali come ad esempio in un essere umano, la trinità è Amitābha, Ātman; Alaya o Mahākāśa, Buddhi; Avalokiteśvara, Manas, poiché Manas è un raggio diretto dell'Alaya cosmica, e il nostro Ātman è un raggio di Paramātman, l'Ātman cosmico, o Brahman o Parabrahman, il Padre.

Abbiamo quindi il Padre, lo Spirito o Spirito Santo, e il Figlio — l'originale trinità cristiana che la Chiesa Latina alla fine riuscì a trasformare nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, facendo in modo che il Figlio o Logos precedesse la Madre dalla quale è nato!

Così, come i Maestri puntualizzavano nell'ultima parte della Lettera che abbiamo studiato, Avalokiteśvara ha il suo tempio nell'Universo che ci circonda. Egli è il Logos creativo, il Terzo Logos, quello più vicino a noi, per così dire, dal quale tutti deriviamo come raggi provenienti da un sole cosmico, che è la presenza divina in natura, la presenza divina nella parte mānasica umana, emanando naturalmente da Ātman o Amitābha. Il Figlio non è il Figlio di suo Padre? Manas attraverso Buddhi non è la progenie di Ātman? Non è Mahat attraverso Alaya o Mahākāśa o Pradhāna — tutti nomi per la stessa cosa — l'emanazione di Adi-Buddha o, se preferite, di Paramātman o Brahman o Parabrahman?

Così, Avalokiteśvara è la presenza divina intorno a noi dappertutto, che ogni anima umana sensibile può percepire incessantemente, giorno e notte, anche quando siamo nel mondo nei sogni o quando siamo incorporati sulla Terra. E la stessa presenza divina è nell'animo umano, perché l'animo umano, e anche il corpo umano, è una rappresentazione microcosmica su questo piano dell'Universo. Nessuna meraviglia che gli antichi avessero il loro Santo dei Santi in ogni tempio — originariamente una bella metafora, suggestiva, se compresa da coloro che andavano al tempio per adorare il divino con purezza di cuore e con la massima riverenza — dove, come nell'universo, dimora la presenza divina. Era un simbolo, per cui, quando qualcuno s'avvicinava al Santo dei Santi, si toglieva le scarpe, aveva vestiti puliti, il cuore era innalzato, la mente elevata; così gli adoratori, nella riverente elevazione verso l'alto dei propri spiriti, entravano nella Presenza, anche nella Presenza Divina.

Questa Presenza è Avalokiteśvara; e il suo raggio in noi attraverso Ātman è il Manas Superiore, illuminato da Buddhi, e Buddhi, a sua volta, è pieno della luce divina di Ātman. Il Padre dimora nella Madre, e la Madre dà la nascita al Santo Figlio, e i tre sono uno e tuttavia tre, ciascuno distinto dall'altro. Molto semplice da capire, ma incredibilmente difficile per raggiungere una comprensione più profonda di tanta meraviglia! Ma è meraviglioso conoscere e sforzarsi verso l'alto. Ogni uomo e donna dovrebbe realizzare che in ogni cuore umano c'è questo Santo dei Santi; perché quando l'uomo, attraverso la propria auto-disciplina e conoscenza di ciò che è superiore in lui, dimenticando se stesso e servendo tutti gli altri, immergendo così l'unità nel tutto, diventando quindi anche relativamente divino, così si rafforza molto potentemente, che nulla, tranne questa Presenza, può mai soddisfare, allora egli aspira verso l'alto, apre i portali del suo essere più santo, e la luce affluisce e si riversa nel Santo dei Santi nel suo cuore. Allora l'uomo è trasfigurato, egli è un Cristo, egli è un Bodhisattva, per il tempo che dura.

Questo era l'effetto dell'iniziazione coronata dal successo, proprio questo. A volte l'aura dell'evento rimaneva con l'uomo per giorni, forse per settimane, e il suo corpo in quel periodo era veramente circondato di luce. Egli era definito come un essere rivestito di splendore solare, essendo il sole un simbolo di Ātman, poiché egli è nel suo regno; e il nostro Dio interiore è il sole, il Dio interiore della nostra divinità, il nostro padre nel Cielo, quel raggio dell'Avalokiteśvara cosmico.

Penso che sia proprio qui che troviamo il motivo per cui gli esoteristi e i mistici tibetani, gli Iniziati, e la gente comune — intendo la massa della gente — considerano i Bodhisattva con la massima riverenza e un amore più fervente di quello che sentono per i Buddha. I Buddha si sono realizzati, hanno abbandonato queste sfere. Dietro di essi resta la loro gloria come un'influenza spirituale. I Bodhisattva sono ancora uomini, non ancora dei Buddha, ma uomini la cui vita è consacrata a fare di Avalokiteśvara un potere vivente nel mondo attraverso se stessi. Ecco perché le masse amano i Bodhisattva, perché colui che porta Avalokiteśvara a vivere in questo Santo dei Santi nel cuore umano, diventa più dell'uomo. Non meravigliamoci che egli sia amato e riverito, e che riceva la loro fiducia. Penso che questi concetti siano belli oltre ogni descrizione. La loro sublimità non ci acceca, perché egli è come la divinità che si riveste degli abiti umani, dell'abbigliamento umano, e diventa quindi comprensibile a noi umani. È come vedere l'umanità rivestita di divinità. I Bodhisattva non sono così astratti, così apparentemente lontani come lo sono i Buddha.

Questa psicologia è così vera, che ad essa è dovuto, e io ci credo fermamente, tutto il successo del primo Cristianesimo, che insegnava la dottrina antichissima che era stata quasi dimenticata nel cosiddetto mondo pagano, cioè che visse un uomo che era stato riempito dalla divinità, e che venne tra noi e insegnò, mostrò la via, e ci amò così grandemente da impostare la sua vita e tutto quello che era in lui affinché gli altri, vedendo, potessero seguire il sentiero — il Bodhisattva tipico, il Cristo tipico. Penso che sia la sola cosa che attirò al Cristianesimo coloro che avevano abbracciato la Chiesa Cristiana.

Questa dottrina è davvero antica, piena di bellezza e ispirazione! I cristiani la derivarono dall'Oriente. È più antica delle cosiddette montagne eterne, perché quando esse erano ancora un lembo di mare, non ancora emerse, queste dottrine, questi meravigliosi insegnamenti d'origine cosmica, furono insegnati agli uomini in altri continenti, in altre epoche, in altre Razze Radice.

Vedete la differenza tra l'idea teologica cristiana di Avalokiteśvara com'è stata erroneamente tradotta da Rhys Davids e altri come il "Signore che guarda giù," qualcosa come da "lassù," separata e distante, se paragonata al vero significato: "Il Signore che è visto dappertutto," il Signore qui tra noi, il Signore di Pietà, umano e tuttavia divino, la Presenza Divina che ci circonda dappertutto, e fa in modo che il cuore umano riconosca questo Santo dei Santi umano.

 

Elementali ed Elementari . . .
(Elementals and Elementaries, Etc.)

RIFERIMENTO alla Lettera XV, pp. 97-9

Vorrei fare un commento citando dalle Lettere dei Mahatma l'affermazione del Maestro, inerente al fatto che ci sono elementali che non sono mai diventati uomini. Questo ci dice due cose: (1) che gli elementali diventano uomini, e (2) che esiste una certa classe di elementali nel nostro manvantara che non avranno il tempo di diventare uomini durante il rimanente corso di questo manvantara. Non avranno il tempo di percorrere la scala dell'evoluzione attraverso i diversi regni fino a raggiungere il regno umano. Diventeranno uomini nel prossimo manvantara o forse nel manvantara successivo. Un giorno saranno uomini. Tutti gli elementali diventano uomini. L'uomo, come regno, è la meta alla quale mirano e aspirano tutti i regni inferiori a quello umano; e durante il corso dell'evoluzione ogni monade sotto lo stadio umano che aspira ad evolvere, alla fine si realizza e diventa umana.

A tale proposito, voglio dire qualche parola d'avvertimento; questo potrebbe aver colpito la maggior parte di voi, probabilmente non tutti. Riguarda il mondo elementare e l'apparente quasi identità del significato che H.P.B. o i Maestri a volte danno ai due termini "elementale" ed "elementare." La ragione era che nei primi tempi — e ricordate che ora stiamo di nuovo andando indietro ai primi giorni della Società Teosofica — il nostro vocabolario non era ancora stato sufficientemente definito o non era abbastanza esteso. Durante quei primi tempi erano usate parole che in seguito furono omesse, come il termine "anelli" in rapporto alle ronde e razze. Il termine "anelli" infine su abolito dall'uso teosofico.

Ora, la parola "elementare" in quel periodo fu presa dagli scrittori teosofici, preminentemente dai Maestri e da H.P.B., dagli scritti dei Cabalisti e anche dagli scritti imperfetti di Eliphas Levi, l'Abate e cabalista francese. Questi cabalisti intendevano per "elementare" diverse cose, ma generalmente quelli che oggi i teosofi chiamano "elementali." Un'anima elementale essi la chiamavano un'anima elementare, o semplicemente elementare, per abbreviare. Quindi, a volte troverete le due parole usate indiscriminatamente. Parole che allora erano adottate quasi come sinonimi oggi non le usiamo più in quel modo.

Più tardi, penso che fu dovuto principalmente alle opere di H.P.B., "elementare" fu messo da parte e gli fu dato uno specifico significato tecnico che è quello che oggi noi intendiamo. Vi è un significato peculiare che tuttavia potremmo dare ancora oggi al termine elementare — e a proposito, nel Glossario Teosofico, , se guardate a questa voce vedrete ciò che H.P.B. ha da dire proprio su questo punto — c'è un certo significato profondamente sintomatico e occulto che ora potremmo dare ad "elementare" separatamente dal suo significato. Dobbiamo tornare indietro ai primi Filosofi del Fuoco, i quali dicevano che gli elementi della natura erano pieni di abitanti. In altre parole, per esprimerlo come faremmo oggi, ogni piano cosmico ha i suoi abitanti, adatti a quel piano cosmico, completamente inadatti a qualsiasi altro piano cosmico; precisamente come noi uomini non potremmo vivere sott'acqua come fanno i pesci o le balene. Non siamo adatti per quell'ambiente, quel piano cosmico medio, per così dire.

Così, ritornando indietro a questo significato originale dei Filosofi del Fuoco, che è proprio il vero significato, anche oggi potremmo dire che un elementare, in quest'altro senso, significa un'anima elementale, così specificamente descritta perché sta salendo, passo per passo, i gradini della scala della vita verso l'alto. Ad ogni passo verso l'alto è un maestro, almeno relativamente, di ciò che ha lasciato sotto di lui, un elementare rispetto a ciò che è sopra di lui. Quello era il modo in cui liphas Levi e i Filosofi del Fuoco originali parlavano di quelli che oggi chiamiamo gli elementali o esseri o creature o abitanti dei sette elementi cosmici fondamentali, tutti in procinto di diventare uomini, così come noi oggi siamo in procinto di diventare super-uomini, e poi dèi, e poi ancora più in alto. In questo senso, siamo elementari rispetto agli dèi, e gli dèi sono elementari rispetto ai super-dèi.

È nata una gran confusione, penso, nelle menti di alcuni lettori di questo meraviglioso libro che ora stiamo studiando, poiché non ricordano questi piccoli episodi della storia, e non ricordano che a quel tempo non erano state ancora definite le distinzioni che oggi diamo ai termini "elementali" ed "elementari."

 

Kāma-Rūpa — Il loro Futuro
(Kāma-Rūpas —Their Future)

Se confrontiamo il kāma-rūpa, che è il nostro corpo astrale dopo la morte, e il nostro corpo fisico, che è il nostro corpo fisico durante la vita terrena, realizzeremo che sono entrambi dei veicoli, entrambi animati da monadi, o un centro di coscienza, ed entrambi si disintegrano in breve tempo dopo la morte. Ma il gruppo delle qualità che componevano il mio corpo, il mio "me stesso" fisico, sono i miei skandha fisici. Proprio così riguardo agli skandha del kāma-rūpa. Il kāma-rūpa è fatto dei propri skandha. Togliete questi skandha, cioè le qualità, gli attributi, i suoi atomi di vita, e cosa vi rimane? Niente. Questi skandha e gli atomi di vita attraverso cui agiscono, si raggruppano insieme e formano, da un lato, il corpo fisico durante la vita o il cadavere dopo la morte; e similmente, gli skandha astrali e altri che sono inerenti al kāma-rūpa dopo la morte, formano il kāma-rūpa.

Ora, dunque, è ovvio che, proprio come gli atomi di vita che componevano i nostri corpi fisici in una vita precedente torneranno a noi quando ritorniamo a incorporarci fisicamente, forse è esattamente così per il āma-rūpa. Il Guardiano della Soglia è un kāma-rūpa così denso e pesante di materia, che dura da una morte fino alla prossima rinascita dell'entità che ritorna, e ossessiona il nuovo, il nuovo-vecchio uomo, l'ego che ritorna sulla terra. Questo è un caso estremo. Ma al di là dei casi estremi, gli atomi di vita che formano il kāma-rūpa sono raccolti dall'ego umano, la monade, quando s'avvicina alla nostra terra e alla famiglia nella quale deve nascere; e quegli atomi di vita del kāma-rūpa sono gradualmente riuniti dall'attrazione dell'ego su di essi, e viceversa, finché, in ultimo, in qualche momento definito, potrebbe accadere nella fanciullezza, o forse quando il ragazzo diventa uomo, oppure in tarda età, gli atomi di vita del vecchio kāma-rūpa, e quindi gli skandha, sono stati riassorbiti dal nuovo corpo, il nuovo kāma-rūpa dell'ego che è ritornato dopo la morte.

Se riflettete, realizzate che anche il nostro corpo fisico, e la stessa cosa è per il kāma-rūpa — non potrebbe sussistere come entità, non potrebbe cioè essere un'unità se non vi fosse qualche potere che lo sostiene. In altre parole, c'è anche una monade del corpo fisico, ed esattamente così c'è una monade del kāma-rūpa. Ricordate, il kāma-rūpa non è un guscio finché non diventa un guscio. Poco dopo la morte, il kāma-rūpa che è stato costruito durante la vita dell'uomo si separa dal fisico morto, e da quel momento comincia il suo percorso nella luce astrale o in kāma-loka. E la monade resta in quel kāma-rūpa fino alla seconda morte. Allora il kāma-rūpa comincia a disintegrarsi perché l'anima, per così dire, si è ritirata quando il corpo fisico ha cominciato a scomporsi dal momento della morte fisica. E fintanto che la monade è nel corpo fisico, quest'ultimo non è un cadavere.

 

La Morte di un Sole
(The Death of a Sun)

Il Sole, o meglio, il suo periodo di vita cui allude l'interlocutore citando dal libro, si riferisce alla fine di un manvantara solare, o al dramma d'apertura del pralaya solare, il tempo della dissoluzione. Dopo i sintomi premonitori di decadenza che il Sole e quei pianeti che ancora sopravvivono sperimenteranno, sintomi che sarebbero abbastanza facili da descrivere in una certa misura, se fosse utile, dopo alcune avvisaglie premonitrici di decadenza che potrebbero durare per milioni di anni, verrà il momento in cui il Sole raggiungerà il suo ultimo istante di vita. E allora, come un'ombra che scivola sul muro, come il movimento di una palpebra, l'estinzione di una luce elettrica, il Sole è morto.

Un uomo muore esattamente allo stesso modo. Potrebbe morire lentamente per anni prima di morire effettivamente, ma il momento della morte è immediato, veloce come uno scrocchio di dita. L'uomo potrebbe rimanere malato a letto per quarant'anni, e potrebbe morire durante gli ultimi due o tre anni. Vi sono i sintomi premonitori che un buon dottore può riconoscere. Ma quando sopraggiunge la morte — è finita! La stessa cosa avviene per il globo o, di fatto, per quanto ne so io, un qualcosa del genere. È una riserva molto saggia e misericordiosa del nostro grande Genitore, perché morire è una cosa molto solenne, e per "solenne" non intendo qualcosa che suscita in noi un senso del lugubre. È una cosa molto importante, così importante che in qualche parte è rilasciato un grave ammonimento da uno dei Maestri, al momento non ricordo affatto dov'è che egli ci dice:[3] in una camera di morte bisogna essere il più possibile tranquilli, perché la mente dell'uomo che muore sta raccogliendo la sua coscienza, sta attraversando interiormente tutto il corpo, il cervello, il cuore e altri organi, e quel processo non dev'essere interrotto dal chiasso. Nessun pianto, nessun movimento, se è possibile, il massimo rispetto e quiete. La morte di per sé è apportatrice di pace. Ma non si può dire lo stesso per una persona cattiva; la morte può essere difficile per chi ha condizionato alla vita fisica tutti gli affetti, gli interessi, l'amore e i desideri. È difficile semplicemente perché spezzare i legami psichici richiede tempo e provoca dolore psichico e mentale. Ma anche allora, la morte, quando arriva, arriva rapidamente.

Così è per il Sole, sebbene i sintomi premonitori possano durare per milioni di anni. Inoltre, in quello stesso magnifico libro,[4] il Maestro K. H. replica anche alla stessa domanda:

II pianeti entrano nel Sole alla fine del manvantara solare?

Egli elude un po' la domanda perché è una dottrina esoterica che non può essere rivelata apertamente, ma dice questo: Si, potete chiamare il Sole il vertice di tutti i pianeti, se volete. Il significato è molto chiaro.

Qui il punto è che il Sole, non essendo soltanto il cuore, ma anche la mente del sistema solare, finché questo sistema solare rimane un'unità coesiva, governa quindi tutte le forze di vita in quel sistema solare — governa e controlla, ed è anche la sorgente e il nucleo finale. Ora, nella misura in cui dura il sistema solare, le varie catene planetarie nel sistema solare vivono e muoiono, e sono disincarnate e hanno il loro riposo Nirvāṇico, e poi ritornano per un nuovo periodo, e così fanno diverse volte; ma i loro corpi morti rimangono per un po' come lune negli spazi solari, ogni luna che segue realmente la sua orbita precedente, sebbene sia una catena morta; ma quando Il Sole raggiunge il suo termine finale nel Saurya, o manvantara solare, allora il Sole attira a sé tutti i componenti del sistema solare, cioè le varie catene planetarie che, comunque, prima d'entrare nel Sole, sono già morte. Il processo è analogo al modo in cui un uomo morente, ad esempio, raccoglie tutte le forze vitali interiori prima che sopraggiunga il momento della morte fisica, e questo radunare tutte le forze vitali porta al fenomeno che possiamo chiamare la morte dei nostri corpi.

 

Caldo e Freddo su Giove . . .
(Heat and Cold on Jupiter, etc.)

RIFERIMENTO alla Lettera XXIIIA
Domande 11 e 12, p. 146; e i Commenti a pp. 167-8

Sfortunatamente, questa domanda su Giove e il Sole-Rajā non può ricevere una risposta che sia fuori dagli insegnamenti esoterici, e sarò veramente franco nel rispondere. Penso che, eludendola, sarebbe biasimevole ingannare qualsiasi onesto e coscienzioso studente. La spiegazione di questo soggetto è del tutto esoterica. Quindi, non può essere evasa in una riunione di questo tipo.

Continuiamo allora sul soggetto del caldo e del freddo su Giove. Se le nostre care persone usassero la vasta cultura teosofica che hanno — e non sto parlando ironicamente — e l'applicassero a questo soggetto del caldo e del freddo planetario, non ci sarebbero problemi o difficoltà. Non avrebbero dubbi, ad esempio, se Giove sia più caldo o più freddo della terra. In effetti, è molto più caldo della nostra terra, e la moderna teoria scientifica che Giove abbia mille o diverse migliaia di chilometri di blocchi di ghiaccio si basa semplicemente sulla teoria che, essendo molto più lontano dal sole di quanto lo sia la terra, riceve meno calore dal sole e quindi, de facto, deve trovarsi in uno stato di gelo artico. Ma considerate in base al nostro insegnamento che i pianeti non prendono il loro calore dal sole o, in verità, lo fanno in maniera ridotta.

Il sole è il grande cuore pulsante e il cervello del nostro sistema, l'origine e la sorgente suprema di tutta l'energia nella totalità del sistema solare. Ma riguardo a questo particolare soggetto del caldo e del freddo, sono gli stessi pianeti che prendono calore dalla propria vitalità proprio come fa il corpo umano. Non è il sole che mi dà il mio calore vitale. Il corpo crea il proprio calore vitale. Naturalmente, se io mi metto al sole e sento i raggi del sole sulla mia testa nuda, la mia testa sarà riscaldata proprio come lo saranno una pianta o una pietra o qualsiasi cosa che sia esposta ai raggi solari. Ma questo non è il calore che viene dal sole o, in ogni caso, in maniera piuttosto ridotta, forse il venticinque per cento.

Ciò che sta effettivamente succedendo è che un enorme flusso di potere elettrico e magnetico scaturisce dal sole e fa vibrare qualsiasi cosa su cui cade questo potere elettrico. Avviene esattamente proprio come ogni elettricista sa: se passate una corrente elettrica lungo i fili di un cavo metallico, incontrate una resistenza, che produce le particelle nel cavo metallico attraverso cui passa la corrente elettrica, e che possiede questo alto potere di resistenza, per accendere con il caldo. Non è l'elettricità che porta il calore e lo deposita lì. L'elettricità non è né calda né fredda. È il potere dell'elettricità che incontra questa resistenza, che proietta le molecole e gli atomi di questo mezzo di resistenza in intense vibrazioni, più velocemente dei miliardi e quadrilioni di vibrazioni in un secondo umano, e quindi lo riscalda. L'elettricità, in se stessa, non è fredda. Proprio così è per il sole. Il sole non è né caldo né freddo come noi intendiamo il caldo e il freddo. È un enorme corpo di forza, di forze che includono elettricità, magnetismo, coscienza, vita, e altre cose.

No, ciò che rende Giove così caldo è il suo potere vitale. Cos'è che produce questo potere vitale in un corpo riscaldato? Potreste fare la stessa domanda riguardo alla nostra terra. Cos'è che rende la terra calda o fredda? Il potere vitale della terra — chiamatelo magnetismo, se volete — interagisce e reagisce con il continente magnetico sopra le nostre teste: dare e prendere, un'azione elettrica, elettromagnetica, o magnetica. Ed è così che il mio calore elettromagnetico rende caldo il mio corpo. Se dovessimo credere che è il calore esterno a tenerci in vita e che non abbiamo alcun calore vitale naturale inerente a noi stessi, se ci allontanassimo sei metri dal fuoco dovremmo congelarci in mezzora, in un'ora o in un quarto d'ora. Ma questo non avviene.

Così è per Giove. Quando i pianeti sono giovani, molto giovani, sono enormemente più caldi di quando diventano vecchi. Così accade anche all'essere umano, in grado minore. La più calda piccola dinamo che abbia mai conosciuto è un neonato. Quando è raggiunta l'adolescenza, il nostro calore diminuisce. Quando raggiungiamo l'età adulta diminuisce ancora di più: allora non bruciamo in un continuo calore febbrile come fa un neonato. L'insegnamento nel libro ce lo dimostra chiaramente. Dice il Maestro: Immaginate che tutti gli oceani si trasformino in ghiaccio e tutti nostri fluidi atmosferici si trasformino in liquidi; allora, egli dice, immaginate proprio il processo contrario, e vi farete qualche idea di ciò che è simile su Giove, cioè, è così caldo che quelli che ora i nostri oceani sarebbero trasformati in gas e quelli che chiamiamo metalli, pietre, e cose del genere, si trasformerebbero in fluidi. Proprio il processo contrario. Ed è abbastanza strano che originariamente questa era l'idea della scienza.

Il ruolo giocato dai veli meteorici su ogni continente che non è in oscuramento, Marte invece è in oscuramento — il ruolo giocato da questi continenti meteorici è enorme. Alcune persone preferiscono rifiutare quest'idea, anche se è vera, perché pensano che questo diminuisca la dignità del nostro glorioso Padre Sole. Non diminuisce la sua dignità. Poiché ho un po' di calore vitale mio proprio, questo non diminuisce la dignità del mio maestro. Perché egli dovrebbe essere biasimato o lodato perché sono nato con il calore vitale? Non è a detrimento della dignità del sole dire che i pianeti sono anche corpi viventi, organismi viventi.

Marte ora è in oscuramento, perciò il velo meteorico che circonda il Globo D della catena marziana è molto tenue. Quando le onde di vita cominceranno a ritornare su Marte, così com'erano passate milioni di anni prima, anche Marte comincerà ad essere ricoperto di quelle che gli scienziati chiamano nubi, che in realtà sono veli di polvere meteorica. Attratti psico-vitalmente e magneticamente dall'enorme potere dei pianeti che essi circondano, questi continenti meteorici hanno un po' la stessa funzione che ha l'anima umana riguardo ai pianeti. I veli meteorici sono composti da polvere, e in parte dagli effluvi che scaturiscono parzialmente dalla terra, ma principalmente e più ampiamente dalla polvere cosmica interplanetaria e interstellare: i rifiuti, gli scarti, i detriti di altri manvantara, karmicamente attratti, come gli atomi di vita sono attratti dall'uomo che si reincarna.

Poi c'è la questione dei poli nord e sud del sole, di cui si parla in questa Lettera. Ora, qui c'è un punto che ha bisogno di un chiarimento. Non ricordo esattamente le parole del Maestro, ma riguardano il fatto che il sole non prende alcuna cosa da un'altra, né dà qualcosa di suo. Un'affermazione perfettamente vera se compresa. Ma non dimenticate quell'altra affermazione veramente perfetta, molto più importante: niente esiste solo per sé. Ogni cosa aiuta tutto il resto. Ogni cosa vive per tutto il resto. Non esiste il caso, in nessun luogo. E questa è un'affermazione di ciò che noi teosofi chiamiamo la nostra mirabile dottrina della Fratellanza Universale. Il Maestro intende questo: il sole non è vampirizzato — nel senso che ha il verbo vampirizzare. Né il suo è un potere vitale che spreca, dissipa e consuma riversandolo senza bisogno attraverso le ere, come la scienza moderna insegna che fa, per essere buttato nelle profondità abissali degli spazi completamente freddi.

Il sistema solare è un sistema chiuso, nel senso che è costruito da atomi di vita provenienti da tutti gli altri corpi umani; ma per quanto sia, è un'entità, un individuo con il suo potere vitale, che nutre se stesso, non avendo alcun potere vitale da dare in prestito agli altri corpi, se non come un dono. E ugualmente non vampirizza, nei casi normali, altri corpi. Può accadere che vampirizzi ed elargisca dei doni, ma non è la prassi normale delle cose. In questo senso, ogni atomo è un sistema chiuso. Ma ogni atomo è connesso con ogni altro atomo nello spazio infinito, nutrendo lo spazio infinito e nutrendosi di esso.

Quindi, il sole non vampirizza altri soli, né ha qualche vitalità da prestare ad altri soli. Ha tutto quello che può servire a nutrire i propri globi, i pianeti e gli altri corpi nel suo regno. Proprio così il mio cuore nutre il mio corpo, i suoi organi e le sue molecole. Non ha nulla da prestare per nutrire altri corpi — a meno che non ne faccia un dono. Né il mio corpo vampirizza altri corpi. Non sottrae vitalità da altri corpi, anche se, in casi anomali, ogni corpo umano può diventare vampirizzato; ma non stiamo parlando di eccezioni e di casi speciali, stiamo parlando della norma, della regola.

Quindi, ciò che accade è questo: il sole segue la stessa legge cosmica come fa ogni altro pianeta. È il cuore del suo regno e anche il cervello del suo regno. Se per un istante lo guardate come un cuore, esso riceve nel suo polo nord gli influssi dei fiumi di vite, le circolazioni del sistema solare. Passano attraverso il cuore del sole, sono purificate e mondate e partono per il polo sud del sole. Precisamente come la nostra terra e ogni altro pianeta hanno ciascuno il suo recettore al polo nord, e il suo espulsore o scaricatore al polo sud.

Anche gli antichi greci lo insegnavano. Ricordate Eolo e l'antro dei venti? L'antro dei venti era la terra, e i venti erano i venti dello spirito, le circolazioni dell'universo raffigurato come venti: un antro il cui cancello a nord era fatto di corno, attraverso il quale gli dèi discendevano — e attraverso cui essi ascendevano anche, ma soprattutto discendevano. E il cancello a sud della terra, o dell'antro dei venti, era fatto d'avorio, un riferimento agli elefanti del sud, come il corno degli animali si riferisce al nord. E fuori dal cancello del sud vanno le orde umane. Così dicevano gli antichi, e qui l'insegnamento occulto è semplicemente espresso senza veli.

In altre parole, la terra si nutre fisicamente, magneticamente, psichicamente, spiritualmente, attraverso il polo nord. Le correnti purificano attraverso la terra — per ogni parola qui ci vorrebbe un intero volume — e vanno al polo sud. Così è per il sole. Questo è il modo in cui il sole nutre la sua famiglia, proprio come il cuore nutre il corpo. Il sole invia il suo sangue attraverso il polo sud, per così dire, e dopo che ha avuto luogo la circolazione intorno al corpo, lo riceve nuovamente al polo nord. Un soggetto affascinante!

State attenti a come leggete e interpretate. Una singola affermazione fatta da un Maestro in risposta a una domanda molto limitata e specifica non deve coprire tutto l'orizzonte del vostro pensiero riguardo alle altre cose. In altre parole, usate il vostro buonsenso.

Ora, compagni, vorrei concludere i miei commenti con una piacevole sensazione che ho sempre sentita dopo aver ascoltato le parole di coloro che fanno dei discorsi veramente mirabili dal palco e gli ugualmente mirabili contributi dell'auditorio. Vedere il progresso che voi, cari compagni e studenti, avete fatto, riscalda ogni muscolo del mio cuore. Penso che sia bello, e mi riempie di rispetto. Penso che meritiate sapere quello che sento su tutte queste cose.

Ricordatelo, e poi concluderò: tutte le cosiddette leggi della natura non sono che il gioco di forze coscienti e semicoscienti. Quindi, per la loro assoluta coerenza e invariabilità, le chiamiamo le leggi della natura. Queste forze della natura sono fluidi che emanano dal battito dei grandi cuori cosmici, cuori che inviano il sangue della vita, ciascuno della propria essenza particolare e speciale, forza, spirito, fino alle più remote distanze che può raggiungere. Viviamo non solo alla presenza delle divinità, ma, in verità, siamo i loro figli. Siamo costruiti da loro e da loro proveniamo. I genitori umani sono lontani, molto più lontani e distinti se li compariamo all'infinito assoluto, incessantemente intimo, a causa delle identiche relazioni e vincoli esistenti tra questi grandi genitori e noi, la loro progenie. L'elettricità, o magnetismo, è l'alter ego, ad esempio, ma è soltanto l'afflusso fluido derivante da un'entità cosmica, un essere — del nostro sistema solare, in questo caso, perché noi ci troviamo in questo sistema solare. Anche il calore; tutte le vere forze della natura sono tali. Che cos'è la gravità? È esattamente la stessa cosa. Noi la chiamiamo amore. Un giorno, quando la scienza avrà imparato che la gravità è bipolare come lo sono l'elettricità e il magnetismo, forse potremmo vedere il ritorno della saggezza dell'antico greco Empedocle, che ai suoi tempi insegnava che l'universo è sostenuto, nei suoi corsi e nei suoi piani di bellezza e armonia, dai due grandi poteri cosmici, amore e odio, come sono tradotti. Non è una buona traduzione. È meglio attrazione e repulsione, anche se è insufficiente. Forse potreste dire: amore e repulsione; l'odio non è un buon termine. Sono pensieri meravigliosi!

 

Comete e Meteore
(Comets and Meteors)

RIFERIMENTO alla Lettera XXIIIB, pp. 161-2

Non affermerei mai che le meteoriti siano frammenti di comete disintegrate, né, in verità, che siano proprio materia cometaria. Se riflettete sul fatto che le comete o la materia cometaria sono soltanto uno stadio, un grado meno etereo di una nebulosa, capirete che l'idea di base è sbagliata. È perfettamente vero, comunque, che le comete, durante le loro peregrinazioni attraverso lo spazio cosmico e solare raccolgono in sé il materiale di scarto. Lo assorbono per attrazione, e spesso lo perdono perché, quando passano per un sole, l'attrazione solare per questo materiale di scarto è pesante, molto più forte della debole attrazione che le comete esercitano.

Riflettete: ogni cometa, anche le comete più estese che conosciamo, sono composte di materia così estremamente fine, così eterea, che la cometa di Halley, ad esempio, forse una delle più grandi mai conosciute, potrebbe essere impacchettata in una borsa a mano e la borsa non sarebbe piena; e tuttavia alcune di queste comete si estendono per milioni e milioni di miglia, incluse la testa e la coda.

Tornando alle meteoriti: che cosa sono questi corpi? Sono il materiale di scarto, il materiale espulso da soli precedenti; e con ciò resta in sospeso un' altra meravigliosa storia che mi prenderebbe parecchie ore solo per abbozzarla, se servisse a rendere quest'affermazione pienamente comprensibile. Forse dovrei ricordare che mentre un sole nel suo periodo di vita è molto etereo, anche nel suo cuore spirituale, quando s'avvicina alla fine, diventa più concreto, denso, pesante, compatto, e come diciamo noi teosofi, materiale, finché, poco prima che l'ultimo barlume di vita solare svanisce e il sole muore, si estingue, tutto ciò che rimane è un corpo relativamente pesante. Allora, quando l'ultimo barlume di vita solare passa come un'ombra su un muro illuminato dal sole, il centro vivente è morto: "Il Sole è morto. Lunga vita al Sole!" Alla morte, lascia dietro un corpo che immediatamente scoppia in innumerevoli frammenti, alcuni atomici e altri più grandi; e questo materiale espulso si diffonde attraverso lo spazio solare e stellare per essere spazzato via in eoni successivi non solo dal reincorporamento del sole che è appena morto, ma da altri soli, e anche da altri pianeti, come pure, occasionalmente, da comete. Queste meteoriti contengono molti materiali che si trovano anche sulla terra; ferro, nichel, tracce di rame, carbone, ossigeno, idrogeno, e altro.

Ricorderete che H.P.B. ha un passaggio non solo nel suo ammirevole libro La Voce del Silenzio,, ma anche in uno dei suoi straordinari articoli, in cui afferma che ogni pianeta una volta era un sole glorioso che divenne un pianeta nel corso del tempo; e che prima di morire questo pianeta che un tempo era un sole diventerà nuovamente un sole. Qui abbiamo la chiave di un insegnamento formidabile. Vorrei poter dire di più su questo soggetto, ma non ho né il tempo né questo è il momento — posso solo aggiungere che ogni nebulosa planetaria che diventa una cometa planetaria attraversa una fase solare prima di diventare sufficientemente materializzata per essere un pianeta o una catena planetaria. In altre parole, intendo dire che ogni pianeta è, per un breve periodo, un piccolo sole, quando, poco prima di lasciare lo stadio di cometa, attraversa una temporanea fase solare prima di materializzarsi in maniera sufficientemente concreta, grossolana, per essere un pianeta. Inoltre, potrei aggiungere che ogni reincorporamento di un pianeta, o meglio, di una catena planetaria, attraversa ancora, nuovamente, queste varie fasi, ad esempio: una nebulosa planetaria, una cometa planetaria, un sole planetario, e un pianeta.

Quella che chiamiamo la Via Lattea è la sostanza del mondo già preparata. Abbiamo un'analogia nel corpo umano, ma naturalmente questa non è una sala conferenze sulla fisiologia, per cui non mi ci posso addentrare così facilmente.

Dunque, quando arriva il tempo in cui un sistema solare si reincorpora nello stesso modo in cui si reincarna un uomo, una certa porzione di questo materiale del mondo che ha terminato il suo pralaya, o meglio, il pralaya del sole precedente, si distacca dalla Via Lattea e comincia a perseguire, dapprima lentamente e poi rapidamente, la sua peregrinazione come cometa in molte parti della galassia, per raggiungere alla fine la sua collocazione stabilita nello spazio. Tenete a mente che lo fa spinta dalle attrazioni, cioè dalla gravitazione: attrazioni psichiche, spirituali, intellettuali. Questa nebulosa dapprima si muove lentamente, poi si raduna rapidamente. Raccoglie i materiali quando passa per la galassia attraversando i diversi sistemi solari; e se è fortunata ed evita di essere attratta nello stomaco di uno o l'altro dei soli sempre molto affamati (strano modo di parlare delle divinità incorporate!) alla fine trova la sua collocazione nello spazio e i suoi movimenti di traslazione cessano. Ha altri movimenti in comune con tutti i corpi galattici; ma le sue peregrinazioni cometarie, le peregrinazioni cometarie del "radicale dai lunghi capelli," come H.P.B. chiama la cometa, si fermano perché la cometa ha trovato la sua dimora, il suo posto. Allora si stabilizza ed è più densa, molto meno spirituale, molto meno astrale, come noi diciamo, di quanto lo fosse come nebulosa, perché il tempo è passato, sono passate ere da quand' era una cometa: e inoltre ha raccolto i materiali, gli "scarti della madre," i detriti di polvere cosmica, il suo respiro, i suoi rifiuti, che ha assorbito e nutrito dentro di sé. Strano paradosso: in tutti i mondi-rūpa le entità si nutrono — ma non è così negli arūpa. Lì il loro nutrimento è l'ambrosia intellettuale, il nettare, come i greci dicevano delle proprie divinità Olimpiche.

Ora, una volta stabilizzatasi nel posto che è il luogo del sistema solare reincorporato, il sistema solare che fu, e più o meno nello stesso posto (qui vedete il karma), la nebulosa o cometa è diventata una grande lente o un corpo a forma di disco di materiale astrale — chiamatela materia nebulare, chiamatela materia cometaria, se volete — con centri aya disseminati qua e là attraverso di essa, come organi di un corpo. Potremmo chiamare questi centri laya con il nome scientificamente più comune e dire che sono i nuclei. Nel centro c'è il più grande nucleo del genere, che cresce, si sviluppa, evolve per diventare un sole. I nuclei più piccoli intorno ad esso in questa cometa nebulare o nebulosa cometaria crescono per essere gli inizi del pianeta, e questo è l'inizio del sistema solare. In questi primi inizi, per così dire, il sole è vorace e tenta di divorare i pianeti, i suoi fratelli più giovani, finché intervengono le leggi della natura, ed entrano in gioco attrazione e repulsione, di cui la scienza oggi conosce solo l'attrazione, e la chiama gravità o gravitazione, anche se mi sembra che la repulsione sia attiva nell'universo proprio come l'attrazione. Per me questa teoria della gravità è unilaterale. Se considerate il funzionamento delle comete che vengono nel sistema solare, e come la coda della cometa si presenta sempre lontana dal sole, vedrete l'azione della repulsione. Gli scienziati pensano che la repulsione sia dovuta all'azione della luce sulle particelle minute delle molecole nella coda della cometa. Se preferite, quella è repulsione. Quando la cometa è prossima al sole, la testa è la prima ad avvicinarsi, e in seguito la coda; allora, quando si trascina intorno, la coda si dirige sempre lontana dal sole, e quando la cometa lascia il sole dopo avergli girato intorno, la coda precede e la testa la segue.

Ora, il sistema solare è così portato in esistenza e alla fine diventa quel sistema solare come lo vediamo con i nostri occhi. Questa frase, con i nostri occhi, significa tanto; e presto il sistema solare comincia il suo percorso come un'entità formata. I pianeti diventano lentamente più materiali e meno eterei. Le leggi divine del meccanismo celeste che chiamiamo il sistema solare si sono stabilizzate come noi ora le vediamo in azione.

PPassiamo adesso oltre le ere e veniamo alla fine della vita del sole, che significa la fine della vita del sistema solare, perché il sole è il Re del suo regno. Il sole si nutre dei rifiuti dei materiali inter-planetari e inter-solari, che assorbe in sé con la sua immensa forza e li rigetta, come facciamo noi umani. Questo è il corpo del sole di cui sto parlando. Questi rifiuti, questa materia nello spazio cosmico, sono i detriti dei soli morti in precedenza, come vedrete tra un attimo. Ora ci avviciniamo alla fine della vita del sole. I poteri del sole cominciano a indebolirsi. In effetti, ciò che accade è che questo manvantara è alla fine, e il suo pralaya sta appena iniziando. Diciamo quindi che il sole si sta indebolendo nel suo potere. Ciò è quello che significa, ed è tutto ciò che è la morte: il trasferimento da questo piano ai piani interiori della maggior parte della vitalità che esiste su questo piano quando il corpo è nel pieno delle sue forze.

Alla fine il sole muore. Ma molto prima tutti i pianeti sono morti e sono scomparsi. Non posso dirvi dove, richiederebbe troppo tempo. Basta dire che il sole lo sa. Il sole, quando sopraggiunge il momento della sua morte, esplode semplicemente in innumerevoli frammenti di varie dimensioni, materia solare che in origine era quasi eterea come lo spirito; ma quando il sole invecchia, diventa sempre più compatta, sempre più materializzata, concretizzata, fino a quando il sole è in agonia e poi è praticamente morto; non è un corpo solido, tuttavia sta per diventare solido. Ma esplode; non è un bagliore — le parole non possono esprimerlo — ma un tremendo volume o esplosione di luce e potere, che si diffonde attraverso tutto il nostro sistema solare, e oltre i suoi confini. Gli astronomi di oggi prima o poi scopriranno quelle che chiamano novae, un termine Latino che significa "nuove stelle." Ma ciò che vedono è proprio l'opposto: la morte di una stella; e vedranno qualcuna di queste novae espandersi e poi oscurarsi realmente, alcune in modo molto rapido, altre che invece richiedono anni e anni.

Allora tutti questi frammenti che una volta erano sostanza solare diventano sempre più materiali. Alla fine diventano le meteore e le meteoriti degli spazi interstellari. In origine erano la sostanza dello spirito, mūlaprakṛiti, e ora sono alcune delle porzioni più solide di prakṛiti, ferro, nichel, carbone, e tutte le altre cose che i nostri scienziati hanno trovato nelle meteoriti che hanno raggiunto la nostra terra. Queste meteoriti vagano attraverso lo spazio per epoche intere finché il sistema solare s'incorpora di nuovo. Così la nebulosa cometaria raccoglie un numero sterminato di queste meteoriti, riportandole, come se fossero i suoi atomi di vita del corpo precedente del sistema solare, nel suo nuovo corpo, proprio come facciamo noi umani. Ma si richiedono ere su ere perché il sistema solare raduni tutte queste meteoriti; il fatto che tutte le meteoriti attraversino il nostro sistema solare non è dovuto all'esplosione del nostro sole precedente. Moltitudini e moltitudini di meteoriti lo sono, però altre moltitudini non lo sono, ma sono le esplosioni di altri soli nello spazio interstellare in cui hanno vagato, e sono state catturate dal nostro sole nel suo precedente stato, o dai nostri pianeti nel loro precedente stato.

E una cosa per concludere: abbiamo visto che cos'è una cometa solare, o una cometa che diventa un sole nel sistema solare. Ma una cometa può essere lo stato prenatale sia di un sole, sia di un pianeta. Durante il periodo di vita di un sistema solare, ognuna delle nostre catene planetarie ha il suo periodo di manvantara e pralaya, in altre parole, ogni catena planetaria muore e si reincorpora, muore e si reincorpora nel nostro sistema prima che il sistema solare e il sole di quel sistema raggiungano il momento del loro pralaya. In altre parole, le nostre catene planetarie si reincorporano moltissime volte durante il periodo di tempo, o manvantara, del nostro sistema solare. Come avviene questo? Le catene muoiono, i loro principi interni cominciano a peregrinare lungo le circolazioni dell'universo, esattamente come l'ego di un uomo muore e poi ritorna. Ricordate che vi sto dando uno schema scarno, un accenno qua e un accenno là, tralasciando il 99 per cento di quello che si potrebbe dire. Come fa ciascun ego di queste catene planetarie, per così dire, a ritornare nel nostro sistema solare? Distaccandosi da dove stava riposando come parte della sostanza del mondo già preparata della Via Lattea, esattamente come la cometa solare o sole cometario fece quando il sistema solare si stava reincorporando. In questo caso la cometa è una catena planetaria che erra attraverso lo spazio, ritorna nel nostro sistema solare, vi è attratta, diventa un piccolo sole, ed estinguendosi da un tale stato a causa della materializzazione, diventa una catena planetaria completa, si stabilizza nella vita come quello che chiamiamo un pianeta e comincia il suo nuovo Giorno di Brahmā.

 

Chi sono i Śishṭa?
(What are the Śishṭa?)

RIFERIMENTO alla Lettera XV, pp. 93-97

Chi sono i śishṭa? Śishṭa è un termine sanscrito che significa "quelli che rimangono" o i "resti." È un termine tecnico che si riferisce a quegli esseri più evoluti di qualche onda di vita — o, se preferite, di qualsiasi regno umano o animale o vegetale o minerale. Significano i rappresentanti più evoluti quando le monadi della maggior parte degli esseri di quel regno procedono verso il globo successivo, per entrare in quel globo e fare lì la propria esperienza.

Prendiamo il regno umano. Quando il nostro regno umano o onda di vita raggiungerà la Settima Razza Radice e avrà termine, quella sarà l'ultima Razza Radice che avremo su questo globo durante l'attuale ronda. In altre parole, quando il regno avrà raggiunto il termine della sua evoluzione su questo Globo D, allora la maggior parte degli umani prenderà la sua via, come uccelli che spiccano il volo attraverso lo spazio, ed emigreranno, come fanno anatre, oche e altri uccelli, sul prossimo globo della nostra catena. Ma quegli umani lasciati indietro sulla nostra terra, i resti o ishṭa della nostra onda di vita umana, saranno i rappresentanti più evoluti della nostra onda di vita umana. Ci sono due ragioni per questo. Prima, quando l'onda di vita, dopo aver compiuto il suo giro nei globi, ritornerà di nuovo su questo globo terra, avendo raccolto tutta quella vasta riserva d'esperienza, è naturalmente composta dai rappresentanti più evoluti della nostra onda di vita, che sono i soli adatti a ricevere le monadi o anime dell'onda di vita incipiente durante la prossima ronda che seguirà. I corpi inferiori devono restare inferiori. Saranno gli umani più raffinati ad essere gli umani della Quinta Ronda sul Globo D.

Ora, qual è il motivo per cui questi umani, i futuri śishṭa dell'onda di vita, sono diventati molto più evoluti della maggior parte dell'umanità? Perché attraverso uno sforzo e un'aspirazione individuale, attraverso l'auto-controllo e il desiderio di evolvere e di andare sempre oltre, in altre parole, attraverso il dominio dello spirito superiore di bellezza e santità, questo fuoco stimolante dentro di loro li ha resi gli avant coureurs, i pionieri della nostra onda di vita. Hanno superato la maggior parte dell'onda di vita e sono ritornati, e quindi ora sono quelli che chiamiamo gli Esseri della Quinta Ronda. Non hanno alcuna attrazione di appartenere alla massa dell'onda di vita umana, di attraversare tutti i globi sull'arco ascendente e sull'arco discendente fino a raggiungere di nuovo il nostro globo, perché l'hanno già fatto come individui. Sono Esseri già pronti della Quinta Ronda. Hanno attraversato la Quinta Ronda, ma non completamente. Hanno attraversato la Quinta Ronda fino alla nostra terra. Allora sono stati catturati qui sulla nostra terra, per così dire. Hanno preceduto l'onda di vita umana fino alla fine durante la Quarta Ronda, e giù fino ai globi inferiori durante l'inizio della Quinta, fino a raggiungere la nostra terra dove c'è ancora l'onda di vita umana. Hanno superato di gran lunga la massa dell'onda di vita; così, quando raggiungono la nostra terra, restano finché durante la Quinta Ronda la maggior parte del regno umano o onda di vita, avendo attraversato i globi, raggiunge di nuovo il nostro Globo D, la terra. Qui sono le forme umane ancora viventi sul Globo D, per centinaia di milioni di anni, ma come una razza della Quinta Ronda, come śishṭa. Si sono evoluti, ma evoluti molto lentamente. Sono qui, nel senso che si sacrificano, perché invece di tentare di essere a capo dell'onda di vita umana e realizzare la loro Sesta Ronda, o almeno una parte di essa, rinunciano per poter rimanere finché i membri meno progrediti dell'onda di vita umana ritornano sul Globo D durante la Quinta Ronda, e forniscono quindi i corpi, gli insegnanti e le guide. Ricordate quello che tutte le grandi religioni hanno insegnato: che nell'infanzia del nostro genere umano siamo stati istruiti da grandi esseri, iniziati, re-adepti, che erano umani, che insegnarono alle prime razze e inculcarono nelle loro menti le idee fondamentali della verità, della legge, di tutte le scienze? È meraviglioso come siano uguali tutti questi grandi sistemi antichi di pensiero, ed è a questo che si allude. Quando le monadi dell'onda di vita — ritornando ora in questa nostra Quarta Ronda — raggiunsero la terra, trovarono i loro śishṭa provenienti dalla Terza Ronda, śishṭa umani, i più evoluti alla fine della Terza Ronda; e furono questi śishṭa umani che accolsero le monadi in arrivo, fornirono i propri corpi per iniziare la loro evoluzione, e così via.

E un altro pensiero: è qualcosa che ho spiegato prima, ma sembra che l'abbiate dimenticato. In questo capitolo in cui il Maestro espone i sette principi del nostro globo terrestre, è stato sempre interpretato erroneamente intendendo i principi del nostro globo settuplo, e ciò è sbagliato. Il Maestro parla solo dei sette principi dello shtūla-śarīra, il corpo fisico del nostro Globo D, proprio come io potrei parlarvi di quelli che chiamerei appropriatamente i sette principi del mio corpo fisico. L'aspetto fisico ha sette principi o aspetti secondari, ed è quello che il Maestro intendeva. Capite quindi il contrasto: il nostro Globo D, il globo, non sto parlando di una catena, il nostro Globo D è settenario. Ha i suoi sette principi proprio come li ha ogni entità in natura, e ognuno di questi sette principi, incluso il corpo fisico della terra, è a sua volta settenario, per cui il nostro globo D ha il suo ātman, non semplicemente un etere diffuso intorno alla terra, che è l'ātman dello shtūla-śarīra del nostro globo, ma la sua monade divina, o ātman, il suo buddhi, il suo manas, il suo kāma, il suo liṅga-śarīra (la sua luce astrale), il suo prāṇa, che è ciò che chiamiamo elettricità, il suo shtūla-śarīra che è il corpo grossolano della terra che vediamo intorno a noi. Così il Maestro, descrivendo i sette principi della terra, ha descritto le sette fasi o aspetti, chiamateli principi, se volete, dello shtūla-śarīra del globo.

 

Differenze nella Seconda Ronda
(Differences in the Second Round)

RIFERIMENTO alle Lettere XXIIIA, XXIIIB, pp. 147-9, 174-8

Voi sapete che la costruzione di una catena planetaria, cioè la costruzione di ogni globo di una catena planetaria — prendete qualsiasi globo, ad esempio il Globo D della nostra catena — è esattamente parallela, nella sua elaborazione, alla discesa di un ego umano dal devachan per incarnarsi tra la razza umana. Abbiamo il logos, lo spirito planetario del nostro globo, per il quale è arrivato il momento di lasciare il suo nirvāṇa e discendere attraverso i regni inferiori, immergendosi nella materia per costruire il suo corpo, il suo globo; esattamente come l'ego in devachan, quando il periodo devacianico è finito, sente la pressione dello stimolo di taṇhā, sente la pressione dei vecchi elementali del pensiero e dei desideri dell'ultima vita, che cominciano a interferire con la sua coscienza. L'ego in devachan è attratto dai vecchi scenari, discende, come noi diciamo, si lascia cadere; e alla fine, ancora per attrazione, entra nel grembo umano al quale il karma lo spinge, lo spinge e lo attira.

Nello stesso identico modo il logos del globo planetario discende dal suo nirvāṇa per costruire questo globo, come l'ego costruisce il proprio corpo nell'utero. Prima il germe, che possiamo chiamare i regni elementali, poi la solidificazione e l'indurimento, che possiamo chiamare il regno minerale. Poi l'embrione in crescita attraversa la fase vegetale, che potremmo chiamare il regno vegetale; quindi passa attraverso la fase animale e potremmo chiamarlo l'animale umano, com'è in realtà. E allora nasce. Ma la ricapitolazione di tutta la passata esperienza evolutiva o karma nel grembo è stata realizzata dall'ego in connessione con gli elementali tanhici, i primi ad apparire sulla scena.

Così avviene per la costruzione del globo: sono i Dhyāni-Chohan del precedente incorporamento della catena planetaria — nel nostro caso, la luna — che si uniscono agli elementali di quel globo, costruiscono lo schema durante la Prima Ronda, tracciano i modelli del futuro globo. Naturalmente, una volta che i modelli sono stati preparati, la casa costruita, le stanze suddivise, le finestre installate — dopo di ciò il costruttore, anche se può essere stato egli stesso il carpentiere durante il periodo della costruzione, alla fine entra nella sua casa e comincia la sua vita abitudinaria: questa è la mia camera da letto, questa stanza è il mio ufficio, questa stanza è la mia cucina, e così via.

Queste sono le cose fatte durante la Prima Ronda, che potrebbero corrispondere alla vita fetale dell'ego reincarnante prima di nascere come bambino. Una volta nato come bambino, da allora in poi è un bambino; non passa più attraverso il regno elementale, minerale, vegetale, animale, per raggiungere il regno umano, Semplicemente, cresce, è già umano. Questa è quella che in biologia, embriologia, e cose del genere, si chiama la ricapitolazione; ed è esattamente ciò che fa lo spirito planetario del nostro globo durante la Prima Ronda, con la collaborazione degli elementali — ricapitola tutta la passata storia evolutiva della terra dagli eoni del passato, ripercorre molto rapidamente la storia passata.

Tenete a mente il termine ricapitolazione; è ciò che la Prima Ronda è, ricapitolando rapidamente tutta la storia passata; e questo è il motivo per cui le dieci classi di monadi, di cui la famiglia umana è una classe, durante la Prima Ronda devono attraversare ciascun regno della natura per contribuire in parte alla costruzione del globo, proprio come fanno l'ego e gli elementali nell'utero umano. Lavorano insieme per costruire il corpo del bambino, ricapitolando la sua storia evolutiva durante i nove mesi. Questo dovrebbe risultare molto chiaro e abbastanza semplice. Durante la Prima Ronda tutta la storia passata dello spirito planetario, degli elementali e degli esseri che collaborano, classi di monadi, tutta la loro storia passata è ricapitolata. Ciascuno di essi deve attraversare il primo regno elementale, costruendolo attraverso il secondo regno elementale, costruendolo attraverso il terzo regno elementale, poi attraverso il regno minerale, poi attraverso il regno vegetale, poi attraverso il regno animale, poi attraverso quello umano, e i tre regni dei Dhyāni-Chohan, in modo che, quando la Prima Ronda è finita, questo periodo di storia ricapitolante ha prodotto il globo.

Tutta la storia che seguirà sarà il consolidamento, lo sviluppo, e la glorificazione finale. È molto semplice. Quant'è vera l'affermazione che la chiave maestra per comprendere la natura, incluso l'uomo, è l'analogia. Ricordate il vecchio assioma di Ermete: Quello che è in alto è in basso. Quello che è in basso rispecchia quello che è in alto. Se volete conoscere i segreti delle leggi nei regni invisibili, aprite gli occhi, non solo la visione dell'abitudine e dell'uso e dell'educazione, ma aprite gli occhi della visione su ciò che è intorno a noi e interpretate i misteri della natura dappertutto, nella pietra e nell'albero, nella pianta e nei corpi celesti, anche nel repertorio del cuore umano. Ogni cosa copia ogni altra cosa, perché la natura ha una sola legge fondamentale in base alla quale ogni cosa nell'universo forma un modello su qualsiasi piano. /p>

RRicordate dunque che i superiori e gli inferiori cominciano il lavoro evolutivo, i superiori elaborano il progetto degli architetti, gli inferiori sono i costruttori, i muratori che eseguono il progetto architettonico, impresso sui costruttori come istinto, come reazioni automatiche agli stimoli; e così la natura è costruita, non solo globi, ma soli, universi, galassie, attraverso tutta la vita, tutti su un fondamentale modello cosmico.

Ora, non ho mai detto in nessun momento, che a cominciare dalla Seconda Ronda è l'onda di vita umana che precede tutte le altre onde di vita. Qualunque cosa possa aver detto o scritto, di certo non è questa l'idea. Osservate: tutte le onde di vita — cioè gruppi di monadi o esseri viventi così simili a quelli che formano una famiglia, come noi umani, come le bestie, come le piante o come gli dèi, ciascuno è ciò che chiamiamo un'onda di vita — tutte le onde di vita si susseguono l'una dopo l'altra intorno ai sette o dodici globi nell'ordine seriale che conservano sempre. Quindi, sarebbe impossibile per l'onda di vita umana precedere tutte le altre onde di vita all'inizio della Seconda Ronda, il grande periodo di manifestazione. La Seconda Ronda si apre con i regni elementali incombenti, seguiti, in successione, dal regno minerale, dal regno vegetale, dal regno animale, dal regno umano, e il regno umano è seguito dai tre regni dei Dhyāni-Chohan.

Quando si dice che a cominciare dalla Seconda Ronda il procedimento seguito nella Prima Ronda è cambiato, significa semplicemente questo: la Prima Ronda è realizzata dalla costruzione delle fondamenta dei sette o dodici globi che formano la nostra catena planetaria. La sovrastruttura viene con le successive sei ronde. La sovrastruttura è innalzata per diventare un tempio d'intelligenza e di vita, abitato da famiglie di esseri, di cui la gerarchia umana è una famiglia. Quindi, ciò significa che ciascuna delle onde di vita deve contribuire con la sua quota durante la Prima Ronda per completare il lavoro della Prima Ronda in un procedimento settuplo o duodecuplice, essendovi sette onde di vita o classi di anime, o dodici, secondo il modo in cui le contate.

Quindi, durante la Prima Ronda ciascuna di queste classi di monadi o gruppi di anime o onde di vita, deve contribuire con la sua quota svabhāvica, cioè caratteristica, a costruire le fondamenta. Una volta tracciate le fondamenta, allora gli architetti che sono la parte più elevata delle diverse onde di vita, non devono più scendere nella materia più grossolana per costruire le fondamenta. Essi cominciano con la Seconda Ronda a costruire la sovrastruttura.

 

I 777 Incorporamenti
(The 777 Imbodiments)

RIFERIMENTO alla Lettera XIV, pp. 82-3

A volte un po' di confusione nelle menti dei primi lettori de Le Lettere dei Mahatma è stata causata dalla mancanza di conoscenza di tutti i fatti. Ad esempio, non sapevano che dei due Mahātma, M. e K. H., ognuno elaborò un lato differente dell'insegnamento delle ronde e dei globi. Ritengo che K. H. s'interessò dell'istruzione imperniata su quelle che chiamiamo le Ronde Interne; e M., se ricordo, si assunse l'incarico dell'insegnamento riguardante le Ronde Esterne. Poiché l'analogia governa attraverso tutto l'universo, l'insegnamento maggiore contiene, in miniatura, l'insegnamento minore; e l'insegnamento minore contiene nel suo nucleo il riflesso di quello maggiore. Così, ciò che un Maestro stabiliva poteva applicarsi, facendo gli appropriati cambiamenti, a ciò che l'altro Maestro insegnava, ma ci sono alcune cose che dovete conoscere per distinguere dov'è il riferimento alle Ronde Esterne, e dov'è quello inerente alle Ronde Interne.

Ora, riguardo alla questione dei 777 incorporamenti, vorrei puntualizzare questo: il numero 777 non si riferisce al numero effettivo delle incarnazioni che le anime hanno. Sfortunatamente, quando Le Lettere dei Mahatma ffurono scritte, non c'era una terminologia chiaramente definita come l'abbiamo sviluppata oggi, ed essi usavano "incarnazioni" nel modo in cui l'abbiamo usata tutti noi quand'eravamo ragazzi, diciamo tredici o quattordici anni fa. Parlavamo di un'incarnazione del regno minerale e di un'incarnazione del sole; cosa che naturalmente è un modo ridicolo di parlare, perché l'incarnazione significa diventare carne. Il termine appropriato sarebbe stato incorporamento.

Ora, questo è il mio punto di vista. I riferimenti qui non sono a quelle che oggi chiamiamo le incarnazioni dell'ego umano, ma si riferiscono alle monadi o, se preferite, al passaggio delle famiglie di monadi attraverso i regni della natura su questa terra, il Globo D, e durante le sette razze radice. Cercate di capire. In un certo senso lo troverete difficile come l'altro concetto, ma la chiave è lì.

Così, un'incarnazione in ogni razza radice. Come vedete, qui avete la chiave giusta. Ogni razza radice dimostra un potere e una sostanza sui piani cosmici, non completamente ma relativamente, Quindi, per quanto riguarda il nostro Globo — e il nostro Maestro ha parlato del nostro Globo e delle monadi del nostro Globo ora — il riferimento, come ho appena affermato, è al passaggio, all'attraversamento, delle diverse famiglie di monadi nei diversi regni della natura o, se preferite, sui diversi piani cosmici.

Ora, che significa questo? Significa che per ogni regno della natura, o per ogni piano cosmico, una tale monade deve costruire per se stessa un sottile veicolo di sostanza che sarà permanente per quel regno o per quel piano cosmico. Mi seguite? Quando quel regno o quel piano cosmico è abbandonato, lasciato, e la monade attraversa il prossimo regno o piano cosmico successivo, quel particolare rivestimento o veicolo costruito per quel piano cosmico o mondo è abbandonato, è lasciato cadere perché non è più adeguato alla monade; ed è costruito un involucro idoneo che permetta alla monade di esprimersi sul successivo piano cosmico o mondo o regno. Così vi è l'assunzione di un tale rivestimento per ogni piano cosmico, per ogni razza radice, un rivestimento per ogni grande sottorazza, e così via, se volete, per ogni singolo incorporamento.

Ora, contiamo questi rivestimenti — ebbene, sto parlando troppo! Ma lì c'è la vostra chiave, e la troverete come un insegnamento identico all'insegnamento dei medievali Filosofi del Fuoco quando parlavano delle anime che si manifestano come salamandre, silfidi, ondine, gnomi, perché a quei tempi essi parlavano apertamente, pubblicamente, solo di quattro. Potete aggiungervi le tre ulteriori che insegniamo.

 

La Costruzione dei Globi
(The Building of the Globes)

RIFERIMENTO alla Lettera XV, pp. 94-5

Chiedere una breve risposta sull'intero e complesso soggetto dell'evoluzione delle dieci classi di monadi e lo sviluppo della Catena Planetaria — perché questo è ciò che conta — è piuttosto immane! Il soggetto, se trattato appropriatamente, richiederebbe un centinaio di libri, ciascuno dedicato a un solo aspetto.

Nondimeno, ogni cosa può essere condensata o generalizzata in un'esposizione, e cercherò di farlo come segue: vi sono dieci o anche dodici classi di monadi, il che significa entità reincorporanti a diversi gradi evolutivi; e l'evoluzione, ricordatelo, significa crescita dall'interno verso l'esterno, non la teoria Darwiniana di fortuite e aleatorie aggiunte su aggiunte.

Durante la Prima Ronda, dunque, tutti i dieci o dodici regni si associarono per costruire i globi di una catena, o meglio, per ricostruirli dai loro passati incorporamenti. Questa è la Prima Ronda; e ovviamente, sebbene vi sia un distinto ordine nell'elaborazione del loro lavoro, è estremamente complicato. Ma afferrate l'idea predominante che le classi di monadi, dieci o dodici, comunque vogliate contarle, durante la Prima Ronda cooperano tutte. È come raffigurarsi un uomo facoltoso che va a costruirsi una casa. Ha i suoi architetti, i suoi appaltatori, il suo caposquadra, si riuniscono e tracciano il progetto, riuniscono i lavoratori e tutti i materiali, e tutti cooperano insieme a costruire la casa. Una volta che la casa è costruita, allora ogni cosa assume un ordine regolare di vita quotidiana appena il proprietario e la sua famiglia — e per portare avanti la nostra analogia dovremo dire gli architetti e gli appaltatori che appartengono alla famiglia — entrano tutti insieme per vivere in quest'enorme casa.

A cominciare dalla Seconda Ronda, le diverse classi di monadi si organizzano, perché ora le linee sono state tracciate, le diverse case o globi della catena sono state costruite almeno nei modelli elementari e, organizzandosi, le differenti classi di monadi da quel momento in poi vengono l'una dopo l'altra serialmente, e ciascuna classe segue il proprio sentiero di karma evolutivo o di evoluzione karmica.

Ma è sempre la classe più evoluta che imposta il ritmo e fornisce il progetto e crea i percorsi che le meno evolute devono poi seguire. Così avviene che l'uomo, senza contare le classi monadiche dei Dhyāni-Chohan superiori a quella umana, ma contando solo le classi umane e le altre sei inferiori a quella umana — l'uomo, la classe umana, io dico, imposta il ritmo e traccia i percorsi per le altre classi monadiche inferiori a quella umana; e così l'uomo è realmente il deposito o la riserva evolutiva e originaria delle altre classi di monadi che seguono l'incorporamento, intendo quelle sotto la classe monadica umana; e questo è il significato dell'affermazione molto veritiera: che dall'inizio della Seconda Ronda, continuando nella Terza, e anche fino alla Quarta Ronda in cui ci troviamo ora, le monadi umane, o il ceppo umano, sono state il deposito da cui nacquero gli animali durante la Terza Ronda, da cui nacquero i vegetali durante la Seconda Ronda, e da cui derivarono i minerali anche durante la Prima Ronda, quando tutti cooperavano unitamente. Questa, succintamente, è l'intera questione, se l'afferrate.

Ricapitolando: durante la Prima Ronda, quando ogni cosa è ancora nella fase elementare, tutte le classi monadiche cooperano per tracciare le fondamenta dei globi, e li costruiscono fino al punto in cui ciascuna classe, a cominciare dalla Seconda Ronda, può seguire la propria linea d'evoluzione su questa base tracciata da tutte le classi durante la Prima Ronda.

La Prima Ronda è quindi simile allo stato embrionale della nascita umana nel grembo della natura. La Seconda Ronda, per così dire, comincia con la nascita del bambino, o la nascita dell'animale, o la nascita della pianta o del seme; e da allora in poi ogni classe di monadi, o famiglia o regno, essendo stata separata, segue il suo particolare destino lungo le linee tracciate dalle classi superiori: quella umana per tutte le classi sotto l'umana; le monadi Dhyāni-Chohaniche o classi, per tutte quelle inferiori ad esse, inclusa naturalmente quella umana.

Le sette o dieci classi possono essere calcolate come segue: tre classi di elementali o tre regni di elementali; la classe o regno minerale; la classe o regno vegetale; la classe o regno animale; e poi, sopra quella umana, le tre classi o regni dei Dhyāni-Chohan, di cui il più alto è, secondo la regola appena stabilita, il più importante e principale deposito o riserva originaria o gruppo dirigente delle menti di tutte le classi inferiori.

Proprio come noi umani seguiamo le orme dei Dhyāni-Chohan che ci aiutano e dai quali, in un certo senso, deriviamo, così tra gli animali, i vegetali e i minerali, ciascuno segue lentamente le orme del regno sopra di loro. In questo modo il regno animale derivò effettivamente, soprattutto durante la Terza Ronda, dal ceppo umano, ma non secondo il significato Darwiniano; il ceppo umano si sbarazzò realmente dei germi o monadi — non germi o monadi umane, ma germi o monadi animali che erano come addormentate, contenute nelle monadi umane. Ma quando furono espulse, e non più sotto il controllo umano, allora formarono una classe propria chiamata la classe animale delle monadi, e da quel momento in poi cominciarono a evolvere ciascuna secondo la sua linea; e le specializzazioni nell'evoluzione fino alla Terza Ronda, che furono ripetute durante questa Quarta Ronda — queste specializzazioni sono state enormi: i quadrupedi, ad esempio, svilupparono quattro zampe, i pesci svilupparono le pinne, gli uccelli le ali e le zampe; oppure, la balena, che è distintamente un animale mammifero, e non un pesce, scese in acqua come un pesce; o il pipistrello, che è un mammifero e non un uccello, tuttavia prese il volo come un uccello. Tutti questi cambiamenti sono chiamati specializzazioni, e hanno confuso parecchio gli scienziati evoluzionisti, che non possono minimamente comprendere il problema, che è immensamente complesso, perché non hanno le chiavi esoteriche. Ma tutte queste monadi furono originariamente rigettate dal regno umano come germi, germi di vita; e una volta espulse, non più sotto il controllo umano, come ho affermato prima, cominciarono a evolvere da sole e a specializzarsi.

Così la classe superiore delle monadi Dhyāni-Chohaniche guida e aiuta la seconda classe inferiore di monadi Dhyāni-Chohaniche. La seconda classe inferiore di monadi Dhyāni-Chohaniche guida e aiuta la terza classe, ancora più bassa, di monadi Dhyāni-Chohaniche. Queste ultime guidano e aiutano le monadi umane. Le monadi umane guidano e aiutano le monadi animali. Le monadi animali guidano e aiutano inconsciamente le monadi vegetali; e queste ultime aiutano i tre regni di monadi elementali, nello stesso ordine.

 

Il Devachan e i Sette Principi
(Devachan and the Seven Principles)

RIFERIMENTO alla Lettera XVI, pp. 102-6

Stasera, miei cari compagni, conoscendo lo studio preposto, ritengo che sarà necessario uno studio più serio da parte di tutti voi prima di poter arrivare a una comprensione uniforme di un insegnamento così semplice come quello del devachan. Non voglio dire che qualche interlocutore abbia fatto degli errori. Voglio dire che la mia mente ha trovato una certa difficoltà nel mettere insieme le diverse affermazioni di diverse persone sui differenti aspetti della dottrina devacianica, difficoltà nel tessere una rete comprensibile. Non è sempre così. Molto spesso traggo ispirazione attraverso gli altoparlanti da cui vi ascolto. Questa sera invece non è andata in questo modo, e sono propenso a credere che alcuni di noi stiano volando prima d'aver imparato ad andare carponi. Ci potrebbe sembrare una cosa strana, ma succede effettivamente così. Ho conosciuto dei laureati che in astratto sono delle vere e proprie meraviglie, discutendo polemicamente su cose che non interessavano a nessuno tranne che a loro stessi, e tuttavia erano eccessivamente deboli sulle cose insegnate alle elementari. Cerchiamo di evitarlo. Alcune delle cose che stasera ho sentito attraverso gli altoparlanti erano ammirevolmente precise, penso, perfettamente accurate.

Cercherò di esporvi alcune mie idee che credo siano corrette. Per prima cosa torniamo allora ai cosiddetti sette principi in un uomo. Questi principi non sono entità separate aggiunte all'essere umano per renderlo settuplo. Ognuno nasce dal principio che gli è superiore; e quindi vengono tutti da ātman. Immaginatevi l'ātman come la fonte individuale di ciascuna entità settenaria, che questa sia un sole o un pianeta o un dio o un semidio o un uomo, o qualche altra entità meno evoluta rispetto a loro, come una bestia o una pianta o una pietra.

Così l'ātman, all'inizio della manifestazione, si riveste del suo primo involucro di manifestazione, emanazione, evoluzione, che noi chiamiamo il buddhi. Buddhi ha con l'ātman la stessa relazione che mūlaprakṛiti ha con parabrahman, o quella che pradhāna ha con brahman. In altre parole, il Sé, come suo primo rivestimento emanativo, esterna il buddhi interiore; e l'essenza del buddhi sono tutte le parti superiori dell'entità, diciamo un essere umano, tale come intuizione, discernimento, conoscenza immediata, saggezza istintiva, più tutte le esperienze immagazzinate da tutte le vite precedenti, che sono state raccolte nel buddhi e custodite lì accuratamente fin dall'inizio del manvantara cosmico.

In effetti, la monade è ātma-buddhi. Se vi aggiungiamo il manas, come giustamente e correttamente va fatto, significa semplicemente che sono tutte le spigolature o raccolti provenienti da altre vite, di cui ho appena parlato. Tutti questi raccolti sono esperienze intellettuali o individualizzate divenute parte del carattere dell'individuo.

Quindi, né l'ātman né il buddhi vanno nei sogni del devachan, perché ormai entrambi sono infinitamente oltre il devachan. Il loro stato di coscienza appropriato, o le loro condizioni, sono i nirvāṇa, i vari gradi del nirvāṇa, cosa che significa conoscenza dell'auto-identificazione con la Realtà assoluta. Vedete dunque che qualsiasi neofito che ha innalzato il proprio ego, l'ego umano, per diventare veramente uno con la monade, gode dell'onniscienza, perché l'ātman è universale, e il suo buddhi è il primo velo dell'individualità divina, in quanto, come ho appena affermato, è la casa del tesoro di tutte le esperienze fatte, raccolte, di vite precedenti in qualsiasi parte, in questo sistema solare o in qualche altro sistema in altri manvantara cosmici.

Perciò, gli orientali dicono giustamente che i veri Buddha di Compassione sono onniscienti. Questo non significa illimitatamente onniscienti, significa onniscienti per il nostro universo. Non potrebbe esserci una tale cosa come un'unità, una monade (che già significa finita, per quanto vasta, perché si è già limitata dal Tutto per diventare una) — non potrebbe esserci un qualcosa d'infinito nemmeno per una simile monade elevata. Afferrate queste sottili distinzioni? Possiamo, se volete, ascendere sulla scala delle monadi fino a raggiungere quella che Pitagora chiamava Monas Monadum, la monade delle monadi, che significa semplicemente la suprema gerarchia monadica di qualsiasi universo; e tuttavia vedete che, con questa spiegazione molto descrittiva, stiamo parlando di un solo universo, e quindi di un'entità limitata, per quanto vasta. Una volta che è un universo, un solo universo, non è più un'infinitudine e un'eternità senza frontiere, senza limiti.

Queste semplici proposizioni di filosofia dovrebbero essere chiare a ciascuno di voi. Ma un tale Buddha è onnisciente per tutto quello che è nel suo universo, che quell'universo sia il nostro sistema solare o la nostra galassia; ma non sarebbe onnisciente se è un Buddha del nostro sistema solare, perché la galassia è un aggregato di miliardi di sistemi solari. Se è un Buddha di una galassia, sarebbe onnisciente per quella galassia, ma non su un insieme ancora più vasto, diciamo un gruppo di galassie. /p>

Così tutti questi termini sono relativi. Il Signore Gautama Buddha, il Buddha, dopo aver raggiunto il nirvāṇa, per esempio, era onnisciente su tutte le cose sulla nostra terra; e, in verità, a mio giudizio, sulla maggior parte delle cose della nostra catena planetaria, perché egli era un Buddha della Catena apparso su questo globo. Non direi che Gautama il Buddha, avendo ottenuto lo stato di Buddha, sarebbe onnisciente su qualsiasi cosa nel nostro sistema solare, sebbene la conoscenza che aveva ottenuto fosse così vasta, potremmo dire, forse esagerando, che la sua conoscenza era onnisciente anche per il sistema solare. Ma probabilmente allungherei il discorso.

Ora, ātman emana il buddhi. Questo è un termine che indica lo stato del perfetto risveglio, spiritualmente e intellettualmente, in altre parole, la Realtà, e in altre parole ancora: lo stato Cristico, o più precisamente lo stato del Bodhisattva. Bodhisattva significa l'essenza della saggezza e dell'amore. Ovviamente, una simile entità vivente nell'ātma-buddhi non ha bisogno del devachan. Dal buddhi, dalle più sante esperienze raccolte da precedenti vite su questa terra e forse da altre terre o globi, nasce o è emanato o affluisce il principio mānasico, il principio della crescente cogitazione, del pensiero raziocinante; un'intuizione istantanea, non diretta, che è quella del buddhi. Il principio mānasico è quello della ragione, un principio che ovviamente è molto prezioso nell'uomo. È il centro dell'ego umano, ed è l'ego umano a sperimentare il devachan. Non è il buddhi, com' è già stato spiegato. L'ego umano, il principio mānasico, sperimenta il devachan, anche se dorme in seno alla monade, come ho già affermato centinaia e centinaia di volte.

Per queste e per altre ragioni, il manas è sempre stato definito di carattere duale, superiore e inferiore. Infatti, tutti i principi lo sono, ma l'ego umano è realmente il manas superiore, ed è questo manas superiore, l'ego umano, che è separato dal manas inferiore in quella che chiamiamo la seconda morte in kāma-loka, dopo la morte dell'uomo. Essa libera il manas superiore, che allora si eleva per magnetismo, se preferite, magnetismo spirituale, nel seno del suo genitore, il Padre nel Cielo, il Buddhi, e lì sperimenta il suo devachan.

Nelle epoche future questa parte superiore dell'ego umano non avrà più bisogno del devachan perché ormai l'ego superiore si sarà evoluto oltre la necessità di ottenere il suo riposo nel devachan. Allora sarà diventato un Bodhisattva. Non sarà più attratto solo occasionalmente a dormire nel seno del suo genitore, il principio buddhico, ma da quel momento vi dimorerà perennemente. Come Gesù disse: Io e mio Padre siamo uno. Tutti i Bodhisattva, tutti i Cristi, parlano così, perché qui non è una questione di un singolo individuo umano. È una questione di pneumatologia e psicologia arcaica; in altre parole, ogni uomo ha un principio spirituale in sé che è il genitore, il padre, della sua parte inferiore; e quando la sua parte inferiore è diventata così evoluta da innalzarsi e diventare una con la sua parte superiore, allora il Figlio si eleva al Padre. Il Figlio e il Padre sono uno. Si congiungono in una sola entità. Nello stesso modo, il Bodhisattva diventa il Buddha ancora superiore — ma non voglio andare oltre su quest'argomento.

Dal principio mānasico si dischiude, è emanato il principio kāmico. Poiché i principi si sviluppano uno dopo l'altro come lo srotolamento di una pergamena, ogni volta che la pergamena si srotola mostra, nello svolgimento, qualcosa in più di un'immagine. Nelle scritture cristiane questa è una similitudine: la pergamena arrotolata, o la pergamena srotolata. I cieli si arrotoleranno insieme come una pergamena, e questo significa semplicemente che il cielo inferiore sarà lentamente catturato in quello superiore, e cielo superiore in quello ancora più alto, e così via finché tutti, per il tempo che dura, dormiranno nel seno della monade cosmica.

A questo punto, il kāma che ora è srotolato dal principio mānasico, emana a sua volta la nostra parte vitale, i prāṇa che a loro volta emanano il liṅga-śarīra o corpo astrale, che a sua volta sviluppa il corpo fisico, cosicché abbiamo l'ātman nel cielo, la carne sulla terra. E quando il raggio ātmico può raggiungere l'uomo di carne, il Logos o Figlio di Dio, per seguire le scritture cristiane, discende nel corpo, e lo illumina. Questo è l'antico insegnamento orientale espresso in maniera cristiana, un'antica dottrina teosofica.

Per cui, quando sopraggiunge la morte, il corpo è rigettato. Ciò non significa che l'entità settenaria perda uno dei suoi sette principi. Significa semplicemente che la carne, che è una compattezza composita, un composto di atomi cosmici e altri, temporaneamente unita per formare un corpo di carne, decade. L'entità non la vuole più. È diventata giustamente un fastidio. Rimangono allora sei corpi. Da quel momento il liṅga-śarīra si disintegra molto presto, e insieme ad esso si disintegrano quelli che definiamo i prāṇa inferiori. Quindi, sono tre i principi decaduti. Ma di ciascuno di questi tre principi, tutta l'essenza e le essenze magnetiche o vitali, l'aroma, come H.P.B. lo chiamava, tutto ciò che era il meglio, che era spirituale, è già stato raccolto, catturato per attrazione dai principi superiori, attratto verso l'alto perché questa parte superiore li anela. Via via, il kāma in kāma-loka si stanca. Il suo corpo non è più lì a stremarlo e ad aprirgli una via per le emozioni e le avventure eccitanti, e diventa semplicemente sonnolente, si addormenta, come il kāma-rūpa; e questo è il momento della seconda morte di cui parlavamo prima.

Così potete vedere che s'instaura il processo inverso. Le parti spirituali, gli eteri di ogni principio che possono andare in alto, sono catturati, cosicché anche nell'entità dormente nel devachan vi sono, sopra di essa, la monade, l'ātma-buddhi, sui loro piani nirvāṇici; l'ego umano, la parte intellettuale dell'ego, è nel suo sonno e nei suoi sogni devacianici. E tutti gli altri principi inferiori, kāma, prāṇa, liṅga-śarīra e shtūla-śarīra o corpo, sono tenuti come se fossero cristallizzati, congelati, sonnolenti o dormenti nel seno del devaciani, come il devaciani è tenuto nel seno della monade spirituale. H.P.B. chiama queste cose inferiori così messe insieme: gli elementali thanici che, quando l'ego ritorna a incorporarsi dopo il suo devachan, cominciano il loro lavoro e cominciano a costruire verso il basso, realizzando così il quaternario inferiore; e allora abbiamo il nuovo corpo, il nuovo uomo nella nuova nascita.

Così l'uomo non perde mai qualche principio. Tutti i suoi principi sotto il buddhi prendono in sé gli atomi di vita del mondo circostante; proprio come nel nostro modo grossolano di mangiare e bere e ingerire i cibi, dimenticando completamente che i nostri corpi assorbono di continuo gli atomi di vita dall'atmosfera circostante e li espellono di nuovo. Sono questi ospiti temporanei per i quali noi siamo gli eserciti che aiutano a costruire i nostri corpi che rigettiamo come gettiamo via un cappotto, per così dire. Non abbiamo più bisogno di loro, e lasciano l'attuale casa, in qualsiasi modo preferiamo chiamarla.

 

Luce dall'Oriente
(Light from the East)

RIFERIMENTO alla Lettera LIX, pp. 340-3
Quando gli antichi fondatori delle vostre scuole filosofiche vennero in Oriente per acquisire le tradizioni dei nostri predecessori, non rivendicarono alcuna pretesa, tranne quella di un forte desiderio sincero e altruistico per la verità. Se qualcuno oggi aspira a fondare nuove scuole di scienza e filosofia, prevarrà lo stesso intento — se i ricercatori hanno in sé gli elementi per riuscire. — Le Lettere dei Mahatma, p. 342

Il riferimento dei Maestri agli occidentali che vanno in Oriente a cercare la verità, a cercare l'iniziazione, non si riferisce a qualche Scuola né a qualche Scuola particolare esclusivamente di qualche epoca. Credo che questo sia il reale significato sottostante alle parole del Maestro: Quando la Quinta Razza Radice cominciò a stabilizzarsi, una razza dopo l'altra si stanziò sulle nuove terre di allora, che erano emerse sulla superficie dell'oceano Atlantico, e che oggi chiamiamo Europa e Asia Minore e parti dell'Asia Citeriore. Quando queste terre cominciarono a essere colonizzate, già esisteva la terra sacra, la terra dell'iniziazione e dei Misteri; era già stata occupata precedentemente dalla Grande Loggia fin dai tempi degli Atlantidei. C'era allora, e da allora c'è sempre stata, c'è ancora e funziona come la Loggia Madre, il centro spirituale, intellettuale e fisico verso il quale viaggiano coloro che sono idonei e pronti a cercare un'ulteriore Luce.

Ex Oriente Lux: dall'Oriente la luce, si riferisce non solo al sole che sorge o agli attuali paesi geografici dell'est, ma al fatto, intuitivamente conosciuto com'era da certi umani attraverso tutte le ere, che a Śambhala, diciamo in un tratto di terra in cui ora c'è l'altopiano del Tibet, fin da tempi immemorabili c'è stata la più grande Scuola dei saggi di tutte le ere, quelli che chiamiamo Mahātma di Saggezza, amore e pace. Da Atlantide provenivano in questo centro coloro che anelavano a più luce, e tutti ritornavano come neofiti per portare luce ai loro compagni che erano già pronti a riceverla, o continuavano in quel centro per diventare altri membri del portentoso gruppo di superumani che vivevano e vivono ancora oggi lì.

Così, da allora, quando le Alpi emersero dal mare, probabilmente in quelli che ai tempi di H.P.B. erano chiamati i periodi del Miocene o anche dell'Eocene, le nuove terre colonizzate dell'Europa accolsero le popolazioni emigrate dai paesi dell'Atlantide che stava affondando; e queste popolazioni, almeno i loro capi iniziati, sapevano dov'era localizzato il più grande centro occulto. Perciò, quando qualcuno in particolare di queste Scuole europee aveva raggiunto un certo punto di sviluppo spirituale, intellettuale e psichico che lo autorizzava, perché era pronto a ricevere di più, viaggiava verso est come pellegrino, con riverenza e in un'atmosfera di santità. Alcuni ritornavano in patria, nei propri paesi, per portare più luce ai centri occulti locali. Quelli che erano i più grandi rimanevano in Oriente, e incrementavano il numero dei Fratelli Maggiori dell'umanità.

E così è stato attraverso tutte le epoche fino ad oggi. Le razze celtiche attraverso i loro Druidi, gli Scandinavi attraverso le loro scuole occulte, i Greci e i Romani, gli Sciti e gli sciamani russi, e i saggi uomini di quelle che ora sono le pianure ungheresi e le montagne dei Carpazi, in qualsiasi posto nelle parti occidentali dell'Europa c'erano questi centri occulti che avevano legami con la Scuola Madre in Oriente — da cui, in tutte le epoche, erano inviati i neofiti. Questi neofiti testimoniavano quindi di essere pronti ad andare. Erano allenati in queste Scuole occidentali a guardare a questo grande centro nella terra dell'alba, la terra del sole sorgente. Ex oriente Lux: dall'Oriente la luce. Erano allenati con riverenza a guardare a questo luogo meraviglioso; e dalla fanciullezza, attraverso la gioventù e l'età adulta, forse anche in vecchiaia, quelli che erano i custodi o i discepoli delle scuole occulte occidentali prima o poi erano inviati a fare questo meraviglioso pellegrinaggio fino a questa Madre, questa Madre spirituale dei figli della terra. Era una cosa stupenda attraverso tutte le epoche. Stare davanti ai neofiti orientali era ritenuta la più grande ricompensa che potessero mai ricevere. Nelle scuole occulte occidentali era detto loro: Si, qui vi diamo la luce fino a un certo punto. Oltre questa, non abbiano il potere di darvene di più. Ma avete il diritto a riceverne di più. Va presa con la forza, con il potere che è in voi. Andate in Oriente. Ed essi lo facevano.

E, come vi ho già detto, alcuni ritornavano, come Pitagora e Apollonio e altri. Pochi non ritornavano; erano saliti di grado, troppo in alto per poter sprecare il loro tempo nel lavoro minore in Occidente. Il loro lavoro era diventato mondiale, esteso in tutto il mondo, invece che in una nazione sola. E voi sapete, amici e compagni, che questa cosa esiste esattamente ancora oggi. La stessa grande speranza perdura nei nostri studenti di oggi. Per loro oggi esistono le stesse possibilità. Ma la meraviglia è che nessuno può intraprendere con successo questo viaggio finché non è pronto. Felice l'uomo che ci riesce. Per lui c'è la luce superna. C'è la libertà di dialogare con le divinità, gli uomini-dèi su questa terra. Per lui c'è la conoscenza illimitata, e per lui, il tesoro più grande di tutti, c'è l'inestimabile privilegio del servizio, il servizio guidato dalla saggezza e dall'amore per tutta l'umanità e, in verità, per tutto ciò che esiste, senza distinzione di razza, credo, casta, sesso o colore. Che meraviglia!

 

Gli Ultimi Momenti Prima e Dopo la Morte
(Last Moments Before and After Death)

RIFERIMENTO alla Lettera XXC, pp. 127-31

Una delle cose alla quale la gente è molto interessata è la morte: Che cosa succede quando muoio? E dobbiamo indicare agli uomini come vivere nel presente per adattarsi al futuro, alla morte, e alla prossima vita. Il nostro modo di vivere oggi determinerà quello che accadrà dopo la morte, e quello che saremo nella prossima vita. I buddhisti lo esprimono magnificamente: il futuro di ciascun uomo è il risultato del suo vivere presente. L'attuale vita di un uomo è il risultato delle sue vite passate. Così per me la questione di come vivere veramente la nostra attuale vita non è che un modo per esprimere quello che ci succede quando moriamo, e quale sarà la nostra prossima vita.

Abbiamo la risposta a ciò nel termine Karma, la dottrina delle conseguenze, le conseguenze o gli effetti che seguono inevitabilmente le cause, e l'effetto è sequenziale alle cause precedenti. Se la causa precedente è buona, l'effetto sarà buono. Se la causa precedente è cattiva, l'effetto sarà cattivo. È proprio com'è la legge della natura: se mettete la mano sul fuoco, si brucerà, non diventerà ghiacciata. È semplicemente ciò che il karma significa: raccogliamo quello che seminiamo, non qualcosa di diverso. Quella che è la vostra vita attuale determina il vostro stato di coscienza dopo la morte e quello che sarete nella vostra prossima vita e nelle vite successive.

Ora, riguardo agli ultimi momenti dopo la morte, in verità è davvero semplice. La vita di un uomo è il risultato del suo passato, non di una parte di esso, non di una sua porzione, ma di tutto il passato. Potete escludere qualche parte del vostro passato? Potete eliminarla dalla memoria della natura? Potete cancellare una parte del carattere che voi stessi avete costruito, il carattere delle vostre vite passate? Ovviamente la risposta è no. Quindi, noi siamo i tesorieri del passato. Siamo costruiti dai pensieri del passato, intendendo la vita passata e le vite passate, tutte quante. Così un uomo adulto è il risultato di ogni giorno e di ogni ora, di ogni minuto e di ogni secondo. Non potete cancellare un giorno o un anno o un mese di quel passato. È tutto costruito dentro di voi come siete attualmente.

AApplichiamo dunque questa regola, questa legge delle conseguenze karmiche. Significa semplicemente che quella che è stata la forza principale nella vostra vita passata, sta diventando la forza principale di pensiero nella vostra coscienza quando morite. Perché è ovvio che dieci è maggiore di sei o cinque o quattro, e un centinaio è maggiore di dieci, e che una forza forte prevarrà su una forza debole. Quindi, le correnti e gli impulsi predominanti del pensiero, i sentimenti e le emozioni del vostro passato, per il peso della loro forza, della loro energia, per il loro potere predominante, prevarranno quando la vostra ultima coscienza balugina su questo piano. Non è semplice? Questo non significa che i pensieri vaganti che possono errare attraverso la nostra mente quando moriamo andranno magicamente a governare e a modellare le nostre future esistenze. Sarebbe un'assurdità perché è contro la logica e contro il modo in cui la natura costruisce. Significa semplicemente che l'equilibrio della forza di tutti i vostri anni prima che sopraggiunga l'ora della morte, in altre parole l'energia prevalente, sarà percepita al momento della vostra morte.

In altre parole, il vostro carattere sarà visto da voi nel panorama pre-morte, la visione panoramica che ha luogo per ognuno. Gli ultimi pensieri di un uomo in agonia sono semplicemente come l'indicatore di un meccanismo, ad esempio un termometro o un barometro. Quando lo guardate, l'indicatore segna il cambiamento di pressione, cioè bello o cattivo tempo. Ora, quell'indicatore non è l'agente magico che vi darà il bello o cattivo tempo. Vi dice semplicemente qual è, e quale sarà probabilmente, il tempo meteorologico.

Così è per il carattere. Quello che è il vostro carattere vi darà determinati pensieri proprio quando morite, e da quegli ultimi momenti della coscienza e del pensiero ne ricavate quale sia il vostro carattere, e di conseguenza quale sarà forse la vostra prossima vita. E poiché il carattere è una cosa molto complessa, la vostra prossima vita è naturalmente influenzata in quella direzione, avanti e indietro, o verso l'alto e verso il basso, qualsiasi forma di linguaggio preferite.

A me sembra così semplice e logico. Il potere del pensiero prevalente nella vostra vita sarà l'unico pensiero, o i pensieri, che prevarrà al momento della morte, perché è dominante, è il fattore potente del vostro carattere. Non saranno le cose deboli a venirne fuori. Non hanno forza, né energia. Saranno quelle forti che verranno alla ribalta. Così, se durante il periodo della vostra vita, supponiamo che per sessant'anni abbiate condotto una vita nobile e grande, e poi per quattro o cinque anni vi siate improvvisamente impazziti e abbiate vissuto una brutta vita — quale sarà la forza dominante quando morirete, la nota dominante della coscienza? Quella forte. Se sessant'anni di una vita nobile e grande saranno sopraffatti da quattro, cinque o dieci anni di vita cattiva, allora saranno i pensieri cattivi a predominare alla vostra morte, perché significherà che per dieci anni avete condotto una vita terribilmente cattiva, ribaltando, annientando i sessant'anni di buona vita. Ma ciò è quasi impossibile. I sessant'anni di continui pensieri e sentimenti prevarranno; anche se la vita dissipata non sarà dimenticata ma s'imprimerà sui vostri caratteri. Un giorno ritornerà a farsi sentire. Ma al momento della morte, questo male non è la cosa potente che prevarrà. Il bene è in voi, i sessant'anni di vita di pensieri elevati e di vita elevata faranno morire l'uomo in pace e felicità. Così capite l'importanza di vivere al presente.

Ci sono fatti pratici e difficili che dovremmo imparare e seguire. Sono la regola primordiale della condotta, e per favore non dimenticatela: è l'insegnamento di tutti i più grandi saggi e veggenti che il mondo abbia mai conosciuto. E dovrete rispondere a ciò di cui voi stessi siete responsabili. Vale ugualmente per ciò che pensate e ciò che sentite. Quindi, ogni momento dev'essere un cambiamento per il meglio, un seme di cose più raffinate e più grandi, che portano per il futuro un frutto più raffinato e più grande.

Quindi, il presente è molto importante, e penso che uno dei motivi per cui le persone siano così apprensive riguardo alla morte — e lo dico con tutta la gentilezza e il rispetto per i miei simili — sia questo: da ciò che è stato loro insegnato sanno intimamente, anche se probabilmente non possono affermarlo intellettualmente agli altri, che i cattivi pensieri creano un cattivo carattere. Fin dalla culla le nostre mamme ci hanno insegnato che i buoni pensieri forgiano un carattere simmetrico, bello e forte, e così pensiamo di noi stessi: non sono più un bambino. Sono un adulto. La morte per me può arrivare domani, Posso incontrarla in un incidente automobilistico, in un incidente ferroviario, in un aereo. Posso incontrarla in qualsiasi modo. Il momento della resa dei conti può arrivare prima che io raggiunga i dieci anni, Il mio cuore si può fermare all'improvviso. Cosa succederà? Non c'è una risposta all'enigma del futuro? E noi teosofi diciamo che non c'è alcun enigma del futuro; è un'idea che viene dall'insegnamento materialistico degli ultimi ottanta o cent'anni in Occidente. Un orientale non si porrebbe mai una simile domanda. Non è logica. Non è sensata quando ve la ponete realmente. Avete quest'insegnamento: come vivete, così create voi stessi. I buoni pensieri creano uomini buoni. I buoni pensieri puri creano una buon condotta pura. I pensieri cattivi, l'odio, creano uomini cattivi, rancorosi e infelici. Potete pensare a qualcosa di più orribile e spaventoso di un uomo bloccato nella sfera della sua coscienza, che ha per compagno solo l'odio del proprio cuore, un odio che cresce a ritmo sostenuto e sviluppa artigli che dilaniano i suoi organi vitali, i suoi figli, la sua discendenza? A volte li chiamiamo gli spasimi del rimorso.

Nessuno di noi ha condotto una vita perfetta, senza macchia, altrimenti saremmo degli dèi; e quindi naturalmente gli uomini si chiedono, perché non conoscono la santa verità: Che cosa sono io? Che cosa sarò dopo la morte? Che cosa succederà? Le Chiese non possono dirmi niente. M'insegnano solamente a sperare e ad affidarmi a un Dio. Ma qualcosa dentro di me dice che il Divino ha messo nel mio cuore una speranza inestinguibile, un'intuizione inestinguibile: che in questo mondo esiste la verità, e che noi uomini possiamo ottenerla; e che Io l'avrò. La vita, senza la verità, è dozzinale e indegna di essere vissuta. È quello che gli uomini sperano, quello che pensano, è quello per cui sono così interessati alla morte. Non vogliono morire. Non hanno imparato ancora abbastanza che questo piano della terra al quale sono così disperatamente attaccati è il piano della sofferenza, del dolore, delle pene, della delusione, dello squallore e della miseria. Si, ed è la nostra Scuola d'Esperienza.

E questo mi porta al mio prossimo punto. La gente parla d'immortalità. Sapete che cosa intendono gli occidentali? Ed è quello che i Maestri avevano in mente nel passo citato, che è il soggetto di studio questa sera. Essi rispondevano a queste domande di Hume e Sinnett, e parlavano loro come voi o io potremmo fare adesso in base ai nostri studi, alle nostre letture e agli insegnamenti ricevuti.

Così, quando questi uomini facevano domande sull'immortalità, i Maestri sapevano perfettamente cosa avessero in mente Hume e Sinnett, perché non avevano il più vago concetto dell'immortalità. Pensavano che significasse continuare per sempre come Hume, e continuare per sempre come Sinnett. E potete immaginare un'immortalità peggiore di quella, un inferno peggiore, che non evolve mai, che non cambia mai, Hume per sempre e Sinnett per sempre, non importa quanto egli abbia imparato, non importa quanto sia cresciuto, sempre Hume e sempre Sinnett? Per noi teosofi quella sarebbe una coscienza nell'inferno. E mostratemi qualcosa nella natura universale che continua immutata per la frazione di un secondo: la pianta che cresce, i cambiamenti di salute, i movimenti dei pianeti, le vibrazioni degli atomi e degli elettroni, e altro, e i cambiamenti durante la crescita, i cambiamenti in ogni cosa, ogni cosa che è cambiata in qualcosa di nuovo e, come vediamo, in qualcosa di meglio da com'era un milione o mille anni fa, un centinaio di anni fa, o un anno, o un minuto o un secondo fa. Sempre un movimento d'evoluzione e di progresso in avanti. E gli studi storici, le ricerche geologiche che i nostri scienziati hanno fatto, mostrano infatti che in ogni verità dev'esserci un avanzamento evolutivo anche se solo di forma, una forma di vita. Ma noi diciamo che non può esserci alcuna evoluzione se non evolvono gli esseri. Altrimenti l'evoluzione è solo una vuota astrazione. L'unica evoluzione che conosciamo è quella degli esseri evolventi, che evolvono, progrediscono, si muovono. Quindi, l'evoluzione è semplicemente un nome che diamo a questi processi di crescita. Non è qualcosa che esiste da qualche parte nell'assoluto o in astratto e che spinge le cose o le colpisce o le muove. Evoluzione significa esseri che crescono.

Ora, dunque, l'Immortalità. Vorreste essere per sempre, per sempre, per sempre, incessantemente per sempre, ciò che siete ora? Gli Dèi mi salvino da un simile inferno! E la risposta dei Maestri fu semplicemente questa. Dissero: Fratello Sinnett, Fratello Hume, noi vi comprendiamo anche se voi non comprendete noi. Sappiamo che state parlando di ciò che pensate sia l'immortalità, in altre parole, del vostro corpo o almeno della vostra anima che non cambia mai, sempre voi. Molto bene, vi daremo una risposta tale che le vostre menti ignoranti, non istruite nella saggezza arcaica possano capire. Si, c'è un'immortalità dell'ego spirituale, che noi chiamiamo immortalità paneonica, un'immortalità che dura, che esiste per tutti gli eoni del mahā-manvantara. E coloro che si sono evoluti o che sono progrediti spiritualmente, che si sono allenati e disciplinati per unirsi allo spirito anche ora, da quest'unione con lo spirito possono proseguire praticamente come sono ora, come grandi Mahātma che godono dell'immortalità paneonica alla fine del manvantara. Ma allora quell'immortalità finisce, fratelli miei. Ed essi dissero: Non vedete, fratelli miei, che un'immortalità che ha una fine non è un'immortalità? Perché è una morte. Non importa quanto duri; se poi finisce, non è veramente immortale.

Ora sappiamo che, sebbene lo Jīvanmukta, un alto adepto, crescendo in saggezza ed esperienza per tutto il tempo, potrebbe durare autocoscientemente come ego fino alla conclusione del manvantara — quando sopraggiunge quella conclusione interviene quello che chiamiamo il prākṛitika-pralaya, in cui l'intero sistema solare scompare; è venuta la sua fine, e muore. I suoi atomi spariscono. Questo avviene perché quello che chiamiamo lo spirito o l'anima del sistema solare va verso cose più alte. Il corpo muore, il corpo del sistema solare muore, lo spirito avanza verso cose più elevate, ripetendo nel sistema solare ciò che fa un uomo quando muore. Noi uomini, figli del sistema solare, moriamo perché è anche il destino del sistema solare quando sopraggiunge il suo momento di morire. La natura ha una sola legge — non una legge soltanto per il sole e un'altra legge per l'uomo, un'altra legge per le bestie o per la pianta. La natura ha una sola legge dappertutto, e quest'unica legge è, per così dire, un corpo di leggi che noi chiamiamo le leggi della natura, per cui, ciò che avviene nel grande è necessariamente copiato nel piccolo, perché il piccolo è una parte del grande; e se il piccolo potesse liberarsi dal dominio del grande, non sarebbe più inferiore al grande, ma più grande del grande, cosa che è assurda. La parte segue il tutto. Vi è chiaro?

Quindi, cos'è l'immortalità? Le sole cose immortali nel senso teosofico del termine sono spirito e materia — per materia intendo mūlaprakṛiti, o la sostanza primordiale, che altro non è che l'ombra dello spirito. E anche qui ci sono delle volte in cui mi chiedo: Si può dire che lo spirito e anche la sostanza divina siano eterni? Nella loro essenza, si, ogni cosa nella sua essenza è eterna, pure su questo piano. Ma ci sono altre volte in cui mi chiedo: Nemmeno Purusha, nemmeno Brahmā, sono non-immortali in senso assoluto? E la mia risposta, i sussurri della mia intuizione alla mia anima mi dicono: Si, anche gli dèi sono immortali ma solo per il loro periodo di vita, come noi uomini lo siamo sul nostro piano. Ed è una vera benedizione. Non abbiamo già parlato insieme dell'inferno che sarebbe se Io fossi sempre Io e non potessi mai cambiare in qualcosa di più grande dell'Io? No, no, non voglio una simile immortalità per me. Voglio avanzare. Voglio cambiare per cose migliori. Voglio che il mio ego diventi più grande, più grandioso, e se cambia anche per una sola frazione della coscienza, in altre parole, se cresce e si sviluppa, non è più lo stesso ego, e quindi non è immortale. Non riuscite a capirlo? Non riuscite a vedere la grande e meravigliosa promessa, la sua bellezza in ogni cosa, e che non siamo immortali, non siamo privi di cambiamenti — non siamo sempre e per sempre "me"?

Le persone vogliono vivere su questo piano ed essere immortali su questo piano. Mi ricorda i sogni febbricitanti dei bambini che sognano di bere finalmente il calice dell'immortalità e vivere in un corpo che non muore mai. Le persone preferiscono così. Vogliono mangiare e bere ed essere felici, si, e di vedere le malattie intorno a loro e di subire terremoti e tempeste elettriche, forse per essere colpite e devastate da un fulmine, o i loro corpi bruciati e resi corrotti e marci da qualche malattia ripugnante. Perché vogliono essere immortali come sono. Una vita squallida! Una tale immortalità non fa per me. Voglio progredire verso cose sempre più grandiose e imponenti. Io sono un figlio del sole, la progenie dello spirito cosmico. Lì è la mia casa. Sono qui su questa terra perché i miei pensieri, le mie azioni e il mio carattere, in altre sfere hanno portato su di me un cattivo karma, e non sono che un uomo. Voglio crescere al di là dell'uomo e diventare un dio, perdere la mia umanità, immergermi nella divinità; e quando diventerò un dio avrò ancora, spero, quest'anelito, questa brama insaziabile per un qualcosa di ancora più nobile e grande della divinità, marciando sempre con più successo verso l'alto, in sfere sempre maggiori, sempre più estese, una coscienza grandiosa, un più profondo apprezzamento della bellezza, della santità, della pace e della giustizia, e dell'amore del bene — deboli termini umani che però rappresentano un vangelo di condotta che ci dà speranza.

Nessuna immortalità per me! Devo avanzare attraverso cambiamenti incessanti da cose minori a cose sempre maggiori. Devo crescere in grandiosità, abbandonare il mio passato ristrettamente basso e uscire nella luce del sole, nell'aria, nella libertà, nella maestosità dell'eterno.

 

I Manvantara, I Kalpa . . .
(Manvantaras, Kalpas, etc.)

RIFERIMENTO alla Lettera XII, pp. 66-7

Riguardo alla questione dei kalpa e dei manvantara e dei periodi di tempo dei Giorni e delle Notti di Brahmā, ecc., tra i nostri teosofi c'è sempre stata molta libertà di pensiero fin dai tempi delle prime discussioni sulla differenza tra kalpa e manvantara; ed è strano che proprio perché conosciamo la chiave maestra dell'analogia, questa chiave maestra è stata in grado di riuscire a produrre tanta libertà di pensiero.

È perfettamente vero che l'espressione brahmāṇḍa, l'Uovo di Brahmā, può quasi significare qualcosa nello spazio, fornendovi il giusto aggettivo qualificativo. Se parlate del Brahmā kalpico, il Brahmā solare, il Brahmā in generale, il Brahmā del Globo — il termine Uovo di Brahmā si potrebbe riferire a una qualsiasi di queste cose. Dovete dare il giusto aggettivo qualificativo, e se non lo fate, vi suggerirei che la regola allora è di riferirlo alla nostra catena planetaria. Questo è un punto da ricordare.

Ora, l'Uovo di Brahmā, la nostra catena planetaria — notate che non sto usando alcun aggettivo qualificativo — vive attraverso molti e vari incorporamenti, per un lunghissimo periodo di tempo che tecnicamente potremmo chiamare il mahā-kalpa, il grande kalpa; e questo grande kalpa è frequentemente chiamato la vita di Brahmā. Ancora, nessun aggettivo qualificativo, quindi il Brahmā a cui ci riferiamo è la nostra catena terrestre. È lungo 311 trilioni, 40 miliardi di anni. Sto usando le cifre Brahmāniche perché sono praticamente identiche alle nostre. Quando Brahmā raggiunge la fine della sua vita, il mahā-kalpa termina, e allora Brahmā entra nel pralaya di Brahmā, qualche volta chiamato prākṛitika-pralaya, perché le prakṛiti da cui è costituito il brahmāṇḍa o Uovo di Brahmā, la nostra Catena, a quel punto si dissolvono completamente.

Comunque, quando noi teosofi parliamo ordinariamente di kalpa, intendiamo un incorporamento di brahmāṇḍa, cioè dell'Uovo di Brahmā, la nostra catena terrestre. È questo il vero significato di kalpa, sette ronde; e quel periodo, come sapete, è di 4.320.000.000 di anni. C'è una notte che lo segue, di uguale durata; proprio dopo il prākṛitika-manvantara, se preferite, o dopo il mahā-kalpa di tutta la vita di Brahmā, c'è il pralaya di Brahmā, o prākṛitika-pralaya.

È un fatto molto interessante di cui ho parlato anni e anni fa durante alcune riunioni private, e da cui ho ricavato il mio libro Fundamentals of Esoteric Philosophy: che la Vita di Brahmā, in altre parole, il mahā-kalpa è completato poco più della metà; e notate che quando non uso un aggettivo qualificativo come solare o galattico, mi riferisco all'incorporamento della nostra catena terrestre. Effettivamente la nostra luna, la catena lunare, era la prima metà della vita di Brahmā, o mahā-kalpa; e negli insegnamenti Brahmānici (e possiamo adottare lo stesso termine d'espressione) era chiamato il padma-kalpa — padma, un aggettivo dal termine sanscrito padma, un loto. L'attuale kalpa, l'attuale incorporamento della nostra catena terrestre, ovviamente incluso il nostro globo, è chiamato il Varāha, dal Sanscrito varāha,, che significa un "cinghiale." Questi sono nomi tecnici usati dagli hindu, e sono molto espressivi. Così, invece d'inventare termini nostri o immettere parole dell'antico Senzar, che nessuno capirebbe né saprebbe come pronunciarle, fu più facile adottare questi termini Brahmānici che gli hindu avevano creato in un sistema di Teosofia occulta.

Ora, quanti anni ci sono nella vita di rahmā? Egli vive cento anni. Ogni anno di Brahmā è composto di 360 giorni. Un tale Giorno di Brahmā è un kalpa. Quindi, è tutto giusto. 360 giorni in un anno determinano 100 anni della sua vita, cioè 36.000 giorni; in altre parole, nella vita di Brahmā ci saranno 36.000 incorporamenti di brahmāṇḍa, della nostra catena terrestre. Dovrebbe essere chiaro. 18.000 di questi giorni, cioè la metà della vita di Brahmā, come abbiamo già affermato, sono stati completati. L'ultimo incorporamento di quella prima metà fu la nostra luna — parlo ovviamente della nostra catena lunare. I suoi principi sono ora la nostra terra. L'attuale varāha-kalpa, l'attuale incorporamento di brahmāṇḍa, è il kalpa 18.001, o Giorno di Brahmā, cioè l'incorporamento della nostra catena terrestre.

Sappiamo quindi che cos'è la Vita di Brahmā e quanto dura; sappiamo dove siamo nella storia cosmica. Intendo nella storia della nostra catena terrestre dall'inizio del mahā-kalpa. Siamo poco più a metà strada del nostro attuale incorporamento. Stiamo appena cominciando l'arco ascendente, ritornando a Brahmā. Così il punto in cui ci troviamo ora nel mahā-kalpa rappresenterebbe la fine della Quarta Razza in questa Ronda, all'incirca poco più della metà della Quarta Ronda. Vedete come siamo spiritualmente in basso.

Veniamo ora alle cifre. Ho parlato di tutte queste cose di volta in volta, ma pensavo che avrei cercato di collegarle il prima possibile in un insieme consistente. Che cos'è un manvantara? Come sapete, un manvantara è il periodo di tempo tra un manu e il prossimo manu successivo. Manu-antara, tra i manu, un'espressione particolare, ma questo è il significato. Ora, un kalpa, come abbiamo detto, è un Giorno di Brahmā, sette ronde della nostra catena terrestre, e in un kalpa regnano quattordici manu. Troverete tutto quest'insegnamento, o parte di esso, nella maggior parte degli scritti di H.P.B., e anche nei miei libri. Un kalpa dura 4.320.000.000 di anni: un incorporamento della nostra catena terrestre, come quella attuale, l'incorporamento del Varāha-kalpa della nostra catena terrestre. Quattordici manu vengono durante quel periodo di 4.320.000.000 anni. Quindi, quanto dura un manvantara? Sappiamo che c'è un manu radice all'inizio di una ronda, e un manu seme alla fine di una ronda. In una ronda, dunque, ci sono due manu. Il manu seme alla fine della ronda è chiamato semplicemente il manu seme perché la sua ronda termina lì e lui è il seme per la prossima ronda imminente. Ma non significa che comincia ad esistere quando la ronda è terminata. Quindi, in ogni ronda ci sono due manvantara, uno che comincia quando il manu seme ha cominciato il suo manvantara di almeno 308 milioni e alcune migliaia di anni all'incirca, 448.000. Quando quel manvantara o periodo di tempo è finito, subito inizia il regno del prossimo manu successivo che H.P.B. nella sua Dottrina Segreta chiama il manu seme. Quando egli termina il suo ciclo alla conclusione della ronda, allora ogni cosa è concentrata come il frutto di un albero, il frutto che l'albero produce dopo la fioritura è concentrato nel frutto; il seme rimane lì fino all'inizio della prossima stagione di semina, l'inizio della prossima ronda evolutiva. Quindi, il manu seme comincia effettivamente quando termina il regno del manu radice. Di conseguenza, quanto dura una ronda? Qualcosa come 616 milioni di anni all'incirca. Moltiplicate questa cifra per sette, e avrete quasi esattamente 4.320.000.000 di anni. La piccola differenza di cifre è dovuta semplicemente perché non avete incluso i sandhi, i sandhya, i crepuscoli e le albe.

Ve lo dimostro con un esempio. H.P.B. ci ha detto che il nostro manu era Vaivasvata manu, il manu radice della Quarta Ronda. Era il settimo manu e tuttavia è solo la Quarta Ronda. Come posso spiegarvelo? Così: Prima Ronda, il manu radice, Prima Ronda il manu seme: 2 manu. Seconda Ronda, il manu radice, il manu seme: 4 manu. La stessa cosa per la Terza Ronda, due in più fanno sei. Abbiamo cominciato la Quarta Ronda: il settimo manu, il settimo manvantara. Attualmente Vaivasvata manu è finito. Ma poiché questo è solo un piccolo punto dell'insegnamento molto privato, H.P.B. dice semplicemente che il nostro Progenitore era Vaivasvata, il settimo Manu. Siamo ora agli inizi del prossimo manvantara che ci porterà ai semi per la ronda futura, la Quinta Ronda, e che il nome del manu seme è Savarna, dal Sanscrito. Così noi siamo praticamente all'inizio di savarna, all'inizio dell'ottavo manu.

Ricorderete, nel discutere sui periodi geologici nella Dottrina Segreta, che fin da quando ebbe inizio il tempo evolutivo in questa ronda — o sedimentazione, come H.P.B. disse, perché lei stava scrivendo sulla geologia — erano circa 320.000.000 di anni. Ora, poiché una ronda è di 308.000.000 di anni, che dire della differenza tra 308 e 320? Vi sono all'incirca 12 o più milioni di anni da passare. Pensate a queste cose, sono tutte le chiavi. Quand'è che l'uomo, in questa ronda, cominciò a essere un uomo? Al punto mediano della Terza Razza, 18 milioni di anni fa. E se contate queste ronde vedrete che quando le 7 ronde sono finite, 14 manu avranno regnato durante quel periodo, perché in ogni ronda vi sono due manu.

Chi sono i manu? Un manu è l'umanità collettiva del proprio ciclo evolutivo di vita. Ma quell'umanità collettiva è capeggiata da un individuo preminente che dà il via alla musica. Una banda ha sempre un maestro di banda. Egli è uno della banda e al tempo stesso è il capo che dà il via alla musica. Così manu è contemporaneamente un individuo e un'umanità collettiva del suo manvantara. Di certo questo vi è chiaro; proprio come il logos cosmico è il centro convergente emanativo in cui tutto è incluso, così è per il manu.

Quando le stagioni cambiano, vedete gli uccelli che migrano. Si radunano insieme, di solito su qualche lago, qualche posto di montagna o qualche campo; e quando sono lì a centinaia di migliaia, si alzano tutti in volo e girano intorno come a trovare la loro direzione, alla fine sia come un solo gruppo esteso, sia come distaccamenti, fanno le loro formazioni e vanno direttamente verso la propria meta; e ritornano nello stesso modo quando arriva la loro stagione, la loro estate, a seconda del caso.

Ora le monadi, quando migrano di globo in globo, si raggruppano proprio come se fossero uccelli migratori, per cui non solo possiamo parlare di una classe di monadi o di un gruppo di monadi come il manu di quella classe monadica, ma oltre a quel gruppo che possiede l'individualità come gruppo, vi è anche un capo di quel gruppo, che gli altri uccelli sembrano seguire istintivamente, e questo è il manu.

 

La Natura del Principio Buddhico
(The Nature of the Buddhic Principle)

". . . Quando ci siamo separati dagli influssi comuni della Società, niente ci attira a qualcosa di estraneo se non la sua spiritualità in evoluzione. Egli potrebbe avere la conoscenza di un Bacone o di un Aristotele, ma la sua corrente non avrebbe per noi neppure il peso di una piuma, se il suo potere si limitasse al Manas. L'energia suprema risiede in Buddhi; latente — quando è unito solo all'Ātman, attivo e irresistibile quando è galvanizzato dall'essenza di 'Manas' e quando nessuna delle sue scorie si mescola all'essenza pura opprimendola con la sua natura finita. Manas, puro e semplice, è di grado inferiore ed è terrestre; e così i vostri uomini più illustri non contano nulla nell'arena in cui la grandezza è misurata dal livello dello sviluppo spirituale." — Lettera LIX, p. 341

I passaggi di queste mirabili comunicazioni da parte dei nostri amati Insegnanti sono così pieni non solo di verità ma di bellezza, che la nostra mente è presa dall'incantesimo dei pensieri che nascono leggendo queste comunicazioni, o ascoltandoli sintetizzati. È sorprendente — ed è tale soltanto per noi, gente inferiore — percepire come la maestosità della verità e la grandezza dell'anima che accompagna questa maestosità ci influenzi così fortemente da emozionare in profondità il cuore del nostro essere. Ed io per primo non conosco alcuna esperienza più esaltante, alcuna esperienza più penetrante di questa. Come risultano vane le cose del mondo quando discerniamo la gloria della Realtà. M'avventuro a dire che tutti gli uomini e donne viventi, non importa quanto semplice possa essere la loro mentalità, sono sensibili, disponibili e ricettivi a tali sentimenti — osiamo chiamarli così? — in ogni caso, all'effetto di aver ricevuto il contatto della bellezza superna. È un'esperienza che di per sé vale la pena di vivere, un'ordinaria raccolta delle impressioni della vita. Penso che quest'effetto spirituale e intellettuale di ricevere tali insegnamenti nel nostro intimo debba veramente influenzare potentemente non solo i nostri caratteri ma il nostro destino futuro. Sono sicuro, per le mie osservazioni personali e da ciò che sento dentro di me, che tutte le vite future di un uomo possano essere cambiate, se il cambiamento avviene qui e ora dentro di lui.

Vediamo il potere impellente della bellezza nata dentro di noi quando studiamo le comunicazioni di questi grandi Insegnanti, perché la Verità è davvero così irresistibile quando è esposta direttamente dalle Menti dei Maestri; ed è così impellente non perché è asservita così, ma perché ci dà la libertà, la libertà della fratellanza, la libertà del sodalizio, il sodalizio nel comprendere, il sodalizio con i sentimenti dei nostri simili.

È stato affermato che buddhi è negativo se non ha il manas, la mente attraverso cui lavorare, e naturalmente questo è vero. Ma non dovete immaginare, nemmeno per un momento, che il buddhi sia negativo sul proprio piano, è proprio il contrario. È attivo sul suo piano, come la verità suprema in noi, l'Ātman, è sempre attiva sul suo piano. Il significato è che buddhi, senza il principio trasmittente che lo abbassa fino a noi, cioè la mente e gli elementi fisici dentro di noi, è negativo su questo nostro piano umano d'esperienza e azione. Allora, se la mente è limpida come un lago di montagna, chiara come il cristallo, da poter trasmettere solo ciò che è divino, allora abbiamo veramente un uomo che, per il tempo che dura, è simile a un dio, perché egli parla con forza, con la voce dell'autorità; e nessuno che ascolta può dire No dentro di lui, nel suo cuore. Le nostre menti sono prigioniere, potentemente persuasive. E perché? Perché il buddhi nell'Insegnante parla al buddhi che è in noi. La voce, per così dire, chiama la voce. I pensieri evocano pensieri corrispondenti. La verità risveglia, con l'impatto sulle nostre menti, la scintilla della verità in noi; e ci costringe, ci costringe perché la nostra parte migliore è risvegliata, e da quel momento sappiamo che è libertà, che è verità, che è realtà; e nessun uomo vuole qualcos'altro se non la libertà, la verità, l'amore, la realtà. Ecco perché la verità è così compatibile. Ecco perché la sua autorità sui nostri cuori e sulle nostre menti è suprema, perché si risveglia in noi. Strano paradosso e tuttavia così semplice.

Che cos'è questo principio buddhico? È difficile nelle nostre lingue europee dare una traduzione appropriata a questo termine sanscrito quasi mistico. È il discernimento. È l'intuizione, è l'organo della conoscenza diretta, è il rivestimento della scintilla divina dentro di noi, che istantaneamente non solo riconosce la verità ma la comunica, se le barriere non sono troppo fitte e pesanti tra questo principio buddhico e le nostre menti ricettive. Si, la ricettività, questo è il punto. Le nostre menti possono ricevere? In caso contrario, è colpa nostra perché ci siamo così fortemente avvolti nei veli dell'individualità inferiore, che la luce dall'alto, o dalla mente del Maestro, non può raggiungere la nostra mente superiore e discendere nel cervello fisico e nel cuore fisico dove la verità dimora per tutti. La realtà mistica è che, sebbene non la conosciamo, la verità è già dentro di noi, qui nel cuore, e qui nella mente; e noi siamo come quelli di cui parla l'Avatara Gesù nella Bibbia Cristiana: Hanno orecchie per udire e non odono, hanno occhi e non vedono, hanno menti che comprendono e non percepiscono.

Voglio puntualizzare ancora un pensiero, che il Cristo interno agisce nel suo veicolo, e questo veicolo è il principio buddhico, ed è proprio facile stabilire una relazione simpatetica, associata al buddhi, come esso lo è al kāma-manas dentro di noi. In altre parole, è facile anelare all'ispirazione del superiore in noi, come lo è cercare il calore e le febbri della parte inferiore del nostro essere.

Ora, nelle antiche religioni e filosofie il Dio interiore è sempre stato chiamato una Divinità o Dio — maschile, mentre il Consorte, il Buddhi dell'Ātman, è stato sempre definito come femminile. Il poeta tedesco Goethe intendeva più di una semplice poesia quando pronunciò quella rimarchevole frase eloquente: Das Ewig-Weiblicke ziekt uns kinan. L'eterno femminino ci dà sempre la nascita interiore che protende in avanti. Non intende la donna, intende quella parte delle nostre nature verso le quali e nelle quali il dio interiore agisce. Il nostro Buddhi individuale è quello che ci dà l'intuito e la sensitività, la delicatezza e la capacità percettiva di rispondere immediatamente alla sofferenza e al dolore degli altri. È il dio interiore che agisce così, ma è quello che nel linguaggio comune definiamo il nostro lato femminile che lo riceve, la nostra parte sensitivizzata, e porta il pensiero nel luogo dove dimora l'Ātman. Non ha niente a che fare con la donna fisica o con l'uomo fisico. Qui c'è un grande e meraviglioso mistero, e posso aggiungere, a chiusura, che è ad una fase più piccola e minore di questo mistero, cui allude H.P.B. nella Chiave della Teosofia, dove definisce il buddhi la radice e la chiave stessa dell'individualità. Lì è la remota sorgente per cui su questo basso piano fisico dei nostri periodi di vita alcuni sono passati come uomini e altri come donne. Da ciascuno dei due impariamo, se abbiamo il buonsenso. M'indispettisco sempre quando sento la gente che si chiede, come a volte mi succede, se sia più grande l'uomo o la donna. Chi è veramente più grande? È un'estrema sciocchezza. Dove sareste voi senza le vostre madri? Il sesso, naturalmente, non è che una fase passeggera. 18 o 19 milioni di anni fa non esisteva, e tra 8 milioni di anni a partire da oggi svanirà di nuovo. Il suo posto sarà preso da kriyāśakti. Ma attualmente gli uomini più completi sono gli uomini che hanno una salutare piccola quantità di femminilità; e le donne più perfette sono quelle che hanno un tocco di mascolinità. L'uomo più coraggioso è sempre l'uomo che sente più tenerezza verso il debole e l'indifeso. Se un uomo non ha un tocco interiore d'istinto materno, attenzione, voi non potete fidarvi di lui! Se una donna non ha un tocco d'istinto paterno in lei, a mio giudizio è incompleta.

 


[1] Le sfere intermedie, dove si dice che le Monadi che non hanno raggiunto il Nirvāṇa dormano tranquillamente in una inattività inconscia tra i Manvantara.

[2] La mente vaga così stranamente tra i capricci dell'immaginazione, che sento il bisogno di aggiungere questa nota affinché le parole del testo non vengano fraintese da persone sconsiderate o disattente, come un tipo di approvazione nella nostra vita umana del dispendio delle forze vitali umane attraverso l'immoralità o in qualche altro modo.

Questo fraintendimento di ciò che intendo dire è così completamente mostruoso, così completamente contrario a ogni insegnamento della Teosofia e dell'Occultismo, che in non poche occasioni mi sono chiesto fino a che punto io possa parlare anche di semplici fatti occulti, quando, come l'esperienza mi ha dimostrato, uno o due o più ascoltatori potrebbero afferrare in maniera sbagliata il senso o il significato di ciò che cerco di dire.

Affermo qui, senza riserva, che ogni dispendio dei poteri vitali del corpo umano o della mente nell'immoralità di qualsiasi tipo, affretta immediatamente le malattie e la vecchiaia, perché logora il corpo e perché è contro natura. Questo dispendio della vitalità sarebbe uno spreco volontario delle forze di vita, aiutando così  il lavoro dei Distruttori. Non solo questo dispendio provoca le malattie e la senilità precoce, ma anche peggio di questo sarebbe il suo effetto sul vigore morale e l'istinto etico della mente umana, e potrebbe, in un caso estremo, causare una degenerazione morale e intellettuale.

Lasciatemi dire che l'auto-controllo, una rigorosa condotta morale e l'oblio di se stessi, sono il sentiero dell'Occultismo teosofico, ed è un'affermazione senza riserve di alcun tipo. Qualsiasi cattivo uso, in qualsiasi maniera, del potere vitale, anche come mangiare troppo, o essere ghiotti, o ubriacarsi, o qualsiasi cosa del genere che provoca nel corpo uno sforzo supplementare o un esaurimento, è uno spreco del potere vitale, e quindi tende a portare, come conseguenza, malattie, una vecchiaia precoce e, come ho detto prima, anche cose peggiori.

[3] Le Lettere dei Mahatma, p. 71.

[4] Op. cit., pp. 148, 176.


Contenuti

Studi I e II